La 'Dannata Lotta' di Valentina Parisse: "Tanti cantautori, poche cantautrici. Canto la forza delle donne" (INTERVISTA)

E' nata dietro all'aeroporto di Ciampino e proprio sugli aerei incontra le storie da trasformare in canzoni. Autrice e compositrice, o meglio "cantautrice e vagabonda", come si definisce lei, Parisse, a 33 anni, ha già in valigia collaborazioni con Zero e Zarrillo

Valentina Parisse, 33 anni

Si chiama Dannata lotta l'ultimo singolo di Valentina Parisse. E lei, che da Ciampino è volata nella scuderia della Universal Music, tra le etichette musicali più prestigiose, e poi nella giuria di 'All Together Now', lo show musicale di Canale 5 - passando per il Canada e il Concertone del Primo Maggio - parla con cognizione di causa. Il titolo del brano evoca appieno il mordente della "cantautrice e vagabonda", come ama definirsi lei stessa, "nata dietro l'aeroporto di Roma e con la valigia sempre in mano".

Nel bagaglio, a 33 anni, ha infilato collaborazioni con mostri sacri della musica italiana come Renato Zero e Michele Zarrillo, diventando presto volto nuovo del cantautorato. Per non parlare dell'estero, dove ha lavorato con Phil Palmer. E ancora il primo album 'Vagabond', in inglese, e 'Sarà bellissimo', singolo di debutto in italiano. Ma tutto è partito dalla collezione dei vinili del papà, poi il primo passo in sala di registrazione a 14 anni e, infine, un aereo per il Canada. "Un viaggio che è non è stato solo piacere, ma fonte di ispirazione - racconta a Today - Entrare in contatto con realtà e persone diverse è motore per la creatività. Allora ero molto più giovane ed ho fatto un salto nel buio, una sensazione straordinaria. Arrivavo dalla periferia e conosco la lotta che si fa per poter uscire da quel tipo di nido".

Ci vuole coraggio.

O incoscienza. E, per fortuna, il carattere non cambia con il tempo.

Perché proprio Montreux?

È stato fondamentale alla formazione della mia personalità artistica. Un ambiente così vasto, e a tratti ostico, ha favorito la concentrazione. L'ampiezza dei territori, la calma del silenzio, l'influenza viscerale di un clima che è invernale da Halloween a giugno: Vagabond è nato proprio così. E poi noi italiani siamo sempre ben accolti all'estero. Anche professionalmente parlando: abbiamo un potere nella melodia che il mondo ci invidia.

Ed ora ti trovi più a suo agio a cantare in inglese?

Non c'è distinzione. La lingua è solo un mezzo. A fare la differenza è il messaggio che si vuol comunicare.

Qual è il tuo?

A me piace ascoltare le storie delle persone che incontro. E trovargli un posto nelle mie canzoni. Dopo 'Dannata Lotta' tanti ragazzi mi hanno scritto, entusiasti di essersi riconosciuti nella fatica dei giovani di oggi. Amo indagare emozioni, conflitti interni, forze che vivono nel nostro stomaco e ci portano da qualche parte, sia essa giusta o sbagliata. Da anni, ormai, viaggio spesso da sola. Ed è inevitabile ritrovarsi a parlare con il vicino di posto.

E che cosa scopri?

La varietà della vita. C'è chi abbandona la sua città per amore, chi si lascia andare a confidenze su un momento complicato che sta attraversando. Il mio obiettivo è comunicare ciò che vedo e sento come donna, perché più vado avanti e più mi accorgo di quanto mi sia caro il tema di noi donne oggi e di quanto sia ancora difficile 'costruirci'.

Com'è la donna di oggi?

Indipendente, ma deve ancora faticare molto per avere pari opportunità e pari diritti. Si trova a districarsi su tanti fronti e questo, a volte, non è facile.

In questi tempi rivoluzionari per la musica, con l'esplosione dell'indie pop, sono emersi tanti cantautori italiani, da Coez ad Aiello. Facendo una rapida panoramica, però, l'impressione è che i nomi femminili latitino. Sei d'accordo?

Totalmente. E sono anche incazzata. Mi scuso per la parola, non è il mio modo, ma la questione mi fa arrabbiare molto. Al di là di ciò che posso rivendicare per me stessa - perché è giusto che io difendo la mia causa -, vedo tante bravissime colleghe bloccate da una marea di ostacoli. Ostacoli che per il mondo maschile sembrano non esserci. E mi piange il cuore.

