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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
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Matteo Messina Denaro, Costanzo: "L'ha coperto mezza Sicilia"

Il giornalista, che vive sotto scorta da trent'anni, commenta l'arresto del boss mafioso

L'arresto di Matteo Messina Denaro, catturato ieri in una clinica di Palermo dopo trent'anni di latitanza, è già una pagina di storia italiana. Il boss di Cosa Nostra stava seguendo delle cure oncologiche usando il nome di Andrea Bonafede, individuato e poi preso grazie alle intercettazioni e a indagini costanti delle forze dell'ordine. "L'ho appreso dal telegiornale e sono saltato dalla poltrona, pensavo non sarebbe mai potuto accadere" ha raccontato Maurizio Costanzo a Fanpage.

Il giornalista, che dal 1993 vive sotto scorta dopo l'attentato a cui è sopravvissuto (in macchina con lui c'era anche la moglie Maria De Filippi, ndr), gioisce come tutti gli italiani, forse anche di più: "È la dimostrazione che il lavoro costante delle forze dell'ordine può portare ad arrestare un ricercato numero uno come lui". Su come Messina Denaro sia riuscito a nascondersi in tutti questi anni non ha dubbi: "Penso che l'abbia coperto mezza Sicilia, adesso il divertimento degli inquirenti sarà di andare a scovare tutti quelli che lo hanno protetto in questi anni". Costanzo ha poi svelato: "I magistrati mi dissero che lui mi raggiunse ai Parioli per un sopralluogo, per capire se e come sarebbe stato possibile fare l'attentato fuori il teatro. Il Parioli era un luogo pubblico, non potevo controllare spettatore per spettatore. Avevo scelto di fare un lavoro pubblico e quindi in quel caso ne pagavo le conseguenze".

Maurizio Costanzo non si è mai pentito di essersi esposto nella lotta alla mafia, anche se essere sotto scorta da trent'anni è "una privazione di libertà notevole" ha detto, ricordando: "Per andare in Sicilia per una testimonianza hanno bonificato tutti i ponti dove sono passato. Situazione pesante da vivere". Infine ha concluso: "Penso che un giornalista debba fare quello che ho fatto io. Che fa? Fa l'omertoso? No, rischia e si batte per ciò in cui si crede. A un giornalista di oggi direi di farlo come l'ho fatto io, l'importante è che ne capisca l'importanza. Soccombere alla mafia non è possibile. Se facciamo questo mestiere usiamo i sistemi che abbiamo per denunciare. Facendo questo, di puntata in puntata, arrivai a intervistare Giovanni Falcone, ed è lì che iniziò la mia messa sotto accusa. È lì che diventai un loro bersaglio".

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