Giovedì, 15 Aprile 2021

Coronavirus, i cantanti italiani alzano la voce: "Il Governo dia risposte e sostegno a chi lavora nella musica"

A lanciare l'appello Laura Pausini e centinaia sono gli artisti che si uniscono giorno dopo giorno per accendere i riflettori sui lavoratori di questo settore

Laura Pausini

Il 'la' lo ha dato Tiziano Ferro, domenica scorsa, a 'Che tempo che fa', chiedendo al Governo risposte su concerti ed eventi annullati nei prossimi mesi a causa dell'emergenza coronavirus. Un intervento che ha alzato un polverone, mandando il cantante alla gogna mediatica, 'colpevole' di pensare a temi futili in un momento così delicato. Non che un concerto sia più importante della salute, tantomeno che il conto in banca delle super star della musica italiana desti preoccupazione, ma i lavoratori di questo settore non sono meno importanti degli altri, destinatari di manovre finanziarie mai messe in campo prima d'ora.

Se, dunque, Tiziano Ferro è stato frainteso, si è fatta capire bene Laura Pausini con un appello lanciato sui social e condiviso da centinaia di cantanti e artisti, da Claudio Baglioni a Gianni Morandi, Alessandra Amoroso, Emma Marrone, Marco Mengoni, Zucchero, Elisa, Antonello Venditti e tanti altri. "Noi stiamo parlando di noi o per noi, ma di tutti i musicisti, gli autori, i dj, i ballerini, gli operai, i tecnici, i professionisti di ogni settore dello spettacolo, i lavoratori senza cassa integrazione, i lavoratori occasionali, tutte le maestranze che lavorano nel mondo della musica e dell'intrattenimento. Stiamo parlando di chi suona la sera nei locali delle vostre città e di chi insegna musica ai vostri figli - ha spiegato la cantante di Solarolo - Non sono star, ma è gente che lavora e con quel lavoro ci paga ciò che serve per vivere. Gente che come tutti ha il diritto di lavorare e che come tutti ha il diritto di essere protetta quando, senza alcuna colpa, il lavoro e la dignità vengono messi in pericolo. Di loro e del loro disagio economico si parla pochissimo. Non leggiamo mai di cosa accadrà a questi lavoratori. Noi artisti, che condividiamo con loro una parte fondamentale della nostra vita, ci chiediamo come potranno reggere a un'emergenza che diventa sempre più lunga. Cosa succederà agli eventi di questa estate e a quelli programmati nei mesi successivi? Quando potranno tornare a lavorare? Chiediamo che anche a loro venga assicurato un trattamento economico e un sostegno dignitoso".

Appello al nostro Governo perché nessuna voce resti inascoltata. Chiediamo ai nostri colleghi, a tutti professionisti dello spettacolo e a tutti quelli che come noi amano la musica l'arte e ogni forma di intrattenimento di unirsi in questo momento così delicato. #seiconnoi? Call on the italian government. Llamamiento al gobierno italiano. Apelo ao governo italiano. Appel au gouvernement italien. @vascorossi @andreabocelliofficial @ramazzotti_eros @ligabue_official @tizianoferro @cesarecremonini @biagioantonacci @fiorellamannoia @elisatoffoli @amorosoof @real_brown @officialnannini @giorgiaofficial @ghali @achilleidol @mengonimarcoofficial @giulianosangiorgi_official @claudiobaglioniofficial @paolacortellesireal @rafriefoli @lorenzojova @rosario_fiorello @syriaofficial @damalikessa @lapinadeejay @paolaiezzireal @ambraofficial @brunorisas

Un post condiviso da Laura Pausini Official (@laurapausini) in data:

Fiorella Mannoia: "Non molleremo finché non avremo risposte"

Domande precise che aspettno risposte concrete dal Governo. A rincarare la dose, poi, è Fiorella Mannoia, sempre in prima linea quando si tratta di difendere diritti: "Non è un appello perché noi abbiamo smania di riaprire le arene, i teatri e le piazze e metterci in mostra - spiega su Instagram, durante una diretta con la collega Tosca - Non è così. Siamo stati quelli che abbiamo chiuso per primi e saremo quelli che riapriranno per ultimi, forse tra un anno. Nel frattempo, tutti i lavoratori che stanno dietro le quinte, i tecnici, quelli che montano i palchi, le orchestre, come mangiano? Ecco perché diamo battaglia. Non molleremo finché non avremo delle risposte. Siamo tutti in subbuglio e in piena attività - fa sapere - Non immaginate quante telefonate e videotelefonate, ci stiamo tutti consultando gli operatori del settore, commercialisti, stiamo facendo un discreto casino per questo argomento". Perché, sottolinea la cantante, "sono quasi 500mila lavoratori senza nessuna garanzia. I 600 euro sono per quelli a partita Iva".

Infine l'affondo: "Nell'immaginario collettivo noi siamo futili, e la gente pensa che facciamo un mestiere di cui in questo momento si può fare a meno. E giudica le persone che lavorano con noi come se non stessero lavorando, ma divertendosi". E della stessa opinione un'altra combattente della musica italiana, Ornella Vanoni: "In Italia la musica se non è classica è chiamata leggera, o peggio, canzonette - si sfoga su Facebook - Trovo questo termine sminuente. Faccio un esempio: in tutti i paesi del mondo la musica è ritenuta arte ed è sostenuta. In Italia un disco ha la stessa IVA di un profumo, mentre i libri no, sono ritenuti cultura. In questo momento di grave crisi per tutti, noi cantanti cerchiamo di fare in modo che i lavoratori del mondo della musica, fonici, tecnici, abbiano protezione economica e previdenziale, visto che non hanno la cassa integrazione. Se noi non lavoriamo, loro non mangiano. Chiediamo al governo di porre attenzione al problema - si legge nel post - In questo periodo di pandemia, dai balconi, dalle finestre e dalle case è uscita Musica, per sostenere e rallegrare la gente. La musica è necessaria come l'aria. Anche gli uccellini cantano e fanno musica".

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