Sabato, 8 Maggio 2021
L'intervista a Today

"Fedez se la prende col sistema, ma a Sanremo gli ha fatto comodo": Sergio Cerruti rinfresca le idee al rapper

Il presidente dell'Associazione Fonografici Italiani commenta così la bufera scatenata dall'artista al concerto del Primo Maggio e a Today dichiara: "Personaggio molto acuto. Scena Unita? Lodevole, ma comunque un brand"

Sergio Cerruti, Fedez

Fedez come Padre Pio. Paragone azzardato alla prima lettura, ma se pensiamo alla folla oceanica che il rapper è in grado di trascinare con un post o un discorso fatto in diretta tv, come è accaduto al concertone del Primo Maggio, immaginiamo già anche il santino. Le gesta del nuovo paladino della comunità Lgbt hanno fatto scoppiare una bomba che ha provocato crepe profonde in ogni dove, dalla Rai alle segreterie dei più svariati partiti, che da giorni continuano a schierarsi con o contro. Come se l'agenda politica, ormai, la dettasse lui.

"Un personaggio acuto", così lo definisce Sergio Cerruti, presidente dell'AFI - Associazione Fonografici Italiani (che riunisce centinaia di produttori italiani) - su Today. Al produttore basta fare un piccolo passo indietro, tornando ad appena due mesi fa - quando il rapper rischiò la squalifica al Festival di Sanremo per aver spoilerato una piccola parte della canzone con cui era in gara - per rinfrescargli la memoria: "Fedez se la prende col sistema, ma a Sanremo è il sistema che l'ha salvato. Andava escluso. Se la prende con i sistemi ma quando gli pare a lui, perché in quel caso il sistema lo ha appoggiato. Lui era tecnicamente fuori, da regolamento". E sulla vicenda del concertone commenta: "Sul palco del Primo Maggio gli artisti hanno sempre lanciato dei messaggi e inevitabilmente in un periodo storico come questo tutti facciamo politica, ma l'artista ha sempre una doppia responsabilità, anche della qualità del messaggio che lancia. Lui e la moglie (Chiara Ferragni, ndr) sono il terzo editore italiano - prosegue il presidente dell'AFI - Dopo Rcs e Rai c'è Ferragnez. Questa è una cosa preoccupante perché sbilancia l'opinione pubblica nei confronti di una parte della verità. Sicuramente la Rai ha delle criticità, ma che la cosa scaturisca dal palco del Primo Maggio e detta da lui, che è un manovratore di traffico, fa sorridere. Visto che è così ligio e trasparente, dicesse anche che quando aveva messo in rete il pezzo doveva essere squalificato".

Sergio Cerruti: "Sanremo? Abbiamo chiesto un incontro per riscrivere il regolamento. Mai arrivate risposte"

A proposito di Sanremo. Sergio Cerruti è stato tra i primi a dire che quest'anno il Festival doveva essere rimandato e a due mesi di distanza resta della stessa opinione: "I lavoratori lasciati a terra sono comunque rimasti lì. Faccio un esempio. Solo a Casa Sanremo ci lavorano di solito 400 persone, quest'anno erano circa 70. Sicuramente i conti della Rai saranno in positivo e sono contento per loro, ma la caratteristica che ha reso Sanremo così famoso è proprio l'impulso che dà alla città, oltre a tutte le cose che fanno il Festival, compreso il sosia di Pavarotti fuori dal teatro - spiega il produttore - Secondo me togliere quella componente è stato solo un esercizio di prepotenza. Dire 'facciamo lo spettacolo per farvi divertire' a un uomo di spettacolo come me sembra superfluo, ma dire una banalità di questo tipo significa nascondere quelli che sono altri interessi. Ci sono tanti interessi economici intorno al Festival di Sanremo. Secondo me andava spostato". Sul Festival di Sanremo Sergio Cerruti è critico da tempo. "Dovrebbe essere rifondato nell'assetto, ormai è vecchio" dichiara a Today, ponendo l'accento soprattutto sul regolamento: "E' più che altro un modulo di adesione che la Rai sottopone, dove ci sono pochi margini di trattativa. Ricordo inoltre che la convenzione è scaduta, era in prorogratio quest'anno. Afi, Fimi e Pmi hanno chiesto un tavolo di confronto con il comune di Sanremo e l'ad Salini per riscrivere le regole di un Festival che non ci va più molto bene. Nessuno ci ha mai risposto, poi c'è stato il Covid ed è rimasto tutto così". Sul tavolo, spiega sempre Cerruti, la centralità di produttori e autori e compensi equi: "La menzione dell'etichetta sul brano è importante. Abbiamo chiesto che venga citata la casa discografica perché il ruolo del produttore è centrale nella musica, eppure a Sanremo non viene valorizzato. C'è l'artista e il manager. A Sanremo ci sono due morti eccellenti, l'autore e il produttore. Restituirgli centralità mi sembra il minimo. E poi dargli un equo compenso - continua - La Rai fattura 44 milioni di euro e a un artista gli dà 55 mila euro. I big quest'anno erano 24, quindi un milione e due su 44. C'è uno sbilanciamento del rapporto tra chi è davvero il contenuto del Festival, cioè la musica, e la retribuzione. I giovani si devono accontentare di 6 mila euro". Una situazione "tutta da rivedere" secondo il presidente dell'Associazione Fonografici, che incalza: "Se la Rai vuole fare uno show è libera di farlo, la gara è un'altra cosa". E ancora sul rimborso spese per gli artisti (con cui vengono pagati gli entourage): "Quello è un rimborso per le attività dell'artista, peccato che alcune non sono neanche concordate e che la Rai vende spazi pubblicitari. Faccio un esempio. Main sponsor del Festival è la Tim, ma ci potrebbe essere un artista legato a Vodafone che si trova a fare un'intevista con dietro il logo Tim. Va tutto bene, ma dovremmo essere quantomeno informati".

