Giovedì, 4 Marzo 2021

Jalisse: "Accanimento e invidia dopo quella vittoria a Sanremo, quest'anno ci riproviamo" | L'INTERVISTA

Il duo, che nel 1997 vinse il Festival con il brano "Fiumi di parole", è tornato alla ribalta grazie al talent "Ora o mai più". In tutti questi anni non hanno mai smesso di fare musica, ma ora finalmente è arrivato il riscatto dopo anni di oblio: "Non ci siamo mai fermati, questo è un premio alla nostra costanza e caparbietà"

I Jalisse

"Si è rotto l'incantesimo, finalmente". Fabio Ricci al telefono non frena l'entusiasmo a pochi giorni dalla fine di "Ora o mai più". Secondo posto per lui e sua moglie Alessandra Drusian: i Jalisse. Una sacrosanta seconda chance per loro, che nel 1997 trionfarono inaspettatamente al Festival di Sanremo con "Fiumi di parole", ma il seguito non fu altrettanto fortunato per il duo, pian piano esiliato dalla scena musicale italiana, ma mai dimenticato dal pubblico.

Un inedito in uscita, "Ora", e un nuovo album in lavorazione, i Jalisse si riprendono il successo che meritano. Passione, grinta da vendere e quella voglia mai assopita di tornare sul palco dell'Ariston.

Secondi classificati per una manciata di punti. Brucia?
"Bruciare? Assolutamente no, anzi. Siamo strafelici del secondo posto, non volevamo il primo. Il primo posto lo abbiamo già avuto a Sanremo, chissà la stampa cosa avrebbe pensato. Abbiamo vinto per il pubblico e questa è la vittoria più bella. E poi siamo contenti per Lisa. Al di là della classifica abbiamo vinto tutti e otto, siamo stati coraggiosi. Non sapevamo quale poteva essere la reazione del pubblico dopo anni".

Il pubblico l'ha presa benissimo, visto il successo del programma. Che esperienza è stata per voi?
"Bellissima, indimenticabile. Si è creato un bel legame tra noi otto artisti, anzi nove perché Donatella (Milani, ndr) è come se non fosse mai andata via, è rimasta anche nel nostro gruppo WhatsApp per evadere dalla situazione familiare in cui si è ritrovata. La cosa più bella era il dietro le quinte, non solo quello che vedeva il pubblico in puntata. Incontrare i maestri, provare, condividere, scherzare, raccontarci quello che è successo in questi anni, la non visibilità. Condividere momenti belli e brutti della propria vita è stato qualcosa di forte. Conoscere le persone è la cosa più bella".

E dividere il palco con Michele Zarrillo?
"Michele è un grande professionista, un grande maestro. Persona umile e sincera. Un bravo ragazzo. E poi ci siamo proprio divertiti sul palco con lui, sembravamo una rock band".

Primi classificati nel '97 al Festival di Sanremo con "Fiumi di parole", contro ogni pronostico. L'umiltà di ricominciare dopo un successo del genere non è da tutti. Voi da dove siete ripartiti?
"Noi non ci siamo mai fermati in realtà. Dal '97 a oggi abbiamo sempre prodotto progetti e canzoni, la musica è sempre stato il nostro lavoro. Ovvio, se manca la visibilità manca la promozione, se la gente non ti vede in tv pensa che hai cambiato mestiere, invece noi abbiamo sempre continuato a fare musica. Progetti con le scuole, siamo stati a L'Aquila dopo il terremoto, da luglio dello scorso anno ci stiamo cimentando com speaker radiofonici per dare spazio agli artisti emergenti. Insomma, la musica non hai mai smesso di far parte della nostra vita".

I Jalisse 21 anni dopo la vittoria a Sanremo: LA VIDEOINTERVISTA

Tornerete a Sanremo tentando il bis?
"Non so se ci chiameranno, è il signor Baglioni che decide. Come ogni anno proporremo qualcosa di nostro, come facciamo da 21 anni a questa parte. Ogni anno abbiamo proposto una canzone diversa, quest'anno ne proporremo un'altra. Non ci siamo mai fermati, siamo sempre stati testardi e costanti e speriamo che quest'anno sia la volta buona".

