Lunedì, 19 Aprile 2021

Danti: "Nell'indie nessuna novità, scopiazzano dal vecchio cantautorato italiano" (INTERVISTA)

Dal 3 aprile online il videoclip di 'Canzone sbagliata', un incontro musicale virtuale con Luca Carboni e Shade. Su Today il rapper commenta a ruota libera la musica di oggi, che lo vede tra i protagonisti più apprezzati

Danti

"Ci sono, iniziamo quando vuoi". Danti - all'anagrafe Daniele Lazzarin - è di buon umore al telefono. La quarantena non gli pesa, visto la vicinanza della neo fidanzata Nina Zilli (che spesso tira in ballo durante la nostra chiacchierata, da perfetto uomo innamorato) e la sua abitudine allo stare in casa, dove ama fare musica e dove ha girato il videoclip di 'Canzone Sbagliata', online dal 3 aprile, in cui è protagonista insieme a Luca Carboni e Shade di questo incontro musicale virtuale. E con lui, che nasce come rapper per poi diventare uno degli autori più apprezzati in Italia, parliamo di musica a 360 gradi. 

Distanti ma uniti, anche per fare musica. Com'è nata 'Canzone sbagliata'?
"E' nata da questa idea di fotografare la contemporaneità di oggi, dove tutto è sbagliato, ma la gente sembra non accorgersene. E' esattamente la fotografia di questi tempi dove grazie a una sana e consapevole ignoranza italiana riusciamo ad essere sereni lo stesso, anche se ci sono tante cose sbagliate. E' una canzone che prende un po' in giro tutti noi italiani e allo stesso tempo ci salva, perché questa è proprio una caratteristica nostra. Non sappiamo bene tante cose, ma quando c'è da ragionare di pancia sappiamo andare dalla parte giusta". 

Questa quarantena secondo te è un embrione di nuove produzioni, di nuove idee? Non solo musicali...
"Secondo me è l'embrione di un nuovo format lavorativo che fuori dall'Italia era già consolidato e ora lo diventerà anche qui. Nella negatività della faccenda, se dobbiamo per forza vedere un bicchiere mezzo pieno e quindi cercare di essere positivi, forse questa roba qua scolarizzerà soprattutto quelli più adulti alla possibilità di riuscire a fare cose anche da casa, senza il bisogno di mobilità da Roma a Milano per una riunione di un'ora, ad esempio. Forse ci fa riflettere anche sullo spreco di tempo, di risorse, di mobilità. Mi sembra che stia andando avanti comunque qualcosa nonostante la situazione e la precarietà: c'è gente che fa i dj set sui balconi, gente che studia, gente che lavora, ma anche noi artisti che cerchiamo di intrattenere e di convincere la gente a restare a casa. Più la situazione è grave e più uno deve fare il meglio con le carte che ha". 

Tu come la stai vivendo?
"Io sono uno di quelli fortunati. Sono arrivato in quarantena che mi ero appena fidanzato, l'ho vissuta anche per questo molto più positivamente. Se poi ci metti che io sono un topo da studio, non esco mai. Per me è il mondo fuori che è cambiato e questa cosa mi preoccupa. Guardi fuori, vedi la desolazione più completa e ti spaventa, sembrano sempre le 6 del mattino".

Nasci come rapper, poi la svolta autoriale. Perché questa scelta?
"Perché ho la possibilità di avere più sfaccettature. Molte cose a volte le scrivo e lo sento che sono belle ma non sono per me. Quello che mi caratterizza, credo, è scrivere non delle canzoni per altri e poi mandargliele e fargliele cantare, ma di cucirle addosso alla persona giusta. L'esempio che faccio sempre è: se togli a Rovazzi 'Andiamo a comandare' e la dai a Giuliano dei Negramaro non sarebbe una hit, se togli J-Ax e Nina Zilli da 'Tu e d'io' non c'è più. Non sono canzoni intercambiabili e quello che mi ha fatto avvicinare all'autorato è proprio il voler dimostrare questa cosa, quello che invece mi sta facendo allontanare dall'autorato è il fatto che vedo che vanno bene anche le canzoni intercambiabili e non mi piace. Canzoni che possono cantare tutti non mi piacciono". 

