Mercoledì, 21 Aprile 2021

'Ogni bene', Valentina Parisse: "Canto l'arte di chiudere una storia d'amore (senza rancore)"

Nei tempi post lockdown in cui le coppie scoppiano, la cantautrice è in radio con il nuovo singolo feat Space One: "Nessun incontro è vano, tutto è da lezione". Ironico e introspettivo, il brano è un'iniezione di pop femminile. E, a tre giorni dall'uscita, è già nella Top 100 EarOne

Valentina Parisse, 33 anni (Crediti foto Instagram @laura.sbarbori_ph)

La Cina, con il suo boom di divorzi, ci aveva avvertito. E così è stato. Dopo il lockdown, anche in Italia tante coppie sono scoppiate, messe a dura prova dalla convivenza forzata tra le quattro mura di casa, oppure al contrario dai rapporti a distanza. Se è vero infatti che le emergenze accelerano i processi, l'amore non ha fatto eccezione. Lo sa bene Valentina Parisse che - in maniera del tutto casuale, ma mai così azzeccata - lancia proprio ora il suo singolo 'Ogni Bene', feat Space One, antidoto perfetto per chiunque voglia lasciarsi senza per questo cedere al rancore. "Ci sono molti modi di reagire alle situazioni, ed ho sempre pensato che l’ironia sia uno dei più efficaci", spiega la cantautrice 33enne, con alle spalle il successo della canzone 'Dannata Lotta' e collaborazioni con artisi del calibro di Renato Zero e Phil Palmer. "Il testo parla a chi come me vuole trovare la forza di guardare positivamente al futuro, soprattutto nel momento che stiamo vivendo". E i numeri confermano il tempismo: a tre giorni dalla release, il brano è già nella Top 100 EraOne.

Riflessivo, dissacrante, amaro, 'Ogni bene' è il racconto delle sensazioni contraddittorie degli uomini, in balìa dell’imprevedibilità degli eventi. "L'augurio è quello di riuscire a lasciarsi alle spalle situazioni evitando di coltivare odio, che è un sentimento molto faticoso, oltre che negativo. Si può continuare a rispettare e volere bene, anche da lontano. E' giusto dunque dire 'Ti auguro ogni bene, ma desiderio anche che tu non stia sulla mia strada'".

Consapevolezze che hanno spunto autobiografico?

Nel brano ci sono anche io, con tutti i miei difetti, a partire dalla vita frenetica e spesso complicata da organizzare come vorrei per dare spazio a tutto. Ma tra le mie qualità riconosco proprio la capacità di non arrendermi facilmente, di combattere. C'è sempre una via d'uscita, bisogna solo avere la forza di cercarla con dignità e coraggio. Nel mio caso, è sempre stata la musica a salvarmi, a spingermi ad andare oltre.

Quali sono, dunque, le armi per uscire da vincitori anche da un fallimento come è quello della fine di una storia d'amore?

L'ironia può essere una grandissima alleata. Certo, oggigiorno è difficile essere ironici, ma il sorriso può spuntare. Io parto sempre dal presupposto che tutto ciò che accade può insegnarci qualcosa. Nessun incontro è vano. Tutto può essere una lezione, anche quando le cose vanno male. Soprattutto in un momento come questo, la positività assume un valore inedito. Se c'è un regalo che il lockdown ci ha fatto, è stato proprio quello di concederci più spazio per noi stessi. E per tanti questo ha significato redersi conto di non voler continuare il loro percorso in un certo modo o con una certa persona.

La quarantena ha scombussolato l'emotività di tutti. Quali fermenti per l'anima tutt'altro che imperturbabile dei cantautori?

Io posso affermare con assoluta certezza che questa situazione mi ha cambiata. Certo, all'inizio non è stato semplice: la favola degli artisti chiusi nella loro bolla tra libri e dischi è reale, ma il primo periodo è stato durissimo per tutti ed è inutile nasconderlo. Vedere soffrire la tua città, il tuo Paese, i tuoi affetti, e sentirti privato della libertà, non può che avere ripercussioni negative. La creatività è arrivata solo in un secondo momento, riuscendo a portarmi in salvo anche stavolta. Ma mi ritengo fortunata, perché ho tanti amici, colleghi e musicisti, assieme ai quali ci siamo fatti forza a vicenda, scrivendo e investendo il tempo in modo costruttivo.

Tra questi proprio il rapper Space One, con cui duetti in Ogni bene. Come mai proprio lui?

E' una collaborazione nata dalla stima reciproca e non potrei esserne più felice. Il pubblico sa distinguere bene la differenza tra i feat genuini e quelli "appiccicati" in modo artificiale. Gli ho fatto sentire il brano e nel giro di una settimana mi ha inviato le sue barre. Non abbiamo cambiato niente, la sua autoironia ha sposato alla grande la mia, nonostante i nostri mondi musicali siano ben lontani.

La musica è uno dei settori più colpiti dall'emergenza coronavirus. La discussione sulle prospettive del futuro prossimo è aperta. Pensi che lo streaming e i concerti limitati a 1000 posti siano strade percorribili?

Arrivando dalla gavetta, ritengo fondamentale il contatto con il pubblico. L'emergenza ci ha catapultati nel futuro, facendoci scoprire le enormi potenzialità della rete, ma il viaggio, l'arrivo in teatro, l'odore del palco, le prove, sono tutti fattori che imprescindibili per un'esperienza emotiva come è la musica. Quanto al limite dei posti, ben vengano le regole, purché si suoni. Di certo però c'è che per la cultura si potrebbe fare molto di più: è fondamentale nel nostro Paese, eppure viene data per scontata.

Tra le sfide più discusse per il settore musicale, anche quella della parità. Tanti cantautori, meno cantautrici. Il tuo singolo è un'iniezione di pop femminile. La musica sta cambiando?

Il mio approccio è ottimista. Negli ultimi tempi ho visto maggiore attenzione alla causa, anche al Festival di Sanremo, ad esempio, che quest'anno ha dedicato tantissimo spazio alle donne (Parisse è co-autrice del brano 'Nell'estasi o nel fango' portato all'Ariston da Michele Zarrillo, ndr). Penso che la strada giusta vada trovata insieme, senza stare lì a litigarsi spazi, ma semplicemente dando pari opportunità a tutti. In fondo, un coro è fatto di voci maschili e femminili che cantano insieme. E le dinamiche sessiste non rendono giustizia agli uomini né alle donne: ne escono sconfitti entrambi.

Ti sei mai sentita discriminata?

No. A salvarmi è stato, forse, il mio caratteraccio da combattente.

E a proposito di Sanremo, come ti ha cambiata professionalmente?

E' stato come ritrovarmi in un sogno, una delle esperienze più totalizzanti di sempre. Con Michele abbiamo lavorato giorno e notte sul testo, per oltre un mese, perché volevamo il meglio, volevamo trovare in lui una chiave di lettura diversa. E ci siamo riusciti. L'arte, in fondo, è anche questo: avere il coraggio di reinventarsi.

Che è anche l'auspicio di Ogni bene.

Sì, può essere utile cantarselo ogni tanto per ricordarlo.

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