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Lunedì, 6 Febbraio 2023
la vicenda

La storia di Britney Spears contro il padre Jamie spiegata dall'inizio: tutte le tappe della guerra infinita

La delicata vicenda personale della popstar è iniziata nel 2008, dopo un crollo mentale che indusse il padre a diventare suo tutore legale

Da mesi il nome di Britney Spears rimbalza nelle cronache spinto da una popolarità che con la sua carriera di cantante in senso stretto c’entra ben poco. Accanto al suo, quello del padre Jamie, controparte di una battaglia legale scandita da udienze dove richieste e accuse, repliche e avvertimenti si susseguono come assi nelle maniche tirati fuori di volta in volta da avvocati decisi a far valere le posizioni dei propri clienti.

Perché Britney Spears è in causa con il padre

La delicata vicenda di Britney Spears ha iniziato ad avere una certa risonanza mediatica lo scorso novembre, spinta dalla dagli hashtag #FreeBritney che via social ne hanno veicolato l’urgenza in ogni parte del mondo. Tramite il suo legale Samuel D.Ingham, l’artista 39enne, tra le più celebri e premiate artiste della storia della musica pop, idolo di milioni di teenager conquistati prima dalle movenze da Lolita sulle note di ‘Baby one more time’ (era il 1998) e poi dalla musicalità di brani come ‘Oops!...I Did It Again’, confessò di essere letteralmente terrorizzata dal genitore, nominato suo tutore da quando, dieci anni prima, venne accertato il suo crollo mentale. "La mia cliente mi ha informato che ha paura di suo padre. Non si esibirà di nuovo finché suo padre è responsabile della sua carriera" erano state le parole dell’avvocato, a cui era seguita la controreplica del collega Vivian Lee Thoreen, secondo cui il suo cliente James Spears aveva, in realtà, salvato la figlia da un debito di oltre 60 milioni di dollari messo a rischio dalla sua precaria salute mentale.

I problemi della popstar erano noti al grande pubblico già dal 2007. La notizia della crisi nervosa della cantante che, in difficoltà a causa della battaglia legale per l’affido dei due figli con l’ex marito Kevin Federline, entrò in un parrucchiere di Los Angeles, si rasò a zero e poi uscì dal salone prendendo a ombrellate un suv in preda ad un attacco di rabbia, fece il giro del mondo e la parabola discendente di Britney divenne argomento principe dei media dell’epoca tesi ad indagare sullo sciagurato declino.

Spears venne allora internata in una struttura per la salute mentale e il padre ottenne la cosiddetta 'conservatorship', ovvero un genere di tutela solitamente riservata a persone disabili o incapaci di intendere e di volere. Qualche anno dopo iniziarono a diffondersi le prime rimostranze di Britney, tese a denunciare come la coercizione del padre fosse pressoché totale e spaziasse dal controllo sull’uso del telefono cellulare alle persone da frequentare, dall’obbligo di esibirsi anche contro il suo volere allo sfruttamento economico necessario per saldare i conti di tutto il team coinvolto. Dei guadagni, lei poteva percepire solo una piccola parte, ovviamente – anche quella – decisa dal padre.

Quando i fan di tutto il mondo si sono mobilitati per Britney Spears

Lo scorso febbraio, cassa di risonanza per il caso di Britney è stata la diffusione del documentario "Framing Britney Spears" prodotto dal New York Times, testimonianza della storia tormentata della sua protagonista. Dall'infanzia al successo improvviso, dagli amori da copertina al rapporto complicato con la stampa fino alla crisi che nel 2007 le fece toccare il fondo, il doc ha raccontato per la prima volta senza filtri la vita della persona sovrastata dal personaggio, mai come allora supportato da decine di personalità dello spettacolo che le hanno dimostrato tutta la loro vicinanza puntando il dito contro il papà della popstar, accusato di non averla tutelata come avrebbe dovuto.

"Voglio solo la mia vita indietro. Voglio porre fine a questa tutela senza essere giudicata. Merito di avere una vita, ho lavorato tutta la mia vita": Britney continua a scagliarsi contro il padre, lo incolpa di averle somministrato psicofarmaci, di averle impedito di sposare il suo ragazzo, di avere un altro bambino. "Questa tutela mi sta facendo molto più male che bene", dice, "Non sono felice, non riesco a dormire. Sono così arrabbiata e piango ogni giorno".

Il padre di Britney Spears rinuncia alla sua tutela, ma lei lo accusa di estorsione

In tutto questo tempo Jemie Spears ha sempre negato tutto e sostenuto di essere bersaglio di una campagna diffamatoria e di falsi attacchi: ogni decisione, lui l’avrebbe presa solo e soltanto per il bene della figlia. Tuttavia, qualche settimana fa è arrivata l’inaspettata dichiarazione, quella che ha fatto urlare di gioia tutti: Britney Spears è libera, il padre Jemie ha rinunciato alla sua tutela. L’uomo ha depositato un atto in risposta all'istanza presentata dalla figlia presso la Corte Superiore di Los Angeles, formalizzando così un passo indietro già annunciato e comunque legato allo scontro pubblico con la figlia che aveva fatto sapere che non si sarebbe più esibita se l’uomo avesse mantenuto il controllo sulla sua carriera. 

Questione chiusa? Niente affatto. Perché l'avvocato della popstar Mathew S. Rosengart ha presentato in tribunale nuovi documenti in cui si parla di tentata estorsione da parte di Jamie ai danni di Britney, a cui avrebbe chiesto di barattare la sospensione e la rimozione come tutore in cambio di circa due milioni di dollari. Il legale ha quindi chiesto la rimozione immediata dell'uomo a Brenda Penny, il giudice che si occupa del caso: "Il mondo ha ascoltato la testimonianza coraggiosa e convincente della signora Spears. La vita di Britney Spears è importante. Il suo benessere è importante. Ogni giorno è importante. Non c'è motivo di aspettare".

Il padre ha chiesto di rinunciare alla tutela della figlia

La questione arriva a quello che pare un punto di svolta definitivo martedì 7 settembre: Jamie Spears, infatti, ha chiesto la fine della tutela sulla figlia Britney con un'istanza che ha comunicato l’intenzione di rinunciare al ruolo di supervisore della sua vita e delle finanze. Nelle carte che ha presentato ieri al tribunale di Los Angeles, il 69enne ha scritto di desiderare solo il meglio per sua figlia che "ha diritto a che questa corte consideri seriamente se questa tutela non sia più necessaria. Se la signora Spears vuole porre fine alla tutela e crede di poter gestire la propria vita, il signor Spears crede che dovrebbe avere questa possibilità".

#FreeBritney, allora: ora sì.

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