E perché, secondo te?
Se avessi una risposta l'avrei già messa in atto. Io sono una pasionaria, istintiva e rivoluzionaria. Se riconoscessi qual è questo muro, proverei a scavalcarlo. Ma non so rispondere. E l'unica cosa che possiamo fare è continuare ad interrogarci per trovare una soluzione. Perché questa situazione non rende giustizia: ne escono sconfitti sia uomini che donne. In fondo, un coro è fatto di voci maschili e femminili che cantano insieme.

Tanti cantautori, poche cantautrici. Per noi donne esistono ostacoli che gli uomini non conoscono. E questa situazione non rende giustizia: ne escono sconfitti sia uomini che donne. In fondo, un coro è fatto di voci maschili e femminili che cantano insieme.

Nell'immaginario collettivo, al termine cantautore viene associato il volto di un uomo. Anche all'estero è così?

Il Canada mi ha regalato la conoscenza di una artista immensa come Joni Mitchell, emblema della musica folk-jazz e vera e propria eroina del paese. Eppure, quando le persone chiudono gli occhi e pensano ad un cantautore, immaginano Bob Dylan. Vi assicuro invece che lei non ha qualcosa da invidiargli. L'estero è meno suscettibile a questa dinamica sessista. Ma a me preme il cambiamento in Italia.

Il tuo futuro lo immagini qui?

Sì, perché sono orgogliosa delle mie origini. Ovviamente mi auguro che i miei brani raggiungano un palco più vasto possibile, ma amo la nostra musica.

E come ci si sente pochi minuti prima di incontrare Renato Zero per dare avvio ad una collaborazione?

Mi basterà darvi un dato: a 13 anni, quando sono stata promossa all'esame di terza media, mio fratello mi ha regalato il biglietto per un suo concerto. E già così sarebbe una storia molto figa da raccontare. Ma la cosa più bella è che persone come Renato, Michele (Zarrillo, ndr) e Phil (Palmer, ndr) sono capaci di dare grande disponibilità all'ascolto. E questo è parte del motore che mi spinge ad impegnarmi e a darmi fiducia.

Nell'epoca della deflagrazione della musica trap e rap, lei sceglie il pop. E' la tua unica strada o spazierai in altro?

Nel nuovo album farò incursioni nel rock. Uscirà il prossimo anno, ma non c'è ancora una data precisa. Ci saranno importanti collaborazioni, al momento top secret. In produzione c'è Katitti. Quanto al rap, non credo che sia il mio genere, ma nutro grande rispetto per i rapper di talento. Vorrei collaborare col geniale Salmo.

I talent show, in fondo, sono show. E nello show non c'è abbastanza tempo per approfondire. Spesso ad alcuni ragazzi vengono assegnati brani improbabili. Poi li lasci soli con la chitarra e creano magia. Io non ho mai provato ad entrarci, forse perché so bene che cosa voglio dire. 

Intanto, per il secondo anno, sei tra i giudici del 'Muro Umano' di 'All Together Now', dove sei chiamata a giudicare persone comuni appassionate di canto. Che cosa ti entusiasma dello show?

Il fatto che non vende illusioni, ma si limita ad essere una festa. Il clima è positivo, ci divertiamo molto e il pubblico da casa percepisce la nostra genuinità regalandoci ottimi ascolti. Non è un programma che promette una carriera discografica, ma un luogo dove vivere insieme l'amore per la musica e divertirsi. Tanto, ormai, è evidente a tutti che le promesse lasciano il tempo che trovano. 

Parli dei talent show.

Io non ho mai provato ad entrarci e ne vado orgogliosa. Forse perché parto da un vantaggio: io so che cosa voglio dire e, avendo un mio gusto e una mia personalità, mi risulterebbe difficile entrare in un meccanismo di gara che, in fondo, è show. E nello show non c'è abbastanza tempo per approfondire. Spesso ad alcuni "allievi" vengono assegnati brani improbabili. Poi li lasci soli con la chitarra e creano magia. Capisco la scelta di chi tenta la strada del talent, da lì sono arrivati interpreti fenomenali, ma non è stata la mia. 

E se la tua strada ti portasse a Sanremo? Anche tu, come molti autori, tieni un brano nel cassetto da presentare al momento giusto?

Chi dice che non ama Sanremo racconta grande fesseria. E' il palco più importante della nostra grande tradizione. Posso solo dire che mi piacerebbe molto partecipare, magari con un mio progetto. Ma sarei onorata e orgogliosa allo stesso modo se ci arrivassi collaborando al lavoro di altri.

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