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Domenica, 22 Maggio 2022
Cinema

“Una vita in fuga”: l’intenso e complicato rapporto tra padre e figlia con Sean e Dylan Penn

Dopo la presentazione al Festival di Cannes del 2021 il nuovo film del regista e attore americano arriva sugli schermi dal 31 marzo

Reduce dalla sua visita in Ucraina per girare un documentario, prima e durante il conflitto che vede il paese coinvolto in queste settimane, Sean Penn approda nelle sale italiane con il suo nuovo film. “Una vita in fuga” lo vede sia dietro che davanti la macchina da presa dividendo la scena con Dylan Penn, sua figlia. E la scelta appare più che calzante se si conosce la storia di questa pellicola, che è infatti incentrata proprio sul rapporto tra un padre e una figlia. Jennifer Vogel, giornalista americana, ha scritto un libro in cui ha ricostruito le vicende di suo padre, John Vogel, uno dei falsari più famosi d’America che è riuscito a contraffare quasi 22 milioni di dollari. Penn adatta per lo schermo questa storia caricandola purtroppo di un’eccessiva drammaticità, ma riuscendo comunque a far scattare empatia nello spettatore.

La pellicola è quindi un viaggio nella relazione complicata ma profonda tra i due. Di quanto la figlia cercasse l’approvazione e l’amore di un padre, che nonostante lo provasse, non lo ha mai dimostrato fino in fondo, sprecando le occasioni per farlo. Il debutto di Dylan Penn è sicuramente degno di nota; l’attrice regala infatti una performance molto intensa e complessa considerando le vicende messe in scena. Non era scontato che padre e figlia riuscissero a lavorare bene sullo schermo, ma i due riescono a trovare un buon equilibrio.

Di cosa parla “Una vita in fuga”

John Vogel (Sean Penn) è un imprenditore sempre a caccia di un’ottima occasione e non smette mai di sognare in grande. I suoi due figli, Jennifer (Dylan Penn) e Nick (Hopper Jack Penn) ne sono ammaliati e per loro stare con lui è sempre un’avventura. Ma non tutto è come appare, le cose tra John e la moglie si rompono e lui non riuscendo a saldare i debiti accumulati, se ne va. Anche la donna non riesce a pagarli e a sostenere le altre spese per prendersi cura dei figli, così inizia a bere. I bambini, stanchi di vivere in queste condizioni, decidono di cercare il padre e stare con lui. Ritornano quindi per entrambe, ma soprattutto per Jennifer, le avventure magiche in cui il padre è il suo principe; quello che fa magie e che rende ogni attimo speciale, che sia con un disco di Chopin o con un giro in barca sul lago per vedere i fuochi d’artificio. L’idillio finisce nuovamente perché gli affari di John non vanno come dovrebbero ed è costretto a separarsi di nuovo dai bambini.

Tornano così dalla madre con cui crescendo diventando adolescenti: Nick è silenzioso e introverso mentre Jennifer è ribelle e stanca della vita monotona in cui la madre si è adagiata placidamente. Un giorno scappa di casa e cerca suo padre con cui vive per diverso tempo. L’uomo afferma di avere sempre diversi affari in corso e che le cose vanno bene, ma la realtà è diversa. Spinto dalla presenza della figlia e dall’affetto che l’ha riportata a lui, John decide di provare a rimettersi in carreggiata cercando lavoro. Il tempo passa ma le cose non cambiano e Jennifer finisce per scappare anche da lui, che per l’ennesima volta, non ha fatto alto che deluderla. La strada davanti a se è lunga e la ragazza la percorre tutta, cercando di trovare se stessa e qualche risposta. Non vi sveliamo altro, il trailer qui sotto vi aiuterà a farvi un’idea.

Il trailer

Cosa rende speciale “Una vita in fuga”?

Come abbiamo già accennato nel complesso il difetto del film è un tono eccessivamente drammatico. Sembra che le scelte sbagliate di John non abbiano mai fine così come quelle masochistiche di Jennifer di tornare da lui ogni volta. Ma mentre il primo dovrebbe essere l’adulto responsabile e con i piedi per terra, ragion per cui non si può giustificare, la seconda è ancora ammaliata dal fascino del padre che fa magie e la fa sentire unica al mondo. Ciò che funziona nel film è infatti proprio questo tempestoso ma profondo rapporto tra i due. Ogni bambina sente di essere speciale agli occhi del padre, lui è il suo eroe e come tale non può macchiarsi di errori. Jennifer cresce e spinge l’uomo a migliorarsi, cosa che lui proverà a fare, ma tutto questo non sembra essere sufficiente. John commette per l’ennesima volta lo stesso errore, solo che questa volta Jennifer invece di essere comprensiva è vittima di una doccia gelata che la sveglia sulla vera natura del padre.

Sua madre le aveva detto che era un uomo buono, ma dietro al suo sguardo che appare profondo e pieno d’amore, John purtroppo non può fare a meno di mentire. In questo modo lascia il suo segno nel mondo, l’unica cosa che a suo parere un uomo deve fare per vivere una vita che abbia senso. Lo fa nel modo più doloroso e difficile, e paradossalmente in tutto questo dolore, riesce ad insegnare a Jennifer qualcosa. Le restituisce la sua libertà come dice nel film. Quella di sperimentare, di vivere al massimo tutte le sfaccettatura della vita, anche le più difficili. La regia di Sean Penn si focalizza molto sul far arrivare questa storia al cuore di chi guarda. Lo fa usando dei colori caldi e con un sapiente uso di primi piani e messe a fuoco, tutti elementi che conferiscono al racconto di Jennifer quasi un tono idilliaco: il sole tra i campi di grano, le ombre che si muovono e il vento tra i capelli. Altro punto forte è la colonna sonora. Le musiche originali sono composte da Eddie Vedder, Glen Hansard e Cat Power, in cui spicca il brano My Father’s Daughter, specchio di questa storia in cui la forza del sentimento che lega padre e figlia, è più grande del dolore e degli errori.

Voto: 6,5

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