Lunedì, 2 Agosto 2021
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"Noi trentenni di oggi precari ma pieni di speranza": l'intervista a Davide Paganini, protagonista di "Wax"

Dal 31 marzo al cinema l'opera prima di Lorenzo Corvino che descrive una generazione senza certezze e in cerca di riscatto: uno dei protagonisti ci parla del messaggio di speranza alla base del film

Un volto noto per gli amanti della fiction, che promette bene anche sul grande schermo. Davide Paganini, in tv con serie e film di successo tra cui "Romanzo di una strage", "Nero Wolf", "Il tredicesimo apostolo", e "Fuoco Amico - TF45", in onda in queste settimane su Canale 5, è il protagonista di "Wax: We are the X", nelle sale dal 31 marzo. Il film, opera prima di Lorenzo Corvino, mescola avventura, romanticismo e thriller per raccontare la precarietà dei trentenni di oggi. Paganini interpreta un giovane direttore di produzione che parte per la Costa Azzurra insieme a due colleghi (Jacopo Maria Bicocchi e Gwendolyn Gourvenec) per girare uno spot pubblicitario che gli riserverà non pochi imprevisti e sorprese.

Dal 31 marzo sei al cinema con "Wax: We are the X", un road movie che racconta la precarietà dei trentenni di oggi. Che generazione è quella dei trentenni di oggi?
"E' una generazione precaria. Siamo cresciuti con il mito dei nostri genitori che avevano un lavoro fisso. Prima si lottava per averlo, fin da quando si usciva dalla scuola, e per tutta la vita avevi quel lavoro. Oggi il lavoro si trova difficilmente e quando ce l'hai non sai quanto durerà. C'è una disgregazione lavorativa, noi trentenni siamo delle x, delle variabili".

Nel film interpreti un giovane direttore di produzione che parte per la Costa Azzurra insieme a due colleghi per girare uno spot. Intraprendenza e determinazione non mancano al tuo personaggio, sono le stesse qualità che ti hanno permesso di diventare attore e di riuscire ad emergere nel mare magnum di cinema e fiction?
"Io parto da un motore di divertimento. Faccio questo lavoro e lo adoro perchè è divertente. Non salvo il mondo, non faccio operazioni a cuore aperto, non ho responsabilità se non quella di divertirmi e divertire il pubblico, regalare attimi di spensieratezza e spunti di riflessione. Finché mi diverto vado avanti. Poi si fa anche fatica, ci sono molte attese per un attore, e lì la determinazione è fondamentale. Bisogna essere capaci di sostenere le attese e le difficoltà".

Cosa ti ha convinto di "Wax"?
"Il messaggio che veicola. C'è una grande speranza di fondo, la speranza di un cambiamento. Nel film ogni personaggio, durante il viaggio, cresce individualmente. Il mio personaggio è quello più cinico e disincantato, poi crolla e si prende la sua rivalsa, una vendetta rispetto alla società e al mondo del lavoro".

In queste settimane sei anche in tv nella fiction "Fuoco Amico - TF45". Come è stato recitare accanto a Raoul Bova?
"Girare questa fiction è stata un'esperienza incredibile. Con Raoul Bova si è creato un bel feeling. Lui è primo attore ma anche produttore e all'inizio un po' di timore reverenziale nei suoi confronti c'era, ma sono bastate un paio d'ore per diventare tutti amici. Sul set c'era una bellissima atmosfera. Sono stati 7 mesi impegnativi, in mezzo al deserto del Marocco con un caldo torrido e tante scene da girare, ma non è mai mancato il divertimento. Poi eravamo capitanati da un regista che ha un talento incredibile, Beniamino Catena, oltre che da Raoul che è un professionista e una persona eccezionale. Quando sono finite le riprese siamo stati male, regnava un senso di malinconia".

Qualche aneddoto dal set?
"Quando eravamo in Sardegna per girare alcune scene della prima puntata, sono arrivato vestito da militare e i militari veri del distaccamento di Cagliari hanno iniziato a guardarmi con insistenza. Io credevo mi avessero riconosciuto, allora gli sorridevo ma loro non ridevano affatto, anzi, continuavano a guardarmi con insistenza e mi indicavano ai loro superiori. Hanno chiamato il maggiore dell'esercito, che ci seguiva della fiction, e lui scoppia a ridere. Subito dopo mi ha chiamato per dirmi che mi avevano scambiato per un incursore di Livorno.

In "Fuoco Amico" sei un cecchino "buono", ma prima di questa fiction hai interpretato ruoli decisamente meno posiviti come il bombarolo anarchico in "Romanzo di una strage" o il cattivissimo de "Il tredicesimo apostolo". In quali panni ti senti più a tuo agio, buono o cattivo?
"I cattivi sono più divertenti perché sono molto lontani dalla vita reale e ti permettono di sperimentare. Adesso però mi piacerebbe interpretare un ruolo comico dopo tutti questi cattivi. Al cinema o in teatro, mi piacerebbe far divertire il pubblico".

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