Sanremo, la più grande vetrina della musica italiana. Come la trovate oggi?
"Io non riesco più a innamorarmi della musica di oggi (è Alessandra a parlare, ndr), mi sembra tutta uguale e mi dispiace dirlo perché il bel canto e la melodia italiana ci sono, ma stanno andando questi filoni trap che piacciono ai ragazzini di 15 anni e si va solo alla ricerca di ciò che va forte sul web. La musica ormai è una rincorsa alle visualizzazioni. Subentrano dinamiche televisive e web, questo dà importanza al più visto e al più cliccato, ma nella maggior parte dei casi non è il pezzo più bello. Anche Sanremo si ricoprirà di un personaggio di questo o di quell'altro tipo per prendere più pubblico possibile".

Baglioni però lo scorso anno, al suo primo Festival come direttore artistico, ha dato un forte segnale di rottura con le dinamiche televisive dominanti. Non c'erano i "figli dei talent", ma artisti come Avitabile e Peppe Servillo...
"Sì, vero. Anche Red Canzian, Facchinetti, ce ne erano di grandi artisti e spero che continui a dare spazio ai veri cantautori".

All'estero andate forti. Oltre alla fuga dei cervelli, in Italia c'è anche quella delle voci?
"Noi grazie all'Eurovision abbiamo aperto diversi canali con gli altri Paesi europei. Proprio pochi giorni fa eravano in Olanda, a Vlieland, una piccola isola sopra Amsterdam dove abbiamo girato parte del video di "Ora", e abbiamo partecipato a due serate dedicate all'Eurovision. Un successo incredibile. Abbiamo cantato 'Fiumi di parole', 'L'essenziale' di Marco Mengoni e 'Nel blu dipinto di blu'. Il pubblico cantava con noi in italiano, le sapevano tutte. C'è un grande rispetto per la musica all'estero, ma per l'arte in generale. Questo in Italia un po' manca. Basta pensare che in Francia ci sono sussidi per gli artisti nei periodi in cui non lavorano, in Italia invece non abbiamo nessuna tutela da parte dello Stato. Già questo fa sì che la gente pensi che non è un lavoro vero. Non c'è molto rispetto per l'arte in Italia e questo non è bello. Potremmo vivere di arte e cultura, ma purtroppo non è così e questa è la più grande differenza con l'estero".

Su di voi si sono detti "Fiumi di parole" in questi anni di assenza. Quali vi hanno ferito di più e quali invece vi hanno reso orgogliosi?
"Sicuramente le accuse dopo la vittoria di Sanremo ci hanno dato grande amarezza. Non pensavamo ci fosse questo accanimento nei nostri confronti. Dopo la vittoria ci hanno catapultato in sala stampa per la conferenza, i giornalisti sono rimasti tutti a testa bassa, ce ne fosse stato uno che ci ha fatto un applauso. La prima domanda è stata 'perché avete vinto Sanremo?'. E' stata la cosa che mi ha dato più fastidio di tutte. Abbiamo vinto perché probabilmente ce lo siamo meritato, i voti erano quelli, non li abbiamo rubati. Non sapevo cosa rispondere, mi sono cadute le braccia. Ero lì che volevo godermi un sogno che avevo nel cassetto fin da bambina, perché questa cattiveria, questa punta di acidità, questa invidia? Oggi invece ci arrivano messaggi da parte di ragazzi che allora erano bambini e ci ascoltavano insieme ai genitori, questo sì che ci rende orgogliosi. L'affetto e la stima del pubblico che riconosce il nostro talento. La cosa più bella sono le parole che ci stanno arrivando oggi dopo 21 anni e che alleggeriscono questa lunga attesa".

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