Giovedì, 3 Dicembre 2020

Piero Pelù attore nel film ‘Tu non c’eri’: “È stato un viaggio nella mente”

Nel carcere femminile di Rebibbia, il cantante, lo scrittore Erri De Luca e il regista Cosimo Damiano Damato hanno preso parte all’incontro organizzato dall'associazione Antigone per la proiezione del film del quale i tre sono attore, sceneggiatore e regista. Decine le donne in stato di detenzione che hanno partecipato all’evento: “Questo film lo abbiamo sentito dentro” hanno detto alcune di loro

Erri De Luca e Piero Pelù durante l'incontro nella casa circondariale femminile di Rebibbia

Il luogo è il teatro della casa circondariale femminile di Rebibbia. Una stanza lunga coi soffitti alti, a cui si accede dopo aver passato i controlli della polizia penitenziaria, percorso un viale bordato di siepi composte e oltrepassato una porta pesante che si chiude alle spalle mentre si salgono due rampe di scale.

Su una dozzina di file di poltrone rosse siedono le detenute del carcere. Stanno là, con i loro sorrisi entusiasti, gli occhi curiosi e le labbra aperte a chiacchiere vivaci, ad aspettare l’inizio della proiezione di ‘Tu non c’eri’, un film del regista Cosimo Damiano Damato, scritto da Erri De Luca e interpretato da Piero Pelù, Brando Placido e Bianca Guaccero. 

L’incontro è stato organizzato qui da ‘Antigone’ - l’associazione che da 26 anni sostiene i diritti e le garanzie nel sistema penale - e dalla Compagnia Editoriale Aliberti. Qui, tra le mura recintate da fili spinati e videocamere di sorveglianza, dove la primavera si sente nell’aria e le finestre diventano il tramite della luce di aprile, questo mediometraggio racconta di loro, parla a loro, a chi sconta una pena ma anche a chi ‘sta fuori’, a chi comprende l’importanza della libertà e la potenza delle parole che “fanno luce sulla realtà e lasciano emergere i sentimenti”.

LA STORIA. È quella di un padre e di un figlio, “due uomini, due generazioni” che si sono mancati. Il primo è stato a lungo in prigione per aver fatto parte di una banda armata negli anni '80, il secondo è cresciuto senza di lui e adesso vuole raggiungerlo. Lo fa scalando una montagna fino alla cima che il padre frequentava una volta uscito di prigione. Se lo immagina accanto quel papà assente, e con lui inizia un dialogo “fitto, intenso come riescono a esserlo quelli immaginati”, fatto di sguardi severi e rimproveri forti, che si conclude sulla cima raggiunta insieme, dove si svolge “un definitivo congedo e una consegna”.

ERRI DE LUCA. “Io ho scritto questa storia; lui, Cosimo Damiano Damato, ha voluto raccontarla. C’è differenza tra chi scrive e chi immagina, perché quando un racconto ‘si muove’, viene illustrato diventa un’altra cosa” ha spiegato lo scrittore, che ha precisato la differenza tra l’essere stato autore della storia e l’averla vista sullo schermo e ha descritto il cinema come “il riassunto generale di tutte le arti possibili”: “Guardando questo film non ho pensato che fosse la mia storia, ma quella del regista che ha voluto usarla come pretesto per portare in scena un racconto tutto suo”. 

PIERO PELÙ. Il suo arrivo a proiezione finita è il principio di un dibattito arguto. Nel film il cantante interpreta il ruolo di padre e la sua presenza è stata fortemente voluta dal regista perché “tra la sua letteratura e quella di Erri c’è un legame fortissimo”. “Cosimo è riuscito a raccontare alla perfezione il tema della privazione descritto da Erri” dice l’artista fiorentino che ammettendo di non essere stato un padre presente per le sue tre figlie, ascolta muto una voce che si alza tra le file.

“Devi sentirti fortunato! Per le tue figlie tu ci sei, comunque ci sei… Io mio padre non l’ho mai conosciuto” esclama  Sonia che questo film l’ha sentito dentro, “perché il dialogo coi genitori è importante e te ne accorgi quando stai qua rinchiusa”. 

“Io mi riscatterò” promette un’altra voce: “È vero, adesso per i miei figli che non vedo da due anni mi sento una ‘cornice vuota’ come dice il ragazzo del film, ma ho fiducia in  me stessa. Ce la devo fare”.

E per loro, per queste donne, madri, nonne e figlie forti e fragilissime, energiche e sensibili, una chitarra prestata è l’occasione per cantare insieme. “Ti direi: ‘Hai ancora Voglia di nuotare in questo mare? Aspettiamo l’aurora, quando più bei frutti saranno di tutti…”. 

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