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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cinema

“Parigi, 13 Arr.”, l’amore rivisitato in chiave moderna nella Parigi di oggi

La recensione del film del regista francese Jacques Audiard presentato in concorso per la Palma d’oro al 74⁰ Festival di Cannes. Dal 24 marzo al cinema

Il XIII arrondissement di Parigi copre la vasta zona sud-est della città sulla Rive Gauche. È qui che è ambientato “Parigi, 13 Arr. ”, l’ultimo lavoro del regista francese Jacques Audiard, ormai di casa al Festival di Cannes dopo aver vinto i maggiori premi (Palma d’oro per “Dheepan – Una nuova vita”, il Grand Prix Speciale della Giuria per “Il profeta” e il Prix du scénario per “Un héros très discret”).

Un distretto molto grande, quindi, con edifici classici alternati a maestose costruzioni moderne con grattacieli di diversi piani. Ed è nel quartiere parigino di Les Olympiades che si intrecciano le tre storie di Èmilie, Camille e Nora che ridefiniscono l’amore moderno nel sontuoso bianco e nero che trascina gli strascichi di delusioni d’amore, cambiamenti morali e prese di coscienza che incedono per tutta la durata del film. Con un tocco di erotismo sensuale (tipicamente francese) che si staglia sul destino amoroso dei tre protagonisti che provano e (ri)provano a cercare l’amore tanto agognato.

Leggiamo la trama del film di uno dei registi francesi più talentuosi presentato in concorso per la Palma d’oro al 74? Festival di Cannes.

“Parigi, 13 Arr. ”, trama del film

Èmilie (Lucie Zhang) è una ragazza che vive da sola in un grande appartamento lasciatole dalla nonna (che si trova in una casa di cura perché soffre di Alzheimer) nel quartiere di Les Olympiades a Parigi. Un giorno, bussa alla sua porta Camille (Makita Samba), un affascinante insegnante in cerca di un posto dove stare.

L’alchimia che si instaura fin da subito tra di loro è così forte che iniziano una relazione sessuale per qualche settimana destinata a finire. Man mano, quell’amore che era soltanto pura attrazione fisica si trasforma lentamente in (migliore?) amicizia tra un uomo e una donna che si interseca, quasi per caso, alla storia di Nora (Noémie Merlant), una donna sulla trentina che riprende gli studi all’Università dopo una pausa nell’agenzia immobiliare dello zio.

E tra occhiate furtive, confusi scambi di persona, umiliazioni pubbliche e relazioni occasionali che nascono con un solo scopo su app famose, Èmilie, Camille e Nora si ritrovano a dover fare i conti con la loro stessa sessualità, messa a dura prova anche dai siti d’incontri che al giorno d’oggi dominano l’amore contemporaneo, con risvolti importanti sui rapporti sentimentali tra due persone…

Il trailer

“Parigi, 13 Arr. ”, quando l’eros diventa troppo enfatico

Che il cinema francese abbia un certo savoir-faire in tutte quelle pellicole che mescolano piacere erotico a scene di amore viscerale vestite da un sentito pathos è risaputo. E ancora più intenso è che “Parigi, 13 Arr. ” è un film che non solo si permette di proiettare una sorta di menage à trois tra tre protagonisti che fanno della loro sessualità il punto cardine della loro vita, ma è la continua ricerca di soddisfazione carnale che stimola i sensi e li rilassa. Come se il godimento sessuale fosse l’apice del successo amoroso. O per come si intende l’amore oggi.

Succede questo in “Parigi, 13 Arr. ”, l’adattamento cinematografico della graphic novel “Killing and Dying” di Adrian Tomine, edito in Italia con il titolo “Morire in piedi”. Il film del famoso regista che addirittura reinventa il suo stesso cinema in una forma diversa, iperbolica. Così come lo scénario de film, a tratti eccessivamente diretto ma con il pregio stiloso della penna della ormai nota Céline Sciamma (“Petite Maman”, “Ritratto della giovane in fiamme”) che traina con sé anche la bella Noémie Merlant nel ruolo di una donna che le prova tutte prima di capire la sua vera natura sessuale.

Gli ingredienti ci sono tutti per shakerare una histoire d’amour rivisitata in chiave moderna nella Parigi odierna, con gli ormoni in subbuglio e la voglia di sentirsi compiaciuti, fisicamente e mentalmente. Ed Èmilie (Lucie Zhang), Camille (Makita Samba) e Nora (Noémie Merlant) incarnano perfettamente lo stereotipo di uomo/donna adulto che ancora stringe forte l’età della giovinezza. Si dice l’età più bella, disinibita, che respira aria pulita lontana da tutte le inquietudini, con i tormentati pensieri e la paura di incappare in errori irreversibili. Le tre facce della stessa medaglia, dopotutto, che sfumano nelle tonalità di grigio perché non può essere sempre tutto bianco o nero.

E si assiste a incontri su app a fine sessuale (su “Eighty”), in cui Èmilie non smette mai di concedersi una pausa (anche di mezz’ora) per prendersi il suo perverso momento di piacere, il cambiamento intimo di Camille, che passa da bel ami a garçon che si scopre vulnerabile davanti all’amore vero e non soltanto corporeo, e Nora, che stringe un’amicizia particolare con la sua sosia Amber Sweet (Jehnny Beth) conosciuta su un sito hard per rendersi conto che tutto ciò che cercava alla fine era la sua evasione esistenziale.

E il fil rouge che lega Èmilie, attratta da Camille che a sua volta è attratto da Nora che invece ha occhi solo per Amber, ridefinisce sì l’amore moderno che spalanca le porte al potere dei social (siti “impreziositi” dalla lascivia di donne che volentieri prestano il proprio corpo all’eros dietro webcam, e app per incontri furtivi eccitanti), ma si scontra contro le inquadrature della cinepresa che zoomano scene erotiche troppo enfatiche che ben poco hanno di veritiero. Per arrivare all’effetto finale in cui vige tuttora il principio basilare che porta avanti una relazione duratura: si (ri)torna sempre nel posto in cui si è stati bene, accanto a quella persona che (ti) ha fatto battere il cuore fin dal primo momento, con un “Je t’aime” urlato o un bacio saffico caldo e desiderato.

VOTO: 7

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