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Domenica, 5 Febbraio 2023
Musica

Amore e dipendenza per Lil Busso e Tredici Pietro, figlio di Morandi: "La mia musica non dipende da nessuno"

Nel loro primo album, Lovesick, indagano gli stati d'animo legati all'amore, non quelli di felicità e di spensieratezza, ma quelli di disperazione e frustrazione

“Parlo di te con il mio dottore, mi dice che sei la ragione di tutti i miei guai e che in mano ho solo dipendenze” questi versi della canzone Lovesick offrono la chiave per comprendere l’album - che abbraccia il rap, il pop e la dance - pubblicato da Sony di Tredici Pietro, 25 anni, e Lil Busso, 22 anni. Il disco, non a caso omonimo della canzone, è il primo lavoro a quattro mani dei due nato dalla condivisione delle preoccupazioni e emozioni suscitate dalle relazioni complesse che stano vivendo. La loro amicizia nasce nel 2017, avevano già lavorato insieme, ma questo progetto musicale è il loro lancio ufficiale: “Stiamo già pensando al futuro - raccontano a Today - e vogliamo continuare a lavorare insieme. Quindi l’idea è quella di andare in studio ancora per un po’”.

Sono molti gli artisti che nella sofferenza hanno avuto l’ispirazione per le loro opere e questo è quello che è successo a Tredici Pietro e Lil Busso quando quest’estate hanno iniziato a parlare delle loro pene d’amore e hanno trovato molti lati comuni. Già dal titolo - che ha un doppio significato “malato d’amore" e “soffrire per amore” - è chiaro che non si tratta di un disco in cui si parla dell’amore che eleva l’uomo, ma di un sentimento capace di logorare e sfinire. Pietro e Busso parlando del tradimento, del sesso vissuto non come atto d’amore, della paranoia, della dipendenza affettiva che trasforma l’altra metà nella causa del tuo malessere. Spesso questi concetti sono espressi con parole e immagini brutali, le donne vengono chiamate, come spesso (purtroppo) accade nel mondo del rap e dell’urban - ma non solo -, pu**ane, tr*ie, le donne sono perfide manipolatrici che li trattano “come un cliente e la cosa mi offende, ma la cosa mi prende” (2€/Secondo; Why you naked?). È evidente che ci sia l’intento di esprimere la rabbia e la frustrazione, ma è in canzoni come Sì o no, Lovesick, È vero e Angeli e Demoni che si trova la vera espressione di questi due sentimenti, sono dell’album i brani in cui gli artisti si sono messi a nudo e il messaggio arriva dritto al destinatario (“La vita è piena di distrazioni e tu eri la più forte, mi sembrava impossibile resisterti eri una dipendenza a cui non riuscivo a far fronte” e “il ricordo del nostro passato è un taglio che non si è mai rimarginato” da Angeli e Demoni).

“Entrambi veniamo da una situazione sentimentale molto complicata, per motivi differenti io mi stavo lasciando, Busso stava avendo problemi con la morosa e ci siamo trovati a parlare di come stavamo e di come risolvere queste cose che non sapevamo come gestire. Entrambe le relazioni erano malate, complesse, ma non tossiche”, ci tiene a precisare Tredici Pietro, rapper con una eredità paterna non indifferente (è il figlio di Gianni Morandi), parlando di com’è nato Lovesick. E se per Pietro Morandi la storia con la ragazza causa del suo male è finita, per Lil Busso no: “Stiamo ancora insieme” spiega il rapper. Pietro confessa di non aver avuto il coraggio di far ascoltare di persona il disco alla sua ex, mentre per Busso era fondamentale che la sua ragazza lo ascoltasse perché in alcuni brani parla anche di lei.

