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Domenica, 29 Maggio 2022
Cinema

“Seance – Piccoli omicidi tra amiche”, un horror che poteva osare di più

Il primo lungometraggio di Simon Barret convince nell’ambientazione, ricca di riferimenti, ma non nel suo svolgimento

Nelle sale dal 24 febbraio, Seance – Piccoli omicidi tra amiche è il debutto registico dello statunitense Simon Barret, nome già conosciuto all’interno del filone horror per aver scritto e prodotto svariati titoli, tra cui il sequel Blair Witch e l’acclamato slasher You’re Next. 

Barret all’horror è chiaro ne modo in cui sceglie di omaggiare diversi titoli cult, dal classico teen slasher anni Novanta Scream a Suspiria, i cui rimandi sono chiari specialmente nella spettrale ed inquietante ambientazione collegiale femminile. 
Seppur con qualche incertezza e nota acerba, la regia di Barret ci addentra in un connubio tra slasher e film di possessione e presenze spiritiche, costruendo un murder mystery almeno inizialmente godibile. Se, infatti, i presupposti per un buon teen horror ci sono tutti, la pellicola di Barret procede dal suo incipit promettente a tentoni, fino ad annaspare in un finale forzato e raffazzonato. 

La trama del film

La giovane Kerrie (Megan Best), vittima di un inquietante scherzo da parte delle sue compagnie di collegio, si chiude in camera propria, per non uscirne mai più. Infatti, quando le amiche si recano a vedere come stava, ne trovano il cadavere in cortile: la ragazza si è, apparentemente, gettata dalla finestra ed è morta nell’impatto. 

Qualche mese dopo si trasferisce nello stesso freddo ed austero college Camille (Suki Waterhouse), la quale sin da subito si scontra con le stesse ragazze che avevano orchestrato lo scherzo a Kerrie; i diverbi finiscono ben presto in una rissa, e il gruppo viene messo in punizione dalla direttrice, la severa signora Landry (Marina Stephenson Kerr). Le ragazze decidono di intavolare una seduta spiritica per entrare in contatto con lo spirito della defunta Kerrie, per chiederle che cosa sia successo davvero. 
La seduta sembra funzionare: il fantasma della ragazza le avverte che qualcuno è intenzionato ad ucciderle tutte. Il gruppo, seppur turbato, è inizialmente scettico, ma dovrà ricredersi in fretta: una ad una iniziano ad essere coinvolte in strani ed inquietanti incidenti. 

Toccherà a Camille indagare per riuscire a scoprire che cosa stia effettivamente succedendo. 
Senza svelarvi ulteriori snodi narrativi, vi invitiamo a guardare il trailer del film, pubblicato dal canale Youtube di Adler Entertainment. 

Un teen slasher ricco di citazioni e riferimenti, ma perso in una narrazione poco convincente

Un vecchio ed austero collegio femminile, in cui anni prima è avvenuta una morte misteriosa, ancora avvolta dal mistero, una direttrice severa e a tratti sospetta, un gruppo di giovani ragazze desiderose di venire a capo della vicenda: gli elementi per un classico horror adolescenziale sono tutti presenti nel film d’esordio di Simon Barret. 

Barret sceglie manifestatamente di omaggiare il filone slasher, dall’ambientazione percorsa e ripercorsa più volte, all’ormai familiare killer che indossa una maschera, e che compie brutali omicidi armato di coltellaccio da cucina, nonché il classico film di fantasmi, con sedute spiritiche, luoghi infestati, antichi omicidi irrisolti. 

L’atmosfera e l’ambientazione sono, effettivamente, gli elementi più riusciti di questo debutto autoriale; complici anche delle performance attoriali credibili e bilanciate, il college in cui prende luogo la vicenda si anima di presenze spettrali ed inquietanti, che almeno inizialmente attraggono l’attenzione dello spettatore. 

Purtroppo, gli ottimi presupposti vengono meno dal momento in cui il film inizia a darci delle risposte; gli scarsi colpi di scena appaiono ingiustificati e banali, ed ogni svolta narrativa è accompagnata da uno “spiegone” affidato ad uno dei personaggi. Anziché dipanare gli intrighi attraverso quanto accade sullo schermo, lunghi monologhi poco credibili forniscono giustificazioni e motivazioni dei personaggi della vicenda. Ne risulta un quadro complessivamente poco credibile e forzato, e la tensione costruita nella prima parte del film viene meno in un finale a dir poco sbrigativo.

Barret confeziona quindi un prodotto figlio del proprio filone, da apprezzare per il desiderio di omaggiare quei grandi titoli di cui è erede, ma – purtroppo – per ben poco altro. 

Voto: 5

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