Da autore, chi sono secondo te oggi gli interpreti migliori in Italia?
"Su tutti Mina. Lei è la numero uno. Sono di parte, ma ti faccio comunque dei nomi. Tra le interpreti femminili Nina Zilli. Va beh poi Vasco Rossi, Luca Carboni, loro potrebbero cantare anche la lista della spesa. Senti la vibrazione quando cantano, magari non hanno una vocalità perfetta, ma emozionano. Questo nelle nuove generazioni sento che si sta perdendo e non è solo questione di auto-tune. Non è vero che le canzoni si spersonalizzano con l'auto-tune, anche Cher usava l'auto-tune ma era personalissima. Per me la perfezione sta anche in quanto riesci a dare in quel tipo di emozione e se nell'emozione serve stortare la perfezione del tecnicismo, allora tutta la vita stortiamo questa perfezione".

Con l'esplosione dell'indie negli ultimi anni, il cantautorato italiano sta vivendo una nuova primavera. Sei d'accordo?
"No. Sarà che cresco, sarà che sono sempre più un addetto ai lavori e mi godo meno la parte del divertimento, ma sono affezionato a quel tipo di cantautorato che non sento più, o se lo sento è sempre figlio di quel cantautorato lì. Ti ricito Vasco Rossi, Luca Carboni, Lucio Dalla. Sono contento che le canzoni nuove siano in qualche modo figlie di questi tre nomi che ho fatto, e aggiungo Umberto Tozzi, lui è il quarto che rivedo nelle canzoni di oggi. Quindi il cantautorato sta vivendo un nuovo momento di gloria, ma con le armi del passato, non con qualcosa di nuovo. Sono contento, perché nel 2000 sentivamo tante di quelle porcate. Adesso sentiamo Tozzi, Dalla, Vasco Rossi, in una chiave nuova, però è sempre quello. Per me l'indie è il nuovo pop, ma non ci vedo la novità. Scopiazzano la parte figa della musica italiana, che anche a me piace tanto: Raf, Tozzi, Carboni, Vasco Tossi. In tante cose di Achille Lauro, ad esempio, io ci sento Vasco Rossi. Questa è una novità nel contesto di oggi, con l'abito da scena e i testi belli. Sono molto contento che i nuovi cantautori rifacciano le canzoni con quel gusto lì, non è una critica la mia. Sono contento che rubino da quello piuttosto che da altro, ma non possiamo parlare di novità". 

A ottobre il grande successo di 'Tu e d'io' con cui inizi il tuo percorso da direttore artistico. Un pezzo forte, ma forti anche gli artisti che hai scelto, J-Ax e Nina Zilli.
"Prima di scegliere dei grandi artisti ho scelto due amici. Con Ax ci collaboravo da anni, conoscevo già anche Nina".

Con Nina poi è esploso l'amore...
"Sì, galeotta fu la promo. 'Tu e d'io' è diventata la nostra canzone. Se mi chiedessi quale featuring nella mia carriera è andato meglio, ti direi questo (ride, ndr)". 

L'annuncio del tuo nuovo percorso professionale lo hai fatto attraverso un video-cartone che hai girato insieme a Fiorello e Rovazzi. Il titolo è "Se stai zitto fai un figurone". Oggi parlano in troppi secondo te?
"Sì. C'è sempre stato il voler fare i soldi con la musica e va bene, anche io voglio fare i soldi con la musica. Siamo qua per questo, intrattenere facendo musica con la speranza di spaccare e guadagnarci. Il problema è quando questo ragionamento non viene più fatto solo dall'artista e basta, ma viene fatto da gente fuori. Vengono prese persone che credono di essere artisti e al giorno d'oggi crederci conta più di essere bravi. Sono più di vent'anni che andiamo avanti così e guarda le classifiche, non devo dirlo io. Non sono un erudito della musica, un genietto, ma ascolto le classifiche e molto spesso non incontrano il mio gusto".   

C'è invece qualcuno che dovrebbe parlare di più?
"No, sinceramente non c'è nessuno che dovrebbe parlare di più. Il problema è proprio che tutti parlano troppo e fanno poco o niente. Bisognerebbe fare". 

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