Venerdì, 22 Ottobre 2021
Federico Boni

Opinioni

Federico Boni

Giornalista Today

No Time to Die, recensione: il lungo addio di Daniel Craig a James Bond

15 anni dopo il folgorante Casino Royale, Daniel Craig chiude la sua straordinaria parabola bondiana con l'ultimo 007 della propria carriera, No Time to Die, dal 30 settembre finalmente in sala dopo infiniti rinvii causati dal Covid-19. Un 5° e ultimo lungo capitolo per dire addio ad un personaggio leggendario che Craig ha vestito splendidamente, mettendo a tacere i tanti che nel 2005 dichiararono guerra alla MGM per il suo ingaggio, che ai puristi della celebre spia ideata da Ian Fleming proprio non andava giù. In pochi anni l'attore britannico è diventato Bond, James Bond, ridando lustro ad una saga infinita che aveva perso credibilità e mordente con i titoli interpretati da Pierce Brosnan. Con No Time to Die di Cary Fukunaga, regista di True Detective che ha sostituito Danny Boyle, in fuga dal set a 4 mesi appena dal via alle riprese per 'divergenze creative', 007 si sdoppia per la prima volta, con una spia donna e afroamericana che ha fatto suo il posto di James, scomparso da 5 anni e irrintracciabile persino per il MI5 britannico.

Ma Bond è vivo e vegeto, godendosi una vita tranquilla in Giamaica dopo essersi ritirato dal servizio attivo. Il suo quieto vivere viene però bruscamente interrotto quando Felix Leiter, un vecchio amico ed agente della CIA, ricompare chiedendogli aiuto. La missione per liberare uno scienziato dai suoi sequestratori si rivela essere più insidiosa del previsto, portando Bond sulle tracce di un misterioso villain armato di una nuova e pericolosa tecnologia.

La trama

Trama quantomai attuale quella sceneggiata da Cary Fukunaga, Neal Purvis e Robert Wade e Phoebe Waller-Bridge, chiamata ad impreziosirla sul fronte 'comedy' con una spruzzata di 'sense of humor' firmata Fleabag, perché l'arma ideata per mettere il mondo in ginocchio è batteriologica, pandemica. Pronti, via e Fukunaga pennella una romantica location da sogno per Daniel Craig e Léa Seydoux, già splendida Madeleine Swann in Spectre di Sam Mendes, nel 2015, e qui ancora una volta al fianco del nostro protagonista. A Matera, tra i "sassi" più celebri del mondo, il loro viaggio d'amore si trasforma in incubo, perché sulle tracce di entrambi piombano agenti armati fino ai denti. A bordo di moto da cross e Aston Martin, Fukunaga e Craig danno vita ad un primo spettacolare inseguimento, tra esplosioni e smitragliate, mentre il sospetto del tradimento da parte di Madeleine si insinua in Bond, costretto a dirle addio per sempre. Un prologo di mezz'ora, seguito dagli immancabili titoli di testa accompagnati dalla voce di Billie Eilish, per gettare i semi di uno 007 anomalo, perché spy story che si fa storia d'amore, dramma esistenziale centrato su un'unica domanda. Riuscirà il nostro eroe a superare le sofferenze dettate dal cuore? E soprattutto, Bond ha un cuore?

Cosa non funziona

Con No Time to Die i produttori chiudono definitamente la parabola Daniel Craig celebrando i suoi 3 lustri da protagonista, mettendo un punto definitivo al suo 007. Nei primi minuti ritroviamo Vesper Lynd, interpretata da Eva Green in Casino Royale, mentre da Spectre riemergono non solo la meravigliosa Seydoux ma anche il malvagio Christoph Waltz, per un'ultima volta negli abiti di Ernst Stavro Blofeld. Spaziando tra Matera, Londra, Cuba e fiordi norvegesi, dove Fukunaga si concede un lungo e complicato inseguimento tra jeep, moto ed elicotteri, No Time to Die ruota inaspettatamente attorno al concetto di famiglia, che il nostro eroe dovrà per la prima volta abbracciare, proteggere.

Ma non ci può essere film su 007 senza un villain all'altezza, e in No Time To Die, purtroppo, lo sfigurato Lyutsifer Safin interpretato da Remi Malek non lo è affatto. L'attore premio Oscar fa il suo ingresso senza maschera dopo 70 minuti ma non fa mai sua la scena, come se fosse sempre frenato da una sceneggiatura che al suo cospetto non intende esplodere, affibbiandogli nel caotico finale scelte discutibili e frettolose, con un face-to-face con James Bond risolto troppo rapidamente e scelleratamente. Il vero teso confronto tra la spia delle spie e il villain di turno avviene con Ernst Stavro Blofeld, in una prigione ad altissima sicurezza, ma è evidente che se No Time to Die deve puntualmente affidarsi al precedente Spectre per alimentare eccitazione, qualcosa non ha funzionato. Tra le new entry più attese non convince neanche Lashana Lynch, negli abiti di una nuova 007 da subito in competizione con il vecchio 007, mentre è abbagliante in tutta la sua bellezza Ana de Armas, Bond Girl che avrebbe meritato maggiore spazio.

L'azione c'è

Esageratamente lungo (163 minuti) ma splendidamente accompagnato dalle musiche di Hans Zimmer, No Time To Die è di fatto una tragedia dalle connotazioni romantiche, con Cary Fukunaga eccellente nel gestire l'immancabile lato action della pellicola. Il  53enne Daniel Craig riemerge dalla polvere e dalle acque,  piangendo sangue e lacrime d'amore, con un piano sequenza finale sulle scale di una torre che rimarca la bravura del regista nel coreografare i famigerati corpo a corpo bondiani, riuscendo così a rendere incalzante una trama che troppo spesso si accartoccia su sè stessa, fino al gran finale che lascerà a bocca aperta i fan della spia più famosa della storia del cinema. Pronta a tornare con un 26esimo capitolo, e un nuovo attore protagonista, nel minor tempo possibile. Perché checché se ne dica, James Bond non muore mai.

Voto: 6.5

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