Domenica, 19 Settembre 2021
venezia 78

"America Latina" è un cupo thriller che scava negli intoppi della mente umana

La recensione del nuovo film dei fratelli d'Innocenzo con Elio Germano in concorso ufficiale a Venezia 78

Basta un bel lavoro, i soldi, una villa con piscina e la famiglia perfetta a far "trovare l'America" a un uomo di Latina? Sembra proprio di no secondo i fratelli D'Innocenzo che portano al Lido di Venezia il loro nuovo thriller psicologico America Latina, realizzato dopo Favolacce. È un ossimoro questo film, a partire dal titolo fino alla trama e all'intensa interpretazione del suo personaggio principale che si sdoppia nel suo conflitto interiore tra l'essere un brav'uomo e diventare il cattivo della storia. America Latina fa vedere a tutti cosa accade nella mente di un uomo paranoico, insoddisfatto, psicologicamente fragile e con una salute mentale vacillante e lo fa con un rumore martellante che resta in testa anche dopo essere usciti dalla sala.

Con una scelta ben specifica sulla fotografia e inquadrature quasi completamente incentrate su primissimi piani, con America Latina, i fratelli D'Innocenzo dichiarano la loro poetica cinematografica scegliendo uno stile peculiare e distintivo nella loro nuova pellicola. Con un bravo Elio Germano, questo film che concorre alla vittoria del Leone d'Oro, trasmette, con coerenza, allo spettatore, un'angoscia per tutta la durata della storia e in grado di restare anche a riflettori spenti. Con questo film si viene spinti a testimoniare i twist psicologici di un personaggio in crisi con la sua morale con la conseguenza di finire dentro quello stesso baratro anche da spettatori.

America Latina è un prodotto psicologicamente impegnativo e non convince se non per la fotografia e la buona interpretazione di Giordano che fa un ottimo lavoro nel vestire i panni di un assassino che deve fare i conti con la propria coscienza. Per il resto, il film, non brilla, anzi, infastidisce quasi per la sua estrema cupezza, senza dubbio voluta dai registi, ma psicologicamente e visivamente difficile da digerire.

Il nuovo film dei registi di Favolacce mette in luce un personaggio maschile in un'edizione del festival di Venezia che sembra aver prediletto quasi totalmente titoli dedicati a lanciare un messaggio femminile e femminista. America Latina, però, parla di un uomo e scava nelle contraddizioni di una mente quando si spinge, all'improvviso, al di là del lecito perdendosi negli stessi intoppi che si è creata da sola. 

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