Mika, addio tabù: "Con la musica si può parlare di tutto, anche di sesso" | L'INTERVISTA

Il nuovo singolo, un album in uscita, il tour europeo al via da novembre, ma soprattutto la voglia di parlare senza filtri grazie alla musica: il cantautore torna dopo qualche anno e ci racconta com'è

Mika

Desiderio, passione e audacia. E' un Mika decisamente più trasgressivo quello che emerge da 'Ice Cream', singolo che anticipa il nuovo album 'My Name Is Michael Holbrook' - in uscita il 4 ottobre - ma mai volgare. Nessun tabù, solo la voglia di dire tutto, senza nascondersi, e di farlo attraverso la musica. Ridare al pop quell'occhio smaliziato degli anni '80, questa l'ambizione del cantautore che da novembre partirà con il suo 'Revelation Tour' (qui tutte le date. Biglietti disponibili su Vivaticket, Ticketmaster e Tickeone, Barley Arts invita a diffidare di qualsiasi altro circuito di vendita).

"Let's try in english", lui preferisce (di qua un po' meno), ma dopo qualche minuto lo switch in italiano è spontaneo come le sue parole dall'altra parte del telefono e la sensazione di chiacchierare con un amico è forte. Merito della tv, che qualche anno fa gli ha permesso di entrare nelle case di milioni di italiani, ma soprattutto magia di Mika, nel dna 'uno di famiglia'.

Bentornato Mika: il nuovo singolo e un album, poi il tour

Prima di tutto bentornato! Ti mancava la musica?
"Tanto. Mi é mancato sapere cosa stavo facendo dal punto di vista di un artista. Ciò che ti chiedi quando fai musica, quando scrivi, è molto complesso ma quando trovi le risposte tutto si rimette a posto da sé e dà un senso alla tua vita. Se non fai questo non ce la fai. Ora sto meglio".

'Ice Cream', il tuo nuovo singolo, lo hai scritto l'estate scorsa in Toscana. L'Italia è sempre una bella fonte di ispirazione per te...
"Sono cresciuto a Londra ma sono sempre stato molto interessato, fin da piccolo, all'opera lirica italiana, alla musica classica e alla musica italiana in generale. Gran parte dell'album l'ho scritto a casa mia, in America, poi mia sorella ha affittato un casale in Toscana, d'estate, e ho finito lì di scrivere. Mi ha ispirato tanto in sole tre settimane".

E' una canzone piccante, dove non mancano i doppi sensi. Non ti eri mai spinto ancora così in un testo, è un Mika più audace quello di oggi?
"Sì, decisamente, ma con eleganza, mai volgare. Mi sono guardato intorno e ho realizzato che la musica pop aveva perso tanto della sua sensualità. Mi sono chiesto perché. Negli anni '80 e '90 la musica era così sensuale e sessuale anche, ma allo stesso tempo sofisticata. Oggi invece la sensualità, così come la sessualità, si trova solo nelle foto e nei video di donne a caccia di visualizzazioni su YouTube. Questo perché non è scritta in modo interessante nelle canzoni, in modo sofisticato, e allora giochiamo questa carta qui. Provochiamo questo dialogo, è molto importante farlo bene. E' fondamentale rispetto al concetto di musica pop. Mi sono chiesto: 'Sono pronto ad avere questo dialogo?', ed eccomi qui".

Nel brano c'è un chiaro riferimento ad 'I want your sex' di George Michael, un cult di quegli anni '80 che hai appena descritto. Manca oggi quel tipo di trasgressione?
"Abbiamo questa idea che oggi si può dire tutto e siamo liberi, ma osavano molto di più negli anni '80 e '90, con questo occhio un po' giocoso dove però c'era sempre grande attenzione. Ho deciso di riprendere in mano quella attenzione. Quando ascolti 'Ice Cream', ma tutto l'album, si palpa l'atteggiamento di voler dire tutto. Si può parlare delle cose che fanno male, senza nascondere nulla. Parlare della malinconia e della tristezza in modo crudo, parlare della depressione in modo aperto, si può parlare della paura della morte e sì, si può parlare anche dell'amore e del sesso. Parliamone di queste cose. Prima mi hai chiesto cosa mi ispira dell'Italia, ecco proprio questo. Non voglio essere il classico americano che parla di cliché, come una pizza mangiata davanti al Duomo. No, non è questo che mi ispira di questo Paese ma la sua temperatura alta, il sangue latino. Sentire la vita nelle conversazioni con le persone, per strada, non dover essere sempre freddi, poterci esprimere". 

Anche il sound di 'Ice Cream' strizza l'occhio agli anni '80. Un po' di nostalgia del passato?
"Io sono un bebè degli anni '80 e figlio degli anni '90, ma nessuna nostalgia. Guardare indietro in questo senso è pericoloso, rischia di fare un po' finto, invece prendere le cose che mi ispirano di quel periodo e utilizzarle è fondamentale". 

Il 10 novembre inizia il Revelation Tour. Partiamo dal nome, quale sarà la rivelazione più grande?
"Il modo in cui è costruito lo show, sicuramente. Voglio che le persone vedano uno spettacolo in cui non c'è niente di finto, dove l'energia è molto intensa e diretta, come quando scrivo o canto in studio. Per questo ho deciso di ispirarmi a show che avevano questa intensità: i folk show, dove i ballerini ballano, cantano e suonano allo stesso tempo, il mitico Lovesexy Tour di Prince, i grandi show dei Talking Heads. E' un aspetto molto urgente, attraverso quell'energia si può sentire davvero l'anima dell'artista. So che sembra astratto, ma quell'energia lì, quasi anarchica, quasi punk, è quello che voglio provocare nel mio tour".

Il 24 novembre a Torino, prima tappa italiana, poi altre 11 date. Qual è la città che ti emoziona di più?
"La cosa più emozionante è che facciamo così tante date, da nord a sud. Ho fatto televisione in questo Paese ed è stato un privilegio perché sono potuto entrare nella vita intima della gente, nel loro salotto, ma fare tanti concerti è una cosa molto diversa. Andare da nord a sud, facendo anche città come Reggio Calabria, Bari, Napoli, è speciale per me. Poter portare il mio mondo, il mio circo, in così tanti posti diversi d'Italia è un'opportunità enorme. E' tutto l'insieme che mi emoziona di più".

Salutiamoci con la tappa dei sogni. Dove ti piacerebbe fare un concerto?
"All'Arena di Verona, sarebbe bellissimo. E anche all'Hollywood Bowl, a Los Angeles".

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