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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
il ricordo dell'amico

Lello Arena: "Voglio dire la verità sulla malattia di Massimo Troisi"

Tra loro, oltre a una collaborazione professionale di successo, anche una profonda amicizia

Un amico è il custode delle più grandi verità. Per questo Lello Arena ha deciso di scrivere il libro 'C'era una volta', per raccontare il suo legame professionale ma soprattutto la sua amicizia con Massimo Troisi. "Una storia fatta di mille colpi di scena, di mille accadimenti strani" ha raccontato ai microfoni dei Lunatici, su Rai Radio 2. Il comico napoletano ha conosciuto il collega da giovanissimo: "La prima volta che l'ho visto fu in una recita parrocchiale. Un attore, che doveva fare un piccolissimo ruolo, si era ammalato, aveva la febbre a 40. A tutti era venuto in mente Massimo per sostituirlo - ha ricordato - Si sapeva che era un ragazzo simpatico. Praticamente ha esordito sul palco per sostituire un salumiere che aveva la febbre. Doveva presentare i vari salumi che portava. Mi ha chiesto 'ma li devo dire in ordine?' e questa cosa che doveva durare sei secondi è durata sei minuti con la gente che si sentiva male dalle risate. Da quel momento ha capito che questa risata continua che lo accompagnava a teatro diventava una risorsa. Per cui ha capito che forse c'era una strada nella quale mettere mano".

E così è stato. Inizialmente insieme, con La Smorfia, il trio che componevano con Enzo De Caro: "Ci siamo persi per strada tante volte eppure siamo riusciti a creare La Smorfia, ad andare in televisione, siamo stati uno dei gruppi italiani che rispetto al teatro leggero ha avuto uno degli esiti più leggendari - ha spiegato ancora Lello Arena - A Roma abbiamo frequentato i teatri che frequentavano Gassman, Proietti, lo stesso Eduardo. Ci siamo tolti degli sfizi di gran livello. A Napoli i biglietti in vendita costavano 3000 e fuori c'erano i bagarini li vendevano a 50.000. La nostra è una storia strana e bella, per questo ho pensato che dovevo raccontarla io che la conosco bene, non altri al posto nostro".

La verità sulla malattia di Massimo Troisi

Sono tante le verità scritte da Lello Arena nel libro, soprattutto sulla malattia di Massimo Troisi: "Voglio dire e ristabilire la verità. Molti hanno scritto imprecisioni. Per esempio il discorso sulla malattia di Massimo spesso viene utilizzato come grimaldello emotivo per ottenere il consenso del lettore - ha detto - Ma la malattia di Massimo, tranne che per il suo epilogo drammatico, non è mai stato un problema per noi. Massimo quando tornava da Houston poteva stare in scena due ore e mezza, poteva giocare a pallone, frequentare le signorine che tanto gli piacevano e che tanto sono state tra le sue preferenze e le sue cure. Non c'era bisogno di raccontare la sua malattia in modo morboso". E a proposito delle donne, punto debole di Troisi: "Abbiamo avuto donne che pagavano i portieri d'albergo per farsi trovare in camera nostra. Noi avevamo 26 anni, immaginate com'era la situazione. Io avevo due avversari come Enzo e Massimo, potevo solo ritirarmi. Enzo era di una bellezza sconcertante, le prime file a teatro erano piene di ragazze che volevano solo vedere lui. Massimo aveva una bellezza diversa ma piaceva molto. Io facevo un po' il fanalino di coda ma non avevo di che lamentarmi".

"Massimo era solo"

Massimo Troisi era un artista straordinario, ma anche una persona eccezionale. Rara, come ha raccontato ancora Lello Arena: "Era molto sensibile. Brillava di un colore suo, particolare e personale. Non ce n'era un altro come lui e quindi secondo me quando sei così sai che stai in un posto dove come te non ce ne stanno. Per questo stai un po' da solo. E noi all'epoca non ce ne siamo tanto resi conto. Vivevamo con lui ma questa cosa ci è sfuggita. C'è rimpianto dovuto al fatto che nessuno all'epoca immaginava un epilogo così tragico. Lui conosceva bene il suo problema di salute, ma nessuno pensava a una fine così veloce". E quando arrivò quella notizia ancora lo ricorda: "Stavo in un posto festoso, mia figlia si stava esibendo in un saggiod i ginnastica, c'erano musica, palloncini, bambini che ridevano. Per tre giorni tutti i telefoni che potevano squillare hano squillato. 24 ore su 24. E' stato un momento terrificante".

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