Rivoluzione all'Oscar, arrivano regole più inclusive per minoranze etniche, lgbt e con disabilità

Le norme entreranno in vigore a partire dal 2024. Coinvolti attori e staff

(Foto d'archivio)

Che l’America stia vivendo un periodo di recrudescenza di episodi di razzismo e di discriminazioni di vario tipo è palese dalle notizie di cronaca che praticamente ogni giorno giungono da oltre oceano.

Tutto ciò sta giustamente creando un serio allarme e probabilmente uno dei modi migliori per combattere questo fenomeno è attuare delle politiche di inclusione, dei provvedimenti che portino le persone a sposare valori che al giorno d’oggi dovrebbero essere assodati: come la parità di diritti e di opportunità tra esseri umani indipendentemente dal sesso e dall’inclinazione sessuale, dall’etnia e religione e dalle disabilità.

In questo senso l’Academy ha diramato proprio in queste ore delle linee guide relative agli standard che dovranno rispettare le produzioni di pellicole candidate nella categoria Miglior Film.
Già nel febbraio scorso l’Academy aveva inaugurato Academy Aperture 2025 un programma per monitorare e migliorare le politiche di inclusione nel mondo dello spettacolo, e le condizioni lavorative del personale che è davanti e dietro lo schermo. Una sorta di commissione formata da esperti del settore per delineare degli standard che venissero incontro alle minoranze spesso discriminate.

Nuovi standard per il Miglior Film

Il lavoro di questi mesi ha portato alle linee guida che da ieri 8 settembre sono state ufficializzate e saranno applicate a partire dalla 96° edizione degli Oscar nel 2024 ma già dall’edizione del 2022 e 2023 verranno richiesti dei moduli in cui vengono specificate le percentuali di personale appartenente a categorie di solito discriminate. I film che dal 2024 potranno entrare nella rosa dei possibili vincitori dell’Oscar per il miglior film dovranno avere tra i personaggi primari e secondari almeno un appartenente a una minoranza etnica (che sia ispanica, asiatica, di colore, nativi americani ecc), una donna, una persona che si riconosce nel movimento LGBTQ+ e una con disabilità. Non finisce qui, questo tipo di inclusione dovrà essere rispecchiata obbligatoriamente anche nella troupe e nel reparto comunicazione e marketing che dovrà comporsi al 30% di queste tipologie di persone e due a livello dirigenziale. Il discorso varrà anche per apprendisti e stagisti.

Talento, creatività e inclusione

Questa normativa nasce con la nobile intenzione di prevenire ogni tipo di discriminazione nel mondo dello spettacolo e di permettere che il pubblico si senta sempre rappresentato guardando un film: “L'apertura deve allargarsi per riflettere la nostra eterogenea popolazione sia nella creazione di film sia nel pubblico che si connette con loro. L'Academy si impegna a svolgere un ruolo fondamentale nel contribuire a rendere tutto ciò una realtà " hanno affermato il presidente dell'Academy David Rubin e il CEO dell'Academy Dawn Hudson “Riteniamo che questi standard di inclusione saranno un catalizzatore per un cambiamento essenziale e duraturo nel nostro settore".

Rimangono comunque alcune perplessità: è giusto che queste imposizioni vadano a modificare le scelte di registi, autori, produttori? Ovvero scegliere non più in base al talento o alle capacità, piuttosto che in base alla propria etnia, sesso o identità sessuale o stato fisico di salute? non potrebbe essere comunque una sorta di discriminazione? Non sarebbe più edificante per tutti che venissero concesse realmente a tutti le stesse opportunità di raggiungere alcune posizioni e ruoli e si scegliessero le persone più meritevoli senza curarsi del loro orientamento sessuale, etnia e via dicendo, ma prendendoli in considerazione solo come esseri umani capaci? Il sistema è così "malato" e i pregiudizi sono così radicati che certi ambiti devono essere così rigidamente regolamentati?

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È un dibattito che sicuramente accenderà l’ambiente degli addetti ai lavori, ma anche tutti noi semplici spettatori, e voi che ne pensate?

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