Giovedì, 29 Luglio 2021
Cinema

"Sono tornato": così Mussolini ricompare e convince ancora l'Italia smemorata di oggi

Arriva al cinema in piena campagna elettorale il film che immagina il ritorno del Duce ai giorni nostri, con Mussolini che finisce in mezzo ai selfie di un Paese senza memoria

Benito Mussolini è tornato e in realtà scopriamo che non se ne è mai andato e quelli di cui dobbiamo avere veramente paura siamo noi stessi. Era inevitabile che anche l'Italia avesse il suo remake di "Lui è tornato", trasposizione dell'omonimo libro di Timur Vermes, che immaginava cosa sarebbe potuto accadere se Hitler fosse tornato nella Germania di oggi. Interessante è il fatto che "Sono tornato" di Luca Miniero, con la sceneggiatura di Nicola Guaglianone, arrivi in sala in 400 copie a pochi giorni dalla Giornata della Memoria e nel pieno di una delle campagne elettorali più aspre della storia repubblicana. 

Il Duce si rimaterializza all'improvviso a Roma davanti alla Porta Magica di piazza Vittorio, cuore della nuova Roma multietnica, in uniforme e con ancora ai piedi la corda con la quale era stato appeso a piazzale Loreto. Viene preso per un attore, un gigione che tende un po' a strafare perché non vuole mai uscire dal personaggio, passa per essere un comico: nessuno si sogna di pensare che sia davvero Benito Mussolini, anche se lui non fa nulla per nascondersi e smentirsi. Un giovane aspirante regista lo ingaggia per un documentario on the road per raccontare l'Italia di oggi ma la situazione gli sfugge di mano e Mussolini diventa una stella della tv e dei social, la nuova "arma più forte". 

Un po' commedia, un po' documentario, "Sono tornato" racconta molto dell'Italia di oggi. Perché, parafrasando Giorgio Gaber, non bisogna temere il Benito Mussolini in sé, ma il Benito Mussolini che è in noi. All'inizio ci fa ridere, ci sembra talmente esagerato da risultare divertente (la mascella volitiva, l'eloquio tonitruante, le pose quasi macchiettistiche), poi però man mano che si rivela per quello che è, la risata diventa un ghigno e infine una smorfia. Al passaggio di Massimo Popolizio vestito da Benito Mussolini c'è chi si fa i selfie, chi risfodera il saluto fascista, chi si indigna, chi lo abbraccia, da Nord a Sud (anche se a Predappio gli sparano addosso).

Se Hitler era un demonio, Mussolini è un "parademonio" che "è già stato giudicato dalla Storia", dice Miniero durante la presentazione del film a Villa Torlonia, a Roma. Il regista respinge l'accusa di aver avuto un atteggiamento tenero nei confronti del dittattore e ribadisce: "il film non è un'apologia del fascismo". Con lo sceneggiatore Nicola Guaglialone, Miniero è stato attento a sottolineare la natura profondamente populista di Mussolini: il suo Duce critica la politica, l'antipolitica, l'immigrazione, la globalizzazione, la povertà diffusa, la disoccupazione, ma non pone mai soluzioni. Eppure la gente continua a guardare a lui come "l'uomo della provvidenza". "Le persone prima ridevano, poi dopo 30 secondi che ce lo avevano vicino iniziavano a sfogarsi. avevano voglia di parlare proprio con lui. 'Ti prego, torna', dicevano", ricorda Frank Matano, che nel film interpreta il giovane regista, mentre il fantasma di Mussolini si aggira sempre di più in questa campagna elettorale. Se in Germania Hitler è ancora un tabù, in Italia la figura di Mussolini è più smussata. Il rischio, ammette Popolizio, "era di fare un film italiota e parodistico". 

"Il problema di questo paese è la memoria", dice il Mussolini del film parlando in un circolo neofascista a Roma dove il segretario lo tiene a distanza con sospetto credendolo un attore che "non ha rispetto per i morti". E infatti sembra proprio che l'Italia ritratta in "Sono tornato" abbia dimenticato tutto. Bisogna arrivare quasi alla fine del film per sentire ricordare le leggi razziali e la morte di migliaia e migliaia di ebrei. A farlo è la nonna della fidanzata del giovane regista, malata di Alzheimer che però riconosce subito nell'uomo che ha di fronte non il comico, ma il dittatore. E' interpretata dall'attrice teatrale Ariella Reggio. Ottantuno anni, lei Mussolini se lo ricorda e soprattutto ricorda i cuginetti deportati ad Auschwitz e mai più tornati, come ha raccontato con commozione e dignità al termine della conferenza stampa. 
 

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