I due si aspettano molto, “forse troppo, abbiamo fatto già molti viaggi mentali. Noi siamo i primi fan di questo album. Proviamo ansia e tanta felicità. I primi riscontri sono stati molto positivi e speriamo vada sempre meglio”. Non mancherà un tour e le prime date saranno già a metà dicembre, “per poi continuare in un tour invernale e poi speriamo in uno estivo. Per noi è importante portarlo sui palchi perché così abbiamo l’opportunità di raccontarlo suonandolo”. Della coppia musicale Tredici Pietro è più zen e sale sul palco senza alcun mantra, Lil Busso invece confessa di affrontare l’ansia da palcoscenico con un rituale tutto suo: “Mi metto un asciugamano sul viso e inizio a urlare per automotivarmi, ripeto il mio nome, mi aiuta a scaricare la tensione, mi fa scendere un po’ l’ansia”.

La richiesta di aiuto: "Non bisogna avere paura"

In Lovesick si parla anche di chiedere aiuto, salute mentale e di un dottore che diagnostica ai due la causa del loro dolore. Questo è un passaggio importante che i rapper hanno saputo inserire nel loro racconto con due escamotage delicati ma incisivi in quanto indirettamente parlano di uno psicolgo: “Parlo di te con il mio dottore mi dic? che sei la ragione di tutti i miei guai” e “Ma sto benissimo, giuro, dottore mi liberi ora, devo raccogliere i pezzi di me che ho sparsi per il mondo”. 

“Non bisogna avere timore di parlare o di dire che si ha bisogno di aiuto, non bisogna vergognarci di dire che si va da uno psicologo. Non è una nostra pretesa dare consigli, nella nostra musica ci sono anche delle cose sbagliate, ma volevamo sensibilizzare su questo tema perché è certamente più sano andare da uno psicologo se ne abbiamo necessità che non farlo e non affrontare i problemi”. Complice la loro età, 22 e 25 anni, entrambi sottolineano di non voler “indicare la retta via, anche perché la dobbiamo ancora trovare”, ma parlando ad un pubblico giovane si rendono conto quanto potere hanno.

I social e la pandemia

Nelle canzoni i social sono molto presenti, si parla di like, di TikTok, di mi piace e di come le condivisioni possano essere usate come armi per far soffrire. È evidente che lo schermo, sia questo del pc o dello smartphone, sia diventato parte integrante della vita sociale di tutti noi, soprattutto nei due anni e mezzo che ci hanno visto affrontare lockdown e pandemia. E se da una parte i social sono stati nostri alleati per essere vicini a chi non potevamo vedere, dall’altra sono diventati una lente dalla quale guardiamo il mondo con ancora più minuzia. Ai due abbiamo chiesto se abbiano notato, confrontandosi anche con altri coetanei, un cambiamento ne rapportarsi all’altro. “Sicuramente è cambiato qualcosa con tutta la situazione che abbiamo vissuto e anche i social hanno contribuito - ha risposto Tredici Pietro -, ma io ho percepito che le persone hanno voglia di ricorrere ciè che hanno perso, che hanno voglia di fare. Dopo il covid ho percepito molto risveglio: il buttarsi di più, anche in amore che è la cosa più importante che abbiamo. Io vedo che la nostra generazione e anche quelli un po’ più grandi hanno voglia di correre ancora più veloce e forse è questo l'aspetto negativo perché è come se volessimo recuperare qualcosa che ci è stato tolto”.

La musica e il rapporto con i genitori

Entrambi da anni fanno musica e le loro famiglie li appoggiano: “Da cinque anni sono nel mondo della musica, non ho più 15 anni e ormai è passato un po’ di tempo da quando ho avuto un confronto con i miei genitori sulla carriera. Sono indipendente economicamente da un po’ di anni e sono fiero di non essere un peso per i miei genitori sotto questo aspetto” ha spiegato Pietro Morandi.

Entrambi ricevono pareri sulla loro musica, anche negativi ammettono. In merito alla questione genitori Gianni Morandi dichiarò in un’intervista di aver scoperto che il figlio aveva deciso di intraprendere la carriera musicale tramite i social, una scelta sicuramente particolare che però è legata alla volontà di crearsi da solo di Pietro: “Ho scelto di non dirglielo per vari motivi personali. Diciamo che l’ho fatto perché il mio percorso è il mio percorso e non deve dipendere da quello di nessun altro”.

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