"Nel comparto live perdita catastrofica dopo un anno di pandemia"

"La musica è un settore talmente vasto, dove ci sono gioie e dolori, contenti e scontenti", così Sergio Cerruti risponde quando gli chiediamo una panoramica della situazione attuale dell'industria musicale. Il settore online regge bene, i comparti dei diritti e dei live sono invece in profonda sofferenza dopo oltre un anno di paralisi. Traducendo in numeri "parliamo di perdite, sulla raccolta dei diritti, che arrivano fino al 75%" mentre "il comparto del mercato fisico, pur avendo messo a segno un dicembre glorioso, chiude con un triste -35% che comprende anche quei piccoli negozianti e grossisti". Il disastro vero è per il live, cove si registrano perdite del "95%, in alcuni casi anche del 100%". Uno scenario che potrebbe cambiare già da questa estate, quando qualcuno tornerà sul palco, mentre altri continuano a rimandare. Perché? "Le rispondo da imprenditore - spiega Cerruti - Se lei non apre sa esattamente quali sono i costi. Se lei programma un evento e malauguratamente deve essere annullato, oppure entra in vigore una legge per ridurre la capienza, si mette in una condizione di incognito in cui un imprenditore sano non si vuole mettere. Lo definirei un rischio calcolato. Le decisioni nascono da una diversa sensibilità imprenditoriale, da una diversa capitalizzazione e capacità di rinunciare o no a un evento, dalle pressioni che esercita un artista e dalle clausule contrattuali che legano ad esempio quell'artista a una società. La situazione è un po' ingarbugliata". 

"Ripartenza a ottobre? Qualcosa accadrà ma ci andrei cauto"

Sulla completa ripartenza dell'intero settore, auspicata per il prossimo autunno, il presidente dell'AFI ci va coi piedi di piombo: "Sicuramente qualcosa accadrà, ma si farà con i regolamenti che ci saranno nei prossimi mesi. Vorrei vedere chi mette 20 mila persona in un palazzetto a ottobre, ad oggi mi sembra una follia. Se a ottobre riusciranno a farlo sarò contento, se metà di quei biglietti non possono essere onorati, è chiaro che la gente si arrabbia. E' sempre una questione di punto G, gestione. E informazione anche". Allo stato attuale delle cose, dunque, troppa incertezza per fare pronostici. "Siamo in un terreno insidioso" ricorda Sergio Cerruti, che conclude: "Volendo essere onesti intellettualmente bisogna fare una sola grande divisione a monte. Da una parte ci sono le grandi società capitalizzate, che hanno escluso di tornare nei palazzetti perché la situazione pandemica non lo permette, poi ci sono gli artisti che vogliono tornare a fare il loro mestiere, e questo è più che logico, e tutti quegli addetti ai lavori, di promoter e organizzatori di eventi, che non sono i grandi gruppi capitalizzati, che stanno alla fame. La verità è che è mancata un po' di franchezza nel dire 'Scusateci, fino a oggi vi abbiamo chiesto il 55% di tasse, vi abbiamo martoriato. In questo momento vorremmo dare 10 mila euro a tutti per restare a casa, ma la verità è che non ce lo possiamo permettere'. Quello che non spetta a Fedez dire, ma a un leader politico". 

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