Sabato, 5 Dicembre 2020

Vasco Rossi: “Sono un sopravvissuto. Alle Br, alla droga, alla depressione e al coma”

Il rocker ripercorre la sua vita nella lettera a Cesare Cremonini, nominato direttore della rivista ‘Vanity Fair’ per un numero speciale

Vasco Rossi

Una lettera in risposta a Cesare Cremonini, direttore artistico di Vanity Fair per il numero speciale di mercoledì 18 novembre, ha riassunto splendidamente in qualche riga la ‘vita spericolata’ di Vasco Rossi. Rispondendo alla richiesta del cantante che gli chiedeva di spiegare quale sia per lui il senso della sopravvivenza, il rocker ha ripercorso quattro decenni di storia, dall'infanzia a Zocca fino agli anni di piombo, segnati da un successo musicale in costante ascesa, dalla consacrazione artistica, ma anche da esperienze personali che spesso hanno messo letteralmente a rischio la sua vita.

Vasco Rossi si definisce “un sopravvissuto”: alla noia del suo paese di origine, Zocca, dove “se sei in pensione ci stai benissimo, ma a 20 anni non c’è niente da fare” e da cui partì  con Punto Radio; agli anni ’70, quelli “di piombo, le Brigate Rosse, Lotta Continua e Potere Operaio”, trascorsi come “un indiano metropolitano, cercavo di migliorare me stesso perché ero l’uomo anarchico e, sinceramente, a me sembravano dei matti quelli che si chiamavano «potere operaio» ed erano studenti, come gli altri che si chiamavano «lotta continua», e poi al pomeriggio tornavano tutti a casa, dai genitori…”.

Negli anni ’80, poi, “la droga e gli eccessi”: “Ne ho combinate di cazzate, ma le ho anche pagate tutte”, ammette Vasco: “Gli anni ’80, quelli più stupidi del secolo ma anche i più belli e divertenti e, per me (…) Tutto quello che mi indignava della realtà sfociava in canzoni per lo più provocatorie, e dissacranti. Sberleffi e provocazioni contro i perbenisti, i moralisti, i furbetti”.

Gli anni ’90 sono arrivati portando con loro il desiderio di famiglia, costruita con la compagna Laura: “La scelta più trasgressiva che avrebbe potuto fare una rockstar e per di più affermata: costruire una famiglia, uscire dallo Stupido Hotel. Sono riuscito a tenere in piedi quella famiglia!”, racconta il cantautore di brani indimenticabili come Vivere, Stupendo, Gli spari sopra, Sally.

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Vasco Rossi racconta la depressione e il coma

Negli anni 2000 Vasco Rossi ha affrontato uno dei periodo più bui: “Quando gli amici hanno cominciato a morire intorno, Lolli, Massimo, Marietto… E sono andato in depressione. Ecco, sono sopravvissuto anche a quella depressione lì”, scrive, arrivando poi al primo decennio del nuovo millennio segnato da “tre malattie mortali, nel 2011, quando sono andato in coma per tre o quattro volte”.

“Sopravvissuto anche a questo”, aggiunge Vasco, “sempre alla ricerca di un senso, sempre un po’ scomodo e pieno di domande alle quali devo ancora trovare risposte, tra «vivere o niente» le mie scelte le ho fatte e sono riuscito ad arrivare fino a qui, fino al 2020, quando è scoppiata questa catastrofe mondiale che si chiama Covid”.

“Ecco, io penso che sopravvivrò anche a questo…”, la conclusione di una lettera che termina con la notizia di una nuova canzone d’amore in uscita il 1° gennaio 2021. E anche questa, siamo certi, resterà alla storia, proprio come lui.

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