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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Guerra in Ucraina, la Russia blocca gli accessi alla Bbc e ad altri siti

Lo scrive il sito della Bbc, spiegando che il Parlamento russo ha approvato una legge che rende reato la diffusione di informazioni "false" sulle forze armate

In Russia è stato limitato l'accesso ai siti web della Bbc e di altri broadcaster tra i quali Deutsche Welle, Meduza e Radio Liberty. Lo scrive il sito della Bbc, spiegando che il Parlamento russo ha approvato una legge che rende reato la diffusione di informazioni "false" sulle forze armate. Il Cremlino si oppone alla parola "guerra" vuole che il conflitto Russia-Ucraina venga definito "operazione militare speciale".

Ma non sono solo le testate straniere, cui accedono però moltissimi cittadini russi alla ricerca di informazioni sul conflitto, a pagare le conseguenze di questa censura. Giovedì scorso, una delle ultime testate giornalistiche indipendenti della Russia, TV Rain, ha interrotto le trasmissioni dopo essere stata sottoposta a pressioni in seguito alla copertura informativa che aveva fatto dell'invasione. L'autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni russa aveva accusato il canale di "incitare all'estremismo, abusare dei cittadini russi, causare un'interruzione di massa della calma e della sicurezza pubblica e incoraggiare le proteste".

"No alla guerra", ha detto Natalia Sindeyeva, una delle fondatrici del canale, mentre i dipendenti uscivano dallo studio per protesta e la tv trasmetteva le immagini di un allestimento del 'Lago dei cigni' di Ciajkovskij, balletto che veniva utilizzato in epoca sovietica per celebrare la morte dei leader e che è stato anche eseguito durante il colpo di stato del 1991 che ha contribuito alla fine dell'Urss. Il caporedattore dell'emittente, Tikhon Dzyadko, secondo quanto riferisce la Bbc, ha lasciato la Russia due giorni fa spiegando che la decisione era legata a preoccupazioni per la sua sicurezza. "Il problema principale è che coprivamo l'Ucraina in modo obiettivo, come giornalisti professionisti e da diverse parti. Avevamo giornalisti che trasmettevano in diretta", ha detto alla Bbc Ekaterina Kotrik, presentatrice di TV Rain ed ex responsabile dei notiziari.

La nuova legge prevede pene detentive fino a 15 anni per chi diffonde intenzionalmente quelle che il Cremlino ha definito "false" informazioni sulle forze armate russe. "Quindici anni di prigione solo per aver fatto il tuo lavoro - ha osservato la Kotrik - È la fine della democrazia in Russia. Ogni libertà è persa".

Le trasmissioni radiofoniche sospese

Anche le trasmissioni della radio Echo di Mosca sono state sospese martedì, giovedì è stata completamente chiusa dal suo consiglio di amministrazione e oggi è stato riferito dall'agenzia russa Interfax che il contratto di locazione degli uffici è stato risolto e il suo sito Web disabilitato. Ekaterina Schulman, una politologa che stava presentando un programma quando le trasmissioni sono state interrotte, ha dichiarato alla Bbc: "Le persone come me potrebbero trovarsi senza un posto dove lavorare. Molto presto non ci saranno più organi di informazione, aule o altre piattaforme in cui possiamo parlare con il pubblico". La Tv statale russa, infatti, sta raccontando la guerra in un modo molto diverso dalle tv del resto del mondo. "Ogni deviazione dalla narrazione ufficiale su questa guerra è ora punibile con il carcere", ha detto alla Bbc Mikhail Fishman, giornalista e commentatore indipendente che ha recentemente lasciato la Russia.

"Tutti quelli che conosco nel giornalismo indipendente russo hanno già lasciato il Paese o stanno cercando disperatamente di farlo ora", ha aggiunto. Il quotidiano russo Novaya Gazeta ha twittato venerdì (in russo) che stava rimuovendo materiale sul conflitto, a causa della minaccia di perseguire i giornalisti e altri cittadini che diffondono informazioni che si scostano dai comunicati stampa del ministero della Difesa di Mosca. La testata è diretta da Dmitry Muratov, vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 2021, insieme a Maria Ressa delle Filippine, per gli sforzi volti a salvaguardare la libertà di espressione.

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