Giovedì, 3 Dicembre 2020

Giordano Petri: "Bosso mi confessò di fare molta fatica nella musica classica, mondo di vipere"

Su Today la testimonianza dell'attore, che spesso lo incontrava a Roma: "Lotte intestine per strappare una data"

Ezio Bosso

La beatificazione dei morti. Accade con quasi tutti i personaggi noti, per lo più artisti, che non importa cosa hanno lasciato e diventano improvvisamente "grandi", spesso anche per chi li ignorava o addirittura detestava da vivi. Scomodo affrontare questo discorso se si parla di Ezio Bosso che un "grande" lo era davvero - come testimonia la sua grande eredità musicale e umana - eppure anche nei suoi confronti, oggi, c'è qualcosa che non torna. Un pietismo che non ha mai sopportato, ma che è stato per certi versi il suo 'trampolino di lancio' verso la popolarità - arrivata con l'ospitata a Sanremo 2016 - mentre nel suo mondo, quello della musica classica, continuava a faticare per ottenere spazio. Uno spazio che adesso resta vuoto. A parlarcene è l'attore Giordano Petri - dal 2019 nel cast de 'Il Paradiso delle Signore', dove interpreta Franco - che spesso incontrava Ezio Bosso a Roma. 

Eravate amici?
"L'ho sempre conosciuto in ambito lavorativo. Avevamo diversi amici in comune, ci siamo visti spesso a cene e aperitivi. L'ultima volta a marzo scorso, quando era venuto a Roma per un sopralluogo all'Auditorium dove avrebbe fatto un concerto. Una persona con un'anima eccezionale e la voglia di vivere al di là di ogni retorica e pietismo. Davanti a ogni tipo di blocco, di situazione negativa, di limitazioni, metteva sempre quell'ottimismo, vedeva sempre quel bicchiere mezzo pieno. Aveva un'autoironia esemplare".

Un grande uomo prima che un grande artista...
"Sì, la grandiosità non era solo nella sua musica. Amava la vita e te ne rendevi conto appena ci parlavi e lo guardavi negli occhi. La semplicità era la sua pià grande qualità".

Una semplicità che metteva anche nella sua musica. 
"Lui era capace di portarti nella sua musica spiegandoti frammento per frammento, ti ci faceva avvicinare anche se eri un profano della musica classica. Te la sapeva raccontare in modo così semplice e spontaneo che anche Chopin e Beethoven diventavano cantanti pop. Ecco faceva musica classica in modo pop, come la sua vita. Con questa bacchetta, che era la sua forza e la sua corazza, toccava il cielo. Se la deponeva si sentiva come se gli mancasse un arto. Cercava sempre di riempire le sue giornate con la musica, con lo studio delle partiture, lo sviluppo di tante scritture, si distraeva così dal calvario della sua vita, fatto di cliniche, chemioterapie e cure invasive".

Nei suoi confronti c'è stato più pietismo che reale ammirazione?
"Lui detestava il pietismo. Conti lo presentò al grande pubblico nel 2016, a Sanremo, e ci fu questa attenzione mediatica nei suoi confronti, questa grande empatia, ma molto credo era mosso dal pietismo tipico italiano. Lui invece voleva arrivare alle persone con la sua musica e la sua energia, non voleva essere un esempio come malato".

Questo atteggiamento nei suoi confronti c'era anche nel suo mondo?
"E' stato un grande peccato per la musica classica, fatta di tante gelosie e lotte intestine, fargli fare tutta questa fatica per strappare una data o una replica. Lui mi confessò di fare molta fatica a imporsi e a farsi conoscere. Lasciò sottintendere che se fosse stato in salute avrebbe fatto ancora più fatica. Penso che con Ezio Bosso ci sia stato un pietismo che l'ha fatto elevare a eccellenza italiana della musica ma con grandissime riserve. Voleva farsi conoscere nella musica per la sua arte, non per la sua malattia. Questo invece, per certi versi, non è accaduto".

Ipocrisia?
"Molta. Nell'arte non c'è tutta questa solidarietà, è un mondo di vipere".

Anche davanti alla morte?
"Spesso sono convenzioni. Sei un personaggio pubblico e allora devi ricordare un altro personaggio pubblico. Un post che vale per tutti, una frase che vale per tutti, come un compitino da fare. A volte questi post li fanno persone che si odiavano. C'è molta falsità in questo ambiente. In Italia c'è tanta cultura, ci sono tante persone capaci che dovrebbero essere ricordate quando sono in vita. Gli artisti si devono scoprire quando sono in vita"

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