La Dea Fortuna, la lezione d'amore di Ferzan Ozpetek

Una coppia gay in crisi e due bambini di cui occuparsi all'improvviso. Il regista attinge al vissuto: "Mia cognata mi fece questa richiesta quando mio fratello era malato, provocandomi angosce e dubbi sulle mie capacità". E sfiora, in maniera dissimulata e premurosa, il tema delle famiglie arcobaleno. Nel cast Stefano Accorsi, Edoardo Leo, Jasmine Trinca

Il poster de 'La Dea Fortuna', il nuovo film di Ferzan Ozpetek dal 19 dicembre al cinema

Quando, nel 2001, Ferzan Ozpetek lanciò Le Fate Ignoranti, "ci dicevano che avrebbe interessato pochi gay e basta", ha raccontato il regista. Oggi invece alla presentazione de La Dea Fortuna - in uscita giovedì 19 dicembre con Stefano Accorsi, Edoardo Leo e Jasmine Trinca - la conferenza stampa era in overbooking, per usare le parole degli organizzatori. E nessuno dei presenti ha subìto il riverbero di indurre il regista al dibattito sulle famiglie arcobaleno, tema sfiorato in maniera dissimulata dal film. Perché qui l'amore è celebrato proprio nella sua massima espressione di libero arbitrio, senza pontificare né imporre, limitandosi a costringere alla riflessione. Ed è sì quello di Alessandro ed Arturo, straziati da una crisi di coppia. Ma soprattutto quello anticonformista, fisico ed incontaminato dagli stereotipi di Annamaria, che 'va dove la porta il cuore' e, quando scopre di essere malata, decide di affidare i suoi figli ai due amici gay, anziché alla madre.

Arturo e Alessandro in crisi, ma arrivano due bimbi di cui occuparsi 

La trama segue la relazione affaticata di Arturo ed Alessandro, che dopo tanti anni insieme vedono la passione trasformarsi in affetto (e in tradimenti) e il dialogo nei silenzi nevrotici dei non-detti. Un ciclo naturale imprescindibile dei rapporti. A travolgerli come uno tsunami arrivano appunto i due bambini, Martina ed Alessandro, sferzata improvvisa al loro quotidiano. Dei due uomini, i piccoli diventano coscienza. Tanto da spingerli ad abbassare lo sguardo ad altezza bambino per alzare il livello delle priorità e ri-scoprirsi di nuovo in inedite veste paterne. Ma basterà alla riconciliazione? Oltre al caso o alla Fortuna, è fondamentale il modo in cui ognuno reagisce alla sorte. 

Una coppia gay in chiave reale, senza concessioni alla retorica 

Nella Dea Fortuna ritroviamo tutti gli stilemi che hanno reso il lavoro di Ozpetek cinema d'autore, tra dramma e commedia, tra il realismo della geografia sentimentale e reminescenze di Almodovar. Ecco allora tornare le polpette in primo piano, la convivialità delle tavolate come emblema del racconto corale, la cromia vivace del connubio tra Italia e Turchia di cui è ambasciatore il regista, i capelli blu dell'attrice e caratterista Serra Ylmaz, il chiaroscuro della spiritualità di 'Napoli Velata', l'umorismo sempre in bilico tra realismo e cinismo. Oltre, ovviamente, ad un altro tipo di amore, quello 'comunitario' dei quartieri che Ozpetek "assedia durante le sue riprese", per dirla come Accorsi, dove la "profuga turca" e l'africana riscoprono la fratellanza dialogando da un balcone all'altro. Ma di diverso, quasi vent'anni dopo le Fate Ignoranti, c'è proprio la mancata esigenza di dover sottolineare l'orientamento sessuale dei protagonisti. 

La pellicola è narrazione a pieni polmoni di un amore finalmente libero dall'apnea delle classificazioni. Non più un ritratto con l'acceleratore premuto sul fattore LGBT, ma la parabola di una relazione qualunque, senza concessioni alla retorica. "E' la prima volta che vado al cinema e la tematica non è 'siamo gay, non siamo gay', bensì è 'siamo felici o non siamo felici'. Questo è un film politico, nel senso più alto del termine. E' un atto di civiltà", dice Barbara Alberti, al suo debutto come attrice, che qui interpreta l'arcigna Elena Muscarà, madre di Annamaria e unico baluardo di antichi pregiudizi. "Ho apprezzato la mancanza di riferimenti al mio essere donna transgender", fa eco Cristina Bugatty, nei panni della figlia di Serra. 

Barbara Alberti attrice per Ozpetek: “Un film che è atto di civiltà. Mi piacciono i ragazzi di oggi perché parlano di 'fluid'” (INTERVISTA)

Ozpetek: "Mia cognata mi chiese di occuparmi dei figli quando mio fratello era malato, provocandomi angosce e dubbi sulle mie capacità"

Alla base del film c'è il vissuto di Ozpetek. "Un anno fa mio fratello Asaf era gravemente malato - ha spiegato - Sua moglie mi chiese, nel caso in cui fosse successo qualcosa anche a lei, di occuparmi due suoi due figli insieme al mio compagno (Simone Pontesilli, a cui è legato da 18 anni, ndr). Questa richiesta mi ha spalancato un mondo di angosce, paure e dubbi sulle mie capacità". Negli anni, il desiderio di paternità non ha raggiunto Ozpetek: "Non me la sento di avere un bambino con Simone - ha confessato di recente in un'intervista - perché penso che un figlio debba avere la figura femminile vicino in qualche modo. Ma penso che la legge debba comunque permettere ad ognuno la libertà di scegliere come comportarsi in questo senso". Dunque "Il film non nasce dal desiderio di intervenire nel dibattito attorno alle famiglie arcobaleno - come precisato nelle note di regia - Ho troppo rispetto per ogni tipo di famiglia per strumentalizzarle ai fini del mio racconto. E' certo però che alla fine i miei personaggi scoprono che essere genitori non è una questione di genetica, ma di cuore, di cervello e moralità. Si è genitori dalla cintola in su, non dalla cintola in giù". 

"Il film non nasce dal desiderio di intervenire nel dibattito attorno alle famiglie arcobaleno. Ma i miei personaggi scoprono che essere genitori non è una questione di genetica, ma di cuore, di cervello e moralità. Si è genitori dalla cintola in su, non dalla cintola in giù". 

Nel cast ogni volto al posto giusto

Nel cast ogni volto - ed ogni talento - è al proprio posto. Oltre alle colonne Leo, Accorsi e Trinca, c'è la concretezza verace dell'infermiera Barbara Chichiarelli, diventata nota al grande pubblico Come Livia Adami in Suburra, che meriterebbe senz'altro più spazio sugli schermi. E troviamo di nuovo Filippo Nigro, vecchia conoscenza e assoluta certezza della filmografia di Ozpetek sin dalle Fate Ignoranti. A meritare una menzione sono i due bambini: la bravissima Sara Ciocca, ("capace di anticipare consigli che io stesso avrei dovuto darle", confessa il regista); e l'esordiente Edoardo Brandi, alla cui incredibile tenerezza è affidato il racconto della leggenda della Dea Fortuna: "La Dea ha un segreto, un trucco magico. Come fai a tenere per sempre con te una persona a cui vuoi bene? Devi guardarlo fisso, rubi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore". 

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