Lunedì, 20 Settembre 2021
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Berlusconi ricorda Paolo Villaggio: "Eri un uomo libero, ci mancherai"

Con una una lettera pubblicata su 'Il Giornale' il fondatore di Mediaset ha rivolto all’attore scomparso parole di affetto, ricordando il curioso aneddoto del passato che vide Villaggio entrare carponi nella sua stanza chiamandolo 'Sire'

Paolo Villaggio e Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ha voluto ricordare Paolo Villaggio attraverso una lettera pubblicata su Il Giornale

Il giorno dopo la scomparsa del grande attore, il fondatore di Mediaset ha riservato parole di stima e affetto nei suoi confronti ripercorrendo le tappe salienti della sua carriera e raccontando alcuni aneddoti del passato. 

"Caro Paolo, ora in cielo starai facendo sorridere gli angeli. Ma a noi, su questa terra, mancherà il tuo modo di prenderti e prenderci in giro, la tua maschera da commedia dell’arte, che sembra ingenua e spensierata ma in realtà inchioda i nostri vizi e le nostre debolezze" ha esordito Berlusconi sottolinenado il piacere di lavorare con lui "perché eri un grande professionista, un uomo che conosceva così bene le regole dello spettacolo da saperle innovare, creare nuovi linguaggi, nuovi modi di fare cinema e intrattenimento televisivo".

"Una volta avevi mancato una scadenza importante per una produzione, mettendoci in difficoltà, e da contratto rischiavi una multa salata. Non dimenticherò mai quando ti vidi entrare carponi nella mia stanza abbracciandomi una gamba per chiedere perdono con la inconfondibile voce di Fracchia: 'Sire, pietà!'" - ha ricordato ancora il presidente - "Non provai nemmeno a far finta di essere arrabbiato. Non ci fu nessuna multa, anzi finì con un abbraccio".

"Per certi versi ti sono anzi debitore, soprattutto per i tanti momenti piacevoli nei quali i tuoi film mi hanno fatto sorridere" - ha aggiunto ancora confidando le notti trascorse a riguardare i vecchi film - "Ma soprattutto ti sono debitori tutti gli italiani, del fatto di essere stato un uomo libero, categoria così poco diffusa nel nostro Paese. Tu ed io non avevamo le stesse idee politiche ma riconosco volentieri che non avevi timori reverenziali verso nessuno". 

Infine, la chiosa: "Non ce ne sono state tante, di persone libere come te, in un Paese nel quale la satira si fa solo verso chi non costituisce un pericolo. Anche per questo, caro Paolo, da oggi l’Italia senza di te è un po’ più triste". 
 

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