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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cinema

Monica: il ritratto intimo e delicato di un rapporto curato dal potere lenitivo del tempo

Dopo il debutto al Festival di Venezia 79 e il Premio Miglior film Annecy cinéma italien 2022 la pellicola arriva nelle sale italiane dal 1 dicembre

I rapporti umani sono uno dei punti di forza degli esseri viventi nella società e rappresentano una forma di aggregazione, ciò che fornisce confronto ma anche conforto e che permette di non rimanere soli. Al centro di “Monica” ci sono entrambe questi elementi: la solitudine e i rapporti umani, quei rapporti che si cerca di ricucire e di sanare con il tempo. Andrea Pallaoro è sia regista che sceneggiatore, affiancato da Orlando Tirado, e realizza con questo film la sua prima trilogia - iniziata con “Medeas” - di opere intime e profonde che scandagliano la complessità delle relazioni umane. “Hannah", con Charlotte Rampling ha approfondito il tema dell’abbandono e dell’isolamento dal quale sembra impossibile rialzarsi, “Monica” sembra trovare questa forza interiore e fare un passo in più. Mostra le difficoltà dell’isolamento e del rifiuto, la forza di andare avanti e costruirsi una propria dimensione ma anche la capacità e la forza di affrontare il passato.

Il regista ammette di aver preso spunto da persone ed eventi della sua vita, anche se non in modo diretto e soprattutto ispirato dalle figure di una sua amica - la prima che ha incontrato a Los Angeles poco dopo il suo arrivo - e di sua madre. Il film, come già accennato, è stato presentato alla Festa del Cinema di Venezia lo scorso settembre e ha incantato il pubblico e la critica per la sua dimensione narrativa intima e delicata, in cui a volte lo spettatore può sentirsi di troppo. Il tutto grazie alla regia di Pallaoro e la bravura delle sue interpreti, Trace Lysett nei panni della protagonista affiancata da Patricia Clarkson e Emily Browning.

Monica - Il ritorno dal passato

Monica vive a Los Angeles con il compagno con cui però si trova in un momento di pausa. La sua vita è tranquilla ma solitaria, la pausa nella sua relazione però la fa soffrire e si trova da sola a dover gestire l’assenza. Un giorno torna nella sua vita, come un fulmine a ciel sereno, la sua famiglia con la quale aveva da tempo perso i rapporti. Riceve una telefonata che la lascia scossa e dopo qualche giorno decide di partire. Solo a destinazione scopriamo che è tornata nella sua casa d’infanzia, dal fratello e dalla moglie che si prendono cura della madre di Monica, Eugenia. La donna sta male e il fratello le chiede aiuto per starle accanto. Il rapporto tra le due però è complicato e lo è da sempre. Dopo i primi incontri Monica si rende conto di non poter gestire la situazione. Il passato, che si scopre lentamente, è troppo pesante per lei e decide di allontanarsi e tornare a casa. L’amore per la sua famiglia però e per quella madre con cui ha da sempre avuto un rapporto complicato la spingono a tornare e semplicemente essere presente. Non si sveliamo se riuscirà a ricostruire il rapporto o meno, ma vi lasciamo il trailer del film - distribuito da I Wonder - qui sotto.

L’intimità di un racconto - Monica

Uno dei tratti che si evince di più nella pellicola è una dimensione molto intima del racconto. I personaggi sono ridotti e spesso hanno poco spazio nella narrazione che si concentra interamente sulla protagonista. È lei l’oggetto del film insieme alla sua storia che si scopre minuto dopo minuto e che non è mai definita chiaramente. A metà pellicola si comprendono alcune cose che prima erano rimaste in sospeso, una scelta del regista che ha dichiarato di non voler costruire una storia stratificata e complessa, ma un racconto che fosse il più semplice possibile e allo stesso tempo più aperto in modo da permettere allo spettatore di interpretarlo. Monica ha quindi una sua struttura, ma il significato e i suoi messaggi cambiano in base a chi guarda: l’arte che si fa specchio della vita. La storia è semplice ma riesce a colpire chi guarda che non può non empatizzare, non può non percepire il dolore e la delusione per il passato di Monica, il suo sentirsi fuori posto a volte e la fatica di riadattarsi. Parla del rapporto difficile tra genitori e figli e delle incomprensioni che creano fratture insanabili, o così si crede, il tempo e l’amore poi fanno il loro corso e con il coraggio di affrontare il proprio passato e guardare al futuro permettono di andare avanti.

Trace Lysett è eccezionale con la sua espressività e con il suo corpo nel far arrivare tutte le sensazioni di Monica. Le scene con Patricia Clarkson poi emanano una dolcezza e una delicatezza quasi commovente. Questa dimensione intima arriva non solo nei dialoghi, che in realtà non sono molti, ma soprattutto nella scelta tecnica. Quasi sempre l’inquadratura è fissa con la dimensione 1.2:1, molto stretta che rafforza quel senso di privato e di intimità delle relazioni umane. La regia regala molti primi piani e primissimi piani che si concentrano sugli occhi, sulle labbra e su parti del corpo esaltandone l’importanza. Monica è quindi un film che invita a riflettere sui dolori del passato, a fare i conti con essi, correndo il rischio di soffrire ma al contempo di trovare una cura a quel dolore e la consapevolezza di esserne usciti più forti di prima. Una visione intima, privata e delicata, assolutamente da non perdere.

Il trailer

Voto: 8,5

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