Lunedì, 23 Novembre 2020
Venezia

Venezia 77, Greta Thunberg in conferenza stampa al Lido ma in collegamento dalla scuola

L’anno sabatico è finito per la giovane attivista svedese, al festival per presentare il documentario che parla di lei si collega via Zoom dalla scuola

Greta Thunberg in collegamento da scuola (Foto Biennale)

Era il 2018 quando la giovanissima Greta Thunberg muoveva i primi passi come attivista agguerrita nel suo intento di rendere più responsabili i governi di tutto il mondo circa il cambiamento climatico causato dall’uomo e sulle gravissime conseguenze che avrà su tutti noi, soprattutto sulle nuove generazioni. Un anno sabatico a scuola e manifestazioni pacifiche dapprima nel suo paese, la Svezia, e poi in tutto il mondo e così Greta è diventata portavoce del movimento globale Fridays for Future.

Un personaggio molto discusso, che al di là delle polemiche che sono imperversate in tutto il mondo, ha dato risalto a un tema che non può più essere ignorato. Dei primi passi di questo movimento e dei suoi primi scioperi parla il documentario Greta girato da Nathan Grossman presentato oggi alla 77° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

In collegamento dalla scuola

Greta, concluso il suo anno sabatico, è tornata a scuola e non può più viaggiare in lungo e in largo tra i cinque continenti, infatti durante la conferenza stampa che si è tenuta al Lido si è collegata tramite Zoom durante la ricreazione.

Nei pochi minuti di collegamento è stata come sempre molto diretta, dicendo che quello a cui tiene è che il film non sia visto perché parla di lei, ma perché parla della situazione climatica del nostro pianeta. “Vorrei essere una sorta di ponte in modo che le persone possano capire di più sul cambiamento climatico. Non si tratta di me: il film racconta solo una storia che non è individuale attraverso un individuo".

La giovane attivista ribadisce che collegarsi con Venezia è emblematico, perché una città come questa sarà tra le prime a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici. E come sempre il suo appello è verso i “potenti” del mondo, quelli che hanno in mano i mezzi per poter cambiare lo stato attuale delle cose, quelli a cui il futuro dei ragazzi dovrebbe essere più a cuore. La sua fiducia va alla scienza, di cui è sempre stata appassionata e che può e deve essere messa al servizio della salvaguardia del pianeta.


Il racconto della lotta di una ragazza concreta

Grossman ha seguito Greta sin dai primi giorni in cui lei ha iniziato a manifestare in favore dell’ambiente, l’ha seguita durante gli scioperi, come un’ombra, senza interferire minimamente in ciò che faceva. “La prima volta che incontrai Greta nella ventosa Riksgatan, in Svezia – racconta il regista – parlò con me e altre persone presenti con voce flebile e balbettante. Rimasi tanto sorpreso di sapere che fosse un’attivista, quanto colpito dalle sue potenti parole: nei suoi discorsi sottolineava come per decenni non si fosse fatto granché per rimediare al problema di una società che consuma le risorse di vari pianeti, pur avendone a disposizione uno solo. Greta parlava di ambiente e cambiamenti climatici in modo così logico da farmi immediatamente sentire in sintonia con quel modo di pensare. Mi sono messo al lavoro nel tentativo di rappresentare il mondo dal suo punto di vista attraverso la telecamera, creando una storia sul suo universo. Pensavo che quella di Greta fosse una cosa piccola, magari una bella storia per le elezioni svedesi. Quanto mi sbagliavo”. La sua ammirazione verso la concretezza di questa ragazza infatti è ribadita durante la conferenza stampa “Quello che mi piace di lei - e che in qualche modo le invidio - è che è molto concreta nelle sue risposte, anche su un argomento complicato come il cambiamento climatico”.

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