Sold out per i migranti-attori a Roma, Magda Mercatali: "La vera integrazione passa da qui" | INTERVISTA

Nove nazioni, un unico palco. Dopo sei mesi di lezioni di italiano, i ragazzi del laboratorio di recitazione 'Casa dei diritti sociali' portano in scena 'Mira la dindondella'. "I nostri allievi hanno storie difficilissime alle spalle, per me sono come figli ", racconta Magda, 78 anni, attrice ed insegnate volontaria

Crediti foto: Facebook

Sulejmani, originario del Mali, "non sapeva leggere né scrivere. Oggi, invece, legge, scrive e recita in italiano". Anjuka, ucraina, "non solo ha imparato l'italiano, ma anche il romano, ed ora è la nostra prima attrice". Sul palco del Teatro Belli di Trastevere, a Roma, i migranti-attori del laboratorio di recitazione organizzato dall'associazione di volontariato laico 'Casa dei diritti sociali', portano a casa il sold out con lo spettacolo 'Mira la dindondella'. A guidarli, dalla prima fila, è una commossa Magda Mercatali, attrice ed insegnante volontaria, che da sei mesi li segue passo passo nell'apprendimento dell'italiano e del teatro, ed autrice del testo portato in scena, ispirato al celebre drammaturgo Achille Campanile. "Perché - spiega a Today - E' importante che i nostri ragazzi imparino la lingua, ma è anche fondamentale che apprendano i codici etici della nostra società". 

Nove nazioni, un unico palcoscenico. Tanti scioglilingua, giochi di parole, filastrocche e battute nonsense dominano il testo. "Perché se i ragazzi imparano l'umorismo surreale di Campanile, allora la lingua italiana non avrà più segreti per loro", scherza Magda, 78 anni, da sette alla guida del laboratorio e con un passato professionale condiviso con un gigante come Vittorio Gassmann. I costumi sono di Lia Morandini, le musiche vantano la firma di Giuliano Taviani, che ha alle spalle due David di Donatello. All'inizio le mani tremano e le braccia ciondolano emozionate ai lati delle gambe, ma piano piano la tensione si scioglie, gli applausi e le risate invadono la scena e gli occhi dei "migranti-attori", carichi della dignità di chi ha combattuto tante battaglie, si riempiono di gioia. Anche perché il testo è comico, ed è bello vedere come con l'ironia si riesca ad accarezzare un tema, quello dell'integrazione, che spesso scivola drammaticamente nel cupo. Non a caso, Fevor, dalla Nigeria, stasera ha messo le sue scarpe più belle e luccicanti, cariche di strass. 

Certo, non tutto è stato facile. "L'allestimento ha richiesto un lavoro lungo e faticoso, perché ciascuno di loro ha una cultura diversa e, a volte, si è faticato a capirsi", prosegue Magda, "Gli africani, in particolare, non conoscono l'umorismo. La loro cultura non ha lo stesso humor che abbiamo noi italiani, gli inglesi e gli europei in generale. E' stato difficile farli entrare in questo meccanismo, ma poi ci sono riusciti alla perfezione". E poi c'è il "tasto dolente" degli orari da rispettare. "Qualcuno di loro non ha concetto di puntualità", sorride Magda, "quindi arriva in ritardo, oppure dice di non aver capito". Ma questi ragazzi hanno alle spalle storie burrascose. "L'incontro con Ibrahim mi ha commossa: mi ha detto 'quando sono arrivato in Italia mi sono detto «che bello non c'è la guerra»'". Ed ancora "Tutti coloro che, nel loro viaggio, hanno attraversato la Libia, sono stati torturati e violentati, sia donne che uomini. Ho mille racconti tragici nel cuore. Per me sono come figli". "Ognuno di loro", però, "stasera percepirà un compenso per aver recitato, perché il lavoro è sacro e va retribuito". 

Da trent'anni la Casa dei diritti sociali di Roma agisce in difesa dei più vulnerabili, indigenti, senza dimora, persone in povertà di diritti e, soprattutto, si impegna per l’integrazione linguistica e l’inclusione sociale dei migranti; organizza vie di fuga per uomini e donne schiavi della tratta di prostituzione. Un gruppo di avvocati fa assistenza volontaria, così come gratuito è il primo screening medico-sanitario. E poi ci sono le iniziative didattiche interculturali, come i cineforum, le passeggiate guidate, il laboratorio di fotografia, quello di cucito. E, appunto, la scuola di italiano di Via Giolitti, di cui si occupa Magda. "Ma l'ultimo anno per noi è stato terribile - spiega - E' stata fatta terra bruciata per il terzo settore, che comprende il volontariato. Siamo sull'orlo del precipizio, ma non ci arrendiamo". "In questo momento le cose non vanno bene per i nostri ragazzi. Con il decreto Salvini, sono stati chiusi centri di accoglienza, Castelnuovo di Porto, il Baobab. Ormai sono diventati gli 'invisibili' della società".

Ma la scuola non si ferma. "E' aperta tutto l'anno, anche d'estate. Abbiamo 1500 studenti. Ora troverò un'altra idea per il prossimo laboratorio teatrale. Negli anni ho insegnato Cechov, Shakespeare; l'anno scorso ho scritto un testo sugli Dei dell'Olimpo, per insegnare ai ragazzi la cultura greco-latina". E poco importa se, a sipario calato, chi parla spagnolo ancora pronuncia "yo" al posto di "io". "E' stata una bella avventura e siamo diventati come una grande famiglia, mi sento a casa", assicura Boutros, dall'Egitto. 

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