Venerdì, 18 Giugno 2021
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La vacanza in Iran di Giulia Innocenzi: "Molestie, palpate e uomini che mostrano il pene”

La giornalista di La7 ha scritto un lungo post sul suo blog per raccontare come le sue ferie in Iran si siano rivelate un’avventura spiacevole tra “palpate al sedere, inseguimenti e uomini che fanno mostra del proprio pene”

foto da Facebook

Giulia Innocenzi, giornalista di La7, ha scritto un lungo post sul suo blog - riportato anche su Facebook. per descrivere come la sua vacanza in Iran in compagnia dell'amica e collega a 'Servizio Pubblico' Maddalena Oliva, si sia trasformata in un’avventura niente affatto piacevole, piena com’è stata di molestatori ed esibizionisti che hanno reso difficile il loro soggiorno nel paese.

“I bazar sono molto affollati, diventano quindi il paradiso per chi ama palpare il fondoschiena, in particolare delle donne (ma non esclusivamente!)” ha scritto: “Un uomo comincia a seguirti e a un certo punto ti tocca il sedere, per poi disperdersi nella folla. Per la prima settimana ci è successo tutte le volte che abbiamo visitato un bazar. Non può essere quindi un caso”. 

Prosegue poi con quanto accaduto a Teheran: “Prima, una mano che sfiora la schiena. Ti giri, e dietro di te c’è un uomo che ti guarda. Dopo venti minuti, in metropolitana, ce lo ritroviamo dietro. A gesti, non fa segreto dei suoi desiderata: vuole andare a letto con una di noi due. All’inizio diciamo no diverse volte, poi proviamo a ignorarlo. Non funziona. Arrivate ai tornelli, scopriamo purtroppo che neanche quelli riescono a fermarlo: li salta aspettando di capire su che treno saliremo. Non ci è restato che chiamare la sicurezza”.

Ma non è tutto: come se non bastasse, le due donne che hanno deciso di condividere la loro esperienza per far sapere “come evitare esperienze molto negative”, hanno spiegato di essersi imbattute in “uomini che fanno mostra del loro pene”: “Ci trovavamo nella più grande moschea dell’Iran, a Isfahan. L’inserviente della moschea ci dà il benvenuto e ci chiede da dove veniamo. Finita la visita alla moschea, decidiamo di sederci all’ingresso per mangiare della frutta. Passa l’inserviente che ci vede sedute lì, torna indietro e... Voilà! Ci omaggia tirando il pene fuori dai pantaloni e passeggiando davanti a noi affinché possiamo vederlo. Incredibile. Il tutto a 5 metri dalla biglietteria”.

E c'è anche un inseguimento, con un ragazzo in motorino che le bracca, le raggiunge, le supera: "Si palesa alle nostre spalle e dal motorino afferra per il sedere una di noi. Poi si ferma davanti bloccando la via d'uscita e comincia a masturbarsi". 

Il punto, secondo la Innocenzi, è che l'Iran è un "regime dove vige la repressione sessuale. È stata una liberazione togliere il velo non appena abbiamo messo piede sull’aereo" da scritto ancora e a sorprenderla in negativo è stata "quella sensazione costante di valere meno e di essere vulnerabili a istinti primordiali". 

La reazione, tra i suoi followers su Facebook, è durissima, con commenti anche volgari: c’è chi l'accusa di essere "ignorante e stereotipata", chi addirittura le dà della "sionista galoppina di Washington" e della "turistetta del cavolo” e dopo che qualcuno le ha anche rovesciato addosso delle responsabilità (“Che si aspettano due donne sole... Un po' l'avete cercato il male”), lei ha aggiunto un’altra nota per difendere il suo diritto di andare in vacanza in totale libertà:  

Cari amici che mi state dando della "serva della propaganda" per aver scritto quello che purtroppo è successo a me e alla mia amica e collega Maddalena Oliva, vi rispondo qui. In Iran siamo andate in vacanza. Era da anni che volevo visitare il paese. Purtroppo però abbiamo subito diverse molestie, e abbiamo deciso di raccontare soprattutto per le donne che, come noi, decidano di andarci zaino in spalla, sole e senza viaggio organizzato. 
Quello che mi fa specie è che in mezzo al turpiloquio che mi dedicate, nessuno di voi, ma dico nessuno, si sia anche solo interrogato sul perché abbiamo subito queste molestie. Non è un problema di longitudine o latitudine. Piuttosto potrebbe avere a che fare con un regime dove vige la repressione sessuale e dove le donne in diversi ambiti hanno diritti di serie B. La tecnica di puntare il dito contro la vittima, anziché il carnefice, purtroppo è ben rodata. E magari siete un po' distratti, ma abbiamo pubblicato la nostra esperienza su un blog e su Facebook. Quindi a uso e consumo di tutti, gratis, senza committenti.

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