Al cinema Padrenostro, il rapporto padre-figlio con Pierfrancesco Favino

Il film presentato a Venezia è tratto da una storia vera. Nelle sale dal 24 settembre

Padrenostro una scena del film

Sarà nelle sale dal 24 settembre Padrenostro, uno tra i quattro film italiani (insieme a Le sorelle Macaluso" di Emma Dante, "Miss Marx" di Susanna Nicchiarelli e "Notturno" di Gianfranco Rosi)  in concorso alla 77° edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un film che vede protagonista Pierfrancesco Favino e per il quale è stato premiato al Lido con la Coppa Volpi.

Dal punto di vista di un bambino

Il film racconta la storia di Valerio (interpretato da Mattia Garaci) che ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre (Barbara Ronchi), assiste all'attentato ai danni di suo padre Alfonso (Pierfrancesco Favino) da parte di un commando di terroristi. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui. Solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell'incontro, in un'estate carica di scoperte, cambierà per sempre le loro vite. I ragazzini scopriranno la crudeltà del mondo adulto e il significato dell’amicizia.

Un film tratto da una storia vera

Padrenostro è diretto da Claudio Noce che scrive anche la sceneggiatura in collaborazione con Enrico Audenino. Nel film si racconta la storia autobiografica del regista il cui padre, Alfonso Noce vicequestore responsabile della sezione antiterrorismo di Lazio e Abruzzo, il 14 dicembre 1976 rimase ferito in un attentato organizzato dai Nuclei Armati Proletari, durante il quale rimasero uccisi il giovane agente di polizia Prisco Palumbo, alla guida dell’auto sulla quale viaggiava Noce e il terrorista Martino Zicchitella. Dopo quell’episodio il vicequestore Noce e la sua famiglia hanno vissuto per diversi anni sotto scorta.  

Il rapporto padre-figlio

Dunque un film ambientato durante gli anni di piombo che parla di un’Italia profondamente diversa da quella di oggi e del rapporto del regista allora bambino e il padre, uomo integerrimo e tutto d’un pezzo che incarna i cosiddetti “papà di una volta”: quelli che non si lasciavano mai andare alle emozioni e per i quali lavorare era il modo migliore per prendersi cura della propria famiglia. Lo stesso Favino, che interpreta la parte del padre del regista, commenta "…un padre nel quale ho riconosciuto anche il mio, quei padri di una volta che non ti abbracciavano, non mostravano sentimenti, non piangevano perché se lo avessero fatto sarebbero stati 'meno maschi' e tu dovevi capirli così', carpirne le emozioni di nascosto". Un padre di altri tempi che si trova a dover confortare un bambino scioccato da ciò a cui ha assistito, che ha perso ogni certezza e soprattutto il senso di sicurezza che in seno alla famiglia di solito si prova, in special modo da ragazzi.

Un film dal punto di vista dei ragazzi, che non vuole avere un messaggio politico, ma che rende più umana e vulnerabile la figura autorevole di un genitore.

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