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Martedì, 17 Maggio 2022
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Luca Abete e l'incontro con il Papa: "Una giornata memorabile" | L'INTERVISTA

L'inviato di Striscia la Notizia racconta a NapoliToday le emozioni vissute sabato scorso in Vaticano, dall'incontro con Papa Francesco al discorso ai 7000 ragazzi del Servizio Civile Nazionale

Quella di sabato è stata sicuramente una giornata speciale per Luca Abete. L'inviato di Striscia la Notizia ha partecipato presso l'Aula Nervi in Vaticano ad un incontro con il Papa e 7000 giovani del Servizio Civile Nazionale. A loro Abete ha raccontato della sua esperienza come volontario del Servizio Civile nel 2001.

Ai microfoni di NapoliToday, Luca Abete è tornato su quella giornata e sulle emozioni suscitate dall'incontro con il Santo Padre.

Luca innanzitutto raccontaci le tue sensazioni su una giornata che ricorderai per sempre...

"Ci sono tanti motivi per essere contenti. Ancora una volta una mia attività nata per gioco ha preso piede ed è arrivata lì dove non immaginavo potesse arrivare. Ho iniziato a lavorare facendo spettacoli per bambini in una piccola tv avellinese e sono arrivato a Striscia la Notizia. Poi ho cominciato ad incontrare i giovani e gli studenti e sabato mi sono ritrovato in Vaticano a parlare davanti a 7000 ragazzi provenienti ,da tutta Italia, di coraggio, di come sconfiggere la paure e di sogni. Quindi la cosa più bella è proprio questa, che la vita se tu le dai fiducia e tempo, se tu ce la metti tutta e provi a fare le cose bene, coltivando i tuoi sogni, alla fine finisci per ricevere dei premi che tu neanche immaginavi".

Che emozione hai provato durante l'incontro con Papa Francesco?

"L’incontro con il Papa è stato un momento sicuramente memorabile. Sono quelle foto che probabilmente da vecchio riguarderai nell’album dei ricordi più importanti della tua vita. E’ stato bello incontrarlo e parlare con lui. E’ stato molto gentile, mi è venuto vicino, mi ha stretto la mano e a me è venuto di dargli del tu. Gli ho raccontato di quello che facciamo a Striscia, di quanto è bello provare a fare qualcosa di utile ed una televisione a servizio dei cittadini, provando a dare voce a chi non ce l’ha. Gli ho raccontato anche di quante volte fare questo è rischioso e quante sono le preoccupazioni che si nascondono prima, dopo e durante i servizi che facciamo. Gli ho detto che noi ce la mettiamo tutta per sconfiggere i problemi ambientali, i truffatori, le ingiustizie, provando a fare emergere la legalità in una terra bellissima come la Campania. Proprio in base ai rischi che corriamo, ho chiesto al Papa una benedizione per tutti quanti noi, per chi mi affianca, per i ragazzi del mio staff, per chi mi affianca nella vita di tutti i giorni e per chi fa il mio lavoro, come i colleghi. Poi ho avuto la faccia tosta di chiedergli un selfie e lui mi ha risposto: “Ah, ti piace fare le foto come i ragazzini?". Anche lui mi è sembrato colpito da questo incontro per la sfacciataggine dell’interlocutore, visto che l’ho trattato come uno dei nostri, un grande amico ed un punto di riferimento per tutti noi”.

Il selfie con il Papa, a questo punto, diventa il più importante di sempre del tuo progetto “One photo one day”?

“Questo mio progetto, che va avanti da più di sei anni, e con il quale, attraverso selfie quotidiani, racconto la mia vita, affronta molte sfere. C’è quella privata e quella pubblica. Sicuramente nella categoria ‘selfie con personaggi pubblici’, questo qui è il più importante di tutti ed è memorabile. Poi ci sono quelli della sfera privata, con i miei familiari e con le persone che mi affiancano tutti i giorni, che sono comunque molto importanti”.

In questo incontro a Città del Vaticano hai raccontato ai ragazzi la tua esperienza nel Servizio Civile. Cosa ti porti dentro di quel periodo?

“Il Servizio Civile, come tutte le esperienze che uno fa, può essere vissuta in maniera attiva o in maniera passiva. Noi dobbiamo guardare in faccia la realtà e renderci conto che la vita è un continuo proporsi di opportunità. Molto spesso non le vediamo perché siamo distratti. Quando mi sono trovato in questa associazione, la sede Uisp di Avellino, non si faceva tanto, ma io ho cercato di capire come mettermi alla prova in quella nuova dimensione nella quale ero entrato. Io ai ragazzi ho spiegato che dando sempre il massimo e mettendosi alla prova continuamente, senza paura di fallire, si può trarre il massimo dalle opportunità che abbiamo intorno a noi, indipendentemente da quello che è il nostro obiettivo. La vita alla fine ti premia. Quando ho iniziato ad incontrare gli studenti in giro per l’Italia con il mio tour motivazionale, non avrei mai immaginato di girare tutte le università italiane, di ricevere una cattedra ad honorem a Parma e di arrivare un giorno a parlare nella Sala Nervi di Città del Vaticano davanti a 7000 ragazzi in un incontro con il Papa. La vita è democratica e non è infame come molti vogliono farci credere. Bravi non si nasce, si diventa. Se lo sono diventato io in qualcosa, lo può diventare chiunque. Non bisogna inventare scuse. Ai ragazzi ho detto che il loro peggior nemico si chiama alibi”.

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