Mulan torna al cinema e scoppia la polemica

Dichiarazioni che lasciano il pubblico sgomento, prezzi alle stelle per lo streaming, la nuova produzione Disney è boicottata in tutto il mondo

Mulan

L’uscita su piattaforma streaming del remake con attori in carne e ossa dello splendido cartone Disney Mulan (1998) non sta avendo vita facile, a partire dall’uscita più volte rinviata a causa dell’epidemia di Coronavirus, fino a un turbine di polemiche che hanno investito la produzione e il cast da diversi punti di vista, fino ad arrivare a una campagna di boicottaggio internazionale.  

La polemica non riguarda nello specifico la critica del film, sebbene pecchi della mancanza del draghetto protettore Mushu, ma una serie di questioni politiche e sociali che girano attorno alla realizzazione della pellicola.

Una distribuzione ibrida che lascia scontenti tutti

Il film, che sarebbe dovuto uscire nelle sale nel mese di marzo, è stato spostato prima a luglio e poi a settembre, ma data l’incertezza della situazione in tutto il mondo è stato rilasciato il 4 settembre in streaming sul canale Disney+ con un costo aggiuntivo rispetto al solito abbonamento. Questo costo ha lasciato sbalorditi gli spettatori di tutto il mondo: si parla di una cifra che si aggira intorno ai 29 dollari (in Italia costerà 21.99 euro), ovvero ben dieci in più rispetto al film più costoso dell’on demand per ragazzi di tutti i tempi che fu Trolls World Tour (seguito del fortunato Trolls). Lo streaming durerà per un certo periodo, e poi il film sarà distribuito nei cinema. Per i paesi non raggiunti da Disney+ il film sarà direttamente distribuito in sala.

Le dichiarazioni della protagonista e il boicottaggio internazionale

Appena pochi giorni prima dell’uscita del film in streaming la protagonista Liu Yifei, attrice di origini cinesi naturalizzata negli Usa che veste i panni dell’eroina Mulan, ha rilasciato pesanti dichiarazioni circa la difficile situazione di Hong Kong. Come tutti sapranno la città da tempo vive momenti di grave crisi: il popolo è più volte sceso in piazza per rivendicare diritti e democrazia contro il governo cinese e gran parte delle manifestazioni pacifiche sono state represse violentemente dalla polizia cinese. Liu Yifei ha espresso pubblicamente sui social network il suo appoggio alla polizia cinese e ai suoi metodi. Joshua Wong, leader del movimento democratico di Hong Kong, ha subito risposto a queste dichiarazioni invitando tutti quelli che credono nei valori della democrazia e che sostengono le lotte per il riconoscimento dei diritti umani a boicottare il film. #boycottmulan, sostenuto dai militanti di Hong Kong, Taiwan e  Thailandia che hanno stretto l’Alleanza del tè al latte (bevanda amata nelle ex colonie britanniche), ha fatto il giro del mondo e sta creando non pochi problemi alla produzione.

La polemica si allarga da Hong Kong a tutta la Cina

La situazione è peggiorata e ha scatenato ulteriori polemiche quando si sono letti nei titoli di coda del film i ringraziamenti al governo della regione dello Xinjiang nel nord ovest della Cina, dove si sono svolte parte delle riprese. Questa regione è purtroppo nota al mondo per una vera e propria persecuzione di una minoranza etnica: il popolo degli Uiguri di fede musulmana che ha subito una feroce repressione. Pare che nella regione siano stati istituiti campi di internamento e rieducazione, lavori forzati e sterilizzazione coatte a danno degli Uiguri. Non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte del governo dello Xinjian  e il mercato della Cina è talmente vasto ed allettante per le grandi case di produzione americane da non volerselo inimicare per nessuna ragione. Da qui la polemica secondo la quale il ringraziamento a determinati governi è un modo per appoggiare un certo tipo di politica violenta e repressiva.

Nel nuovo Mulan eliminati femminismo e sottotrama LGBT

La bufera sul film Mulan non finisce qui, a quanto pare il messaggio femminista che in parte aveva la versione animata del 1998, in questa si perde totalmente in favore di un’eroina dalle doti eccezionali, nella quale nessuna ragazza può immedesimarsi. Diversamente la Mulan a cartoni animati è una ragazza comune che si finge uomo per andare in guerra al posto del padre anziano, e che se la cava un po’ per fortuna e un po’ grazie alla sua intelligenza. Anche l'attrazione di Li Shang verso Mulan, quando ancora lui ancora la crede un uomo, riconosciuta come sottotrama LGBT, si perde totalmente. Dunque la pellicola è stata tacciata da alcuni di “pinkwashing” (il termine è stato coniato negli anni ’90 per definire i grandi marchi americani che dichiaravano il proprio impegno nella lotta contro il cancro al seno solo per scopi commerciali e di facciata), ovvero di riconoscere e portare avanti in maniera superficiale e per fini di marketing, determinati valori, contestandoli invece in vario modo per tutta la durata del film e ignorandone altri totalmente.

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Una pellicola che sicuramente non lascia indifferenti, che prima o poi arriverà nelle sale, ma che per ora è a disposizione solo chi è disposto a spendere una bella cifra per vederla, sempre che non vorrà unirsi a chi boicotta il film.

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