Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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"La verità sta in cielo", al cinema il caso Orlandi tra Vaticano e Banda della Magliana

Roberto Faenza ha acceso la macchina da presa su uno dei più scabrosi misteri italiani, facendo luce sui fitti raporti tra Chiesa e criminalità organizzata troppo spesso insabbiati

"Emanuela sta in cielo". Con queste parole, qualche anno fa, Papa Francesco ha voluto incoraggiare la famiglia di Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983, ancora alla ricerca della verità. Per la prima volta, dopo oltre trent'anni, qualcuno dice che la ragazza, figlia di un messo pontificio ed entrata a fare parte di tutte le famiglie italiane a causa di questa drammatica vicenda, è morta. 

Roberto Faenza ha voluto far luce su uno dei più scabrosi misteri italiani con il film "La verità sta in cielo", anche se quello che il regista vuole dimostrare è proprio il contrario, cioè che la verità sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sta proprio in terra. E dove? Il film si snoda tra passato e presente, in un susseguirsi di indizi e testimonianze che tessono una trama in cui appare quasi inconfutabile come i fitti rapporti tra una parte della Chiesa e la Banda della Magliana abbiano deciso la tragica sorte di una inconsapevole ragazza.

Riccardo Scamarcio nei panni del boss Renatino De Pedis, e Greta Scarano nel ruolo di Sabrina Minardi, la sua amante, sono un ritratto perfetto della criminalità romana di quegli anni, tra malaffare e giochi di potere. A riportare alla luce quegli intrecci, cercando di risalire alla verità sul caso Orlandi, due giornaliste interpretate da Maya Sansa e Valentina Lodovini, che incapperannno costantantemente nell'ostacolo più grande di tutta questa vicenda, l'omertà.

"Il film dà un assist a chi vuole proseguire con l'indagine e fare quel metro in più per scoprire la verità - ha spiegato il regista durante la conferenza stampa, evidenziando la chiusura delle indagini, nel 2015, da parte della Magistratura - Manca davvero pochissimo". Il Vaticano, infatti, è in possesso di un dossier che potrebbe finalmente far scrivere la parola fine, ma resta secretato. "La documentazione in possesso del Vaticano è agli atti - ha aggiunto Faenza - Là dentro potrebbe esserci la verità e la chiusura delle indagini è un grave errore storico. Nel giro di un mese potrebbe accadere qualcosa di importante". Papa Bergoglio, infatti, ha mosso i primi passi per aprire le carte sul caso Orlandi ed è probabile che altri lo seguiranno.

Il film, dunque, arriva nel momento giusto, e se non servirà a riaprire il caso, avrà almeno risvegliato le coscienze. In fondo, come ammette un cardinale nel film, "meglio il clamore che il silenzio".

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