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Sabato, 26 Novembre 2022
Cinema

Una mamma contro G.W. Bush, l'importanza dei diritti umani e il peso dei pregiudizi

Dopo aver vinto due Orsi d’argento alla Berlinale 2022 il film arriva nelle sale italiane dal 24 novembre

Tra le varie funzioni del cinema - oltre a quella di intrattenere - c’è anche quella di strumento metaforico in grado di trasmettere un messaggio, farsi portatore di un ideale e raccontare storie che rischiano di essere dimenticate. È un po’ quello che cerca di fare “Una mamma contro G.W.Bush” che arriva nelle sale questo giovedì, una storia molto complessa, delicata e altrettanto controversa. Al centro ci sono i grandi temi dei diritti umani e della libertà, che vanno ad intrecciarsi con la religione e la politica. Il tutto accade in un periodo storico complicato in cui una superpotenza mondiale - l’America - era in procinto di imbarcarsi nella lunga ed estenuante guerra in Iraq. Questa pellicola - attraverso la storia del suo protagonista e della madre - invita a riflettere non solo sul clima che si creato tra i due paesi, ma sull’importanza dei diritti umani e la necessità di rispettarli sempre.

Tratto da una storia vera il film è diretto da un regista tedesco Andreas Dresen che con la sceneggiatura scritta da Laila Stieler ha conquistato il Festival di Berlino del 2022 e poi anche la Festa del Cinema di Roma, dove è stato presentato nella sezione "Best of". La forza della pellicola non è però solo nella sua storia e nel modo in cui si è scelto di raccontarla, ma anche nei suoi interpreti, l’attore Alexander Scheer e la straordinaria Meltem Kaptan nei panni di una madre disposta a tutto per suo figlio.

Una mamma contro G.W.Bush: la trama

Nel 2001 Murat Kurnaz è un giovane di 19 anni di origine turche e un musulmano praticante. Vive a Brema con sua madre Rabiye, suo padre e i suoi due fratellini. Un giorno però Murat sparisce senza avvisare i suoi genitori; dopo due giorni, in cui la madre prova a contattarlo in tutti i modi, si rivolge alla polizia. Dalle prime dichiarazioni della donna gli agenti riescono ad individuarlo e scoprono che il ragazzo - insieme ad un suo amico - è partito da Francoforte per raggiungere il Pakistan. Immediatamente la polizia tedesca scopre che il suo profilo combacia con quello di chi vuole arruolarsi per combattere contro gli Stati Uniti. Rabiye non accetta l’idea che il figlio possa essere etichettato in questo modo e si attiva immediatamente per cercare di scoprire dove si trovi. Dopo qualche mese la verità viene a galla: Murat dopo essere stato arrestato è stato venduto in Pakistan agli americani che lo trasferiscono a Guantanamo, Cuba. La madre decide quindi di rivolgersi ad un avvocato, Bernhard Docke, per farsi aiutare, cercare di avere notizie del figlio e soprattutto liberarlo e riportarlo a casa. I due si attivano immediatamente per smuovere la situazione provando in tutti i modi. Bernhard Docke scrive al Ministero dell’Interno, alla Croce rossa cercando di ottenere informazioni sulle sue condizioni. La situazione però non si sblocca così l’avvocato e Rabiye decidono di recarsi negli Stati Uniti e intraprendere una class action contro il governo statunitense. Questo non sarà altro che il primo passo nella lunga strada per cercare di liberare suo figlio, lungo la quale la madre dovrà combattere con la burocrazia dei paesi, l’assenza di diritti umani e soprattutto i pregiudizi religiosi.

Perché vale la pena vedere “Una mamma contro G.W.Bush”

Come già detto il film è tratto da una storia vera il che lo rende ancora più interessante. La vicenda di Murat è molto particolare perché il ragazzo è in una posizione complicata e il tutto accade in un periodo storico molto precario. Va da se che quindi si intrecciano aspetti molteplici: la sua religione, la sua nazionalità e il suo viaggio in America. La pellicola ci mostra il lato burocratico degli stati coinvolti: Usa da una parte e Germania dall’altro. I primi - sulla della guerra che stava per scoppiare con l’Iraq - non si fermano a verificare lo stato di Murat che a causa delle sue caratteristiche e della sua religione viene immediatamente giudicato colpevole. Il secondo invece a causa della sua inefficienza e del suo attaccarsi alle clausole burocratiche - compreso il fatto che Murat è in realtà turco - viene meno nel garantire i suoi diritti. Il film ci racconta poi un’altra grande parentesi che è quella delle torture sui prigionieri nel carcere di Guantanamo, situazione denunciata più e più volte anche dalle associazioni umanitarie. Se però gli organi istituzionali falliscono sotto questo aspetto, è la madre di Murat che guidata dall’amore per il figlio - con la collaborazione di un avvocato - che bilancia la storia. È infatti nella sua figura che risiede la forza del film, Rabiye è una madre semplice, dalle umili origini e soprattutto molto spontanea, a volte anche ingenua, che non si lascia mai persuadere dall'idea che il figlio possa aver fatto qualcosa di male. In quest'ottica quindi il film è come se fosse a tutti gli effetti un inno d'amore da parte di una madre verso il proprio figlio. Il tutto viene reso dall’ ottima performance dell'attrice che riesce nei momenti giusti a trasmettere la paura e tutti i sentimenti di angoscia che una madre può vivere. Determinante è poi la collaborazione fra lei e l'avvocato che crede al proprio lavoro e al proprio codice morale, che agisce e rischia anche la propria posizione in nome di quell'ideale che ritieni corretto, ovvero la difesa di un cittadino indipendentemente dalle proprie condizioni economiche, sociali e soprattutto in questo caso religiosi.

La regia del film racconta tutto questo quasi come se lo spettatore fosse all'interno delle varie scene e regala soprattutto molti primi piani di Rabiye. Una mamma contro G.W.Bush è quindi una pellicola da vedere per conoscere una storia che insegna tanto, sui pregiudizi e sulla maggiore trasparenza e correttezza che le istituzioni dovrebbero avere nei confronti dei propri cittadini.

Il trailer

Voto: 7,5

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