Domenica, 17 Gennaio 2021

Depardieu: "I registi italiani? Tutti comunisti con tante case"

L'attore replica alle accuse di Ettore Scola, che gli ha dato dell'evasore fiscale

Gerard Depardieu ha lavorato spesso con i più grandi registi italiani e la sua è una presenza decisamente famigliare nel nostro cinema. Eppure l’attore francese, ora cittadino russo, non le manda certo a dire ai suoi amici registi del Bel Paese.

Io non sono né di sinistra né di destra, glielo dissi tanto tempo fa a Bertolucci, voi registi italiani siete tutti comunisti, però avete case dappertutto. Mi rispose che in Russia è pieno di Mercedes. Io sono un essere vivente, mi piace la vita. Sono un cittadino del mondo, in Russia sono un viaggiatore e basta”, ha dichiarato con la sua solita verve in un’intervista al Corriere della Sera in occasione del Festival di Spoleto, dove Depardieu sarà sul palco con la collega Anouk Aimée nella pièce “Love Letters”.

L’attore ha risposto alle critiche che gli sono giunte dal regista Ettore Scola, che lo ha definito un evasore fiscale.

"Abbiamo un progetto per un film, una bellissima storia di cui non voglio parlare. Prima Scola non voleva farlo perché lo produceva Berlusconi e ora non so. Non credo che troveranno i soldi. Amo Ettore Scola anche se mi ha criticato”, ha replicato Gerard Depardieu, che ha spiegato anche la questione delle polemiche con il Fisco francese e la sua decisione di andare in Russia.

Non sono andato a Mosca per evadere le tasse ma perché Putin mi ha dato un passaporto e perché mi piace la letteratura russa. Non è una questione di soldi, io vengo dalla terra, sono nato povero, sai che me ne frega dei soldi. Amo più di tutto l'Italia (dove si mangia bene ovunque e non c'è bisogno di andare nei grandi ristoranti, bastano le trattorie), e la Russia, dove non conosco nessuno, specialmente i giornalisti. In Francia dicono che Putin è un dittatore. Io dico che cerca solo di fare il meglio per il suo Paese. Intanto in Francia hanno ucciso i piccoli agricoltori, quanto alla cultura ad Avignone protestano... Non ci sono più festival in Francia, solo bagarre. Bisogna viverci in un Paese prima di criticarlo, hanno sbagliato indirizzo, che andassero nella Corea del Nord”. 

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