Venerdì, 22 Ottobre 2021
Spettacoli&Tv

L'Italia non vuole più chiacchiere: i talk show politici muoiono lentamente

Crollano tutti, compreso Santoro che aveva messo in guarda dal rischio di rigetto da parte del pubblico. Per lo psichiatra sono "una cosa inutile"

Complice l'affaire Floris, quest'anno l'inizio dei talk show politici ha riempito più del solito.

Tutti a parlare del nuovo “Ballarò”, del debutto su La7 del suo ex conduttore, del duello in prima serata tra “PiazzaPulita” e “Quinta Colonna”, la misteriosa scomparsa dal video di Lilli Gruber, il ritorno di Michele Santoro per quella che sarà la sua ultima stagione da conduttore.

Una saturazione da chiacchiere sui talk show che si è andata a sommare a quella proprio dei talk show, contro l'eccesso dei quali lo stesso Santoro si era scagliato con un veemente attacco.

Non condivido la scelta di riempire all’inverosimile la programmazione di trasmissioni d’approfondimento, i cosiddetti talk, che con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di nausea e un vero e proprio rigetto

Il “teletribuno” è stato profetico, forse pure troppo. Andando a guardare gli ascolti di questo primo mese di talk show politici, tornati tutti sui banchi di scuola a settembre, il risultato è disastroso: il talk show è morto.

Santoro stesso alla prima puntata: un milione e 200mila spettatori per uno share del 5,78 per cento. L'anno scorso la prima puntata della stagione aveva fatto praticamente il doppio: 2.462.639 spettatori e 11,43 per cento di share).

Un risultato che certo non fa sorridere il patron di La7 Urbano Cairo, che deve ancora riprendersi dal flop di Giovanni Floris e della sua striscia quotidiana “Diciannovequaranta”, soppressa in corsa per trasferire il conduttore sulla poltrona che fu di Lilli Gruber a “Otto e Mezzo” (il format conta più di chi conduce? A giudicare dagli ascolti pare di sì, visto che il “sostituto” ha ottenuto 1.218.000 spettatori e 4,6 per cento, restando nella media del programma), e gli scarsi risultati di “DiMartedì”.

Battuto all'esordio dal “Ballarò” dell'esordiente Massimo Giannini (con il direttore di rete Andrea Vianello che su Twitter esagerava definendolo “un esordio col botto” per un 11,76 per cento di share), il talk di La7 di Floris ha recuperato nella seconda puntata 200mila spettatori, mentre l'ex vicedirettore di “Repubblica” è crollato e ha perso quasi un milione di spettatori. Per non parlare di “Virus” di Nicola Porro su RaiDue, che si è scontrato contro Santoro giovedì portando a casa appena 910mila spettatori e uno share del 4 per cento.

In un palinsesto ormai saturo di talk show, dove si avvicendano sempre gli stessi ospiti e si parla sempre delle stesse tematiche, il pubblico sceglie altro e si butta sulla fiction.

Nella serata del secondo scontro tra Giannini e Floris, a vincere è stata la fiction di RaiUno "Un'altra vita" con Vanessa Incontrada. Nel prime time dell'esordio di Santoro con la nuova stagione di "Servizio Pubblico", la palma del più visto è andata nuovamente a RaiUno con la fiction "Che Dio ci aiuti 3".

I talk show non tirano più e lo psichiatra dell'Università di Chieti Massimo Di Giannatonio ha spiegato le ragioni all'Adn Kronos.

I talk show, oltre ad avere un effetto depressivo, sono anche ripetitivi e noiosi. Insomma, una cosa inutile. Gli italiani che si confrontano con la crisi economica più dura degli ultimi 50 anni trovano insopportabile ascoltare parole che non contengono uno straccio di soluzione, né per quanto riguarda i loro problemi personali, né per quelli generali del Paese

La pietra tombale su "un format televisivo a basso costo che riempie l'etere di parole" in un momento ormai gli italiani, di chiacchiere, ne hanno abbastanza?

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

L'Italia non vuole più chiacchiere: i talk show politici muoiono lentamente

Today è in caricamento