Mercoledì, 21 Aprile 2021

Ottantatré anni e sessanta di tv: auguri a Pippo Baudo, un destino nel nome

Dal provino per entrare in tv ai primi successi, dai programmi al rapporto con la Rai, dal tormentone “L’ho inventato io!” ai prossimi progetti: oggi Pippo Baudo compie 83 anni e quest'anno ne festeggia anche 60 di carriera

Era il 1959. La tv in Italia era stata accesa soltanto cinque anni prima e aveva il volto e la voce di Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora. Sullo schermo quell’anno fa il suo debutto un giovane presentatore, con in tasca una laurea in giurisprudenza ma anche l'amore per il varietà e la voglia di entrare a tutti i costi nel nascente mondo della tv.

Quell'esordiente era Pippo Baudo, che oggi 7 giugno compie 83 primavere e quest'anno festeggia anche i sessant'anni di carriera. La Rai lo celebra con un grande show in prima serata al quale partecipano tanti volti noti: molti sono tali oggi proprio grazie a lui e al suo proverbiale intuito di scopritore di talenti. 

In sessant’anni di carriera, Baudo ha accompagnato l’Italia (e la nostra tv) in mille e più trasformazioni, diventando il conduttore per antonomasia, deus ex machina di trasmissioni entrate nella storia e che, nonostante le innumerevoli edizioni e i tanti colleghi che vi si sono avvicendati, sono tutt’ora indissolubilmente legati al suo nome: Canzonissima, Sanremo, Domenica In, Luna Park, Fantastico.

1. Il successo grazie a un imprevisto

La Rai all'inizio lo impiega prima in trasmissioni come Guida degli emigranti, Primo Piano, Telecruciverba, poi lo mette a condurre kermesse musicali locali in giro per l’Italia. Proprio alla musica (da sempre molto amata) Baudo deve il suo primo successo nel 1966 con il programma Settevoci, antesignano di tutti i vari talent show. Ma non era previsto che andasse così, anzi.

La Rai quel programma non lo voleva mandare in onda, convinta di avere per le mani un prodotto fallimentare, e utilizzò la puntata pilota come tappabuchi il giorno che non arrivò in tempo la bobina con la puntata prevista del telefilm Rin Tin Tin.

Baudo, con le sue giacche fantasia anni Sessanta, l’entusiasmo e il fiuto da cacciatore di talenti, porta invece al successo il programma dal quale passano cantanti emergenti allora semi sconosciuti e oggi “mitici”: una giovanissima Giuni Russo, Massimo Ranieri, Orietta Berti Al Bano e altri. Negli archivi Rai non c'è più traccia di Settevoci: i nastri sono stati cancellati. 

2. I Quattro Moschettieri della Rai

Negli anni Sessanta la carriera di Baudo prosegue a grandi falcate e nel giro di pochi anni diventa uno dei conduttori di punta della Rai, il D’Artagnan che si unisce ai Tre Moschettieri Bongiorno, Corrado e Tortora.

Uno sketch, rimasto negli annali e riproposto spesso e volentieri da Techetecheté, li vede tutti insieme nel varietà Sabato Sera: con la grazia dei grandi, i Quattro Moschettieri ridono, scherzano, si prendono in giro: la storia della tv e Baudo c'è

3. Baudo e la Rai, il destino nel nome

Multiforme e carico di inventiva, Baudo ha dato vita a una televisione di varietà che però raramente era soltanto varietà, passando dal classico show del sabato sera tutto lustrini e grandi ospiti ai programmi del pomeriggio per tenere compagnia al grande pubblico, dai game show alla divulgazione storica. Programmi di successo che Baudo creò per la Rai e con la Rai.  

Ma il rapporto con la tv di stato non è stato sempre facile e dalle porte a vetri di viale Mazzini Baudo è entrato e uscito diverse volte, lasciandosi alle spalle le polemiche. Famosissima quella che portò al primo divorzio, alla fine degli anni Ottanta, e al passaggio a Fininvest: l’allora presidente della Rai, il socialista Enrico Manca, lo definì “nazional popolare”, specificando che non si trattava di un complimento. La replica sarcastica del democristiano Baudo: “Vorrà dire che d'ora in poi mi sforzerò di fare programmi regionali e impopolari”. Da quell'episodio, successivi contrasti con la Rai lo spinsero nelle braccia di Berlusconi. Ma durò poco. Riaccolto in seno a Mamma Rai, passò nuovamente a Mediaset qualche tempo dopo, per poi rientrare nuovamente alla base. Un rapporto lungo, amoroso e burrascosto quello di Baudo con la Rai. Tre lettere che hanno segnato il destino di Baudo e che, se vogliamo, lo accompagnano dalla nascita: all'anagrafe infatti è Giuseppe Raimondo Baudo

4. “L’ho scoperto io!”

Un tormentone, un mantra. Baudo può prendersi il merito di aver scoperto decine e decine di talenti. Li andava a cercare nelle sagre di paese, nei teatrini off, nelle sale di incisione, scuole di ballo.

Storico il primo incontro con Beppe Grillo. Lui si esibiva in un locale milanese, Baudo andò su consiglio di qualcuno a sentirlo. Fuori dal teatro non c’era nessuno, soltanto lo stesso Grillo. In sala tenne uno dei suoi funambolici monologhi soltanto per lui. Preso.

Fiorello invece fu “rimandato”: troppo giovane, troppo esagerato, troppo “verboso”. Meglio aspettare che maturi un po’, disse Baudo. Poi Fiorello esplose con il Karaoke e il resto (anche la loro stretta amicizia) è storia.

5. Il bello della diretta

Cavallo Pazzo (al secolo Mario Appignani) che fa irruzione a Sanremo 1992 e prova a strappare il microfono a Baudo per dire: “Questo festival è truccato, vince Fausto Leali”. L’aspirante suicida che tre anni dopo minacciava di buttarsi dalla balaustra della galleria dell’Ariston e Baudo che lo raggiunge, scavalca anche lui la ringhiera, lo abbraccia e lo convince a rientrare. La torta in faccia durante Gran Premio nel 1990, scagliata da una ragazza che era appena stata eliminata dal programma. Roberto Benigni che lo insegue – ancora una volta sul palco dell’Ariston – per toccargli i genitali.

Autentici o costruiti a tavolino (il dibattito è ancora aperto), momenti come questi, oltre a macinare ancora oggi visite su Youtube, servono a consolidare il mito di Sua Pippità, gran cerimoniere della tv abituato a navigare su qualunque mare per portare a casa la serata

6. "Adatto a spettacoli minori"

Il destino "Rai" nel nome, si è detto scherzando un po'. E pensare che l'avvenire di Baudo sembrava segnato. Desideroso di entrare a fare parte della scatola magica, il giovane Baudo sostenne un provino - come si usava allora - con il già mitico Antonello Falqui. Il responso? "Di buona presenza, ottima dizione, adatto a spettacoli minori". Da allora sono passati appunto sessant'anni, che nei fatti hanno smentito quel giudizio. 

Quando Baudo non è in tv, la gente lo invoca. Quando torna sul piccolo schermo, viene criticato perché debordante e onnipresente.

Ma Baudo c'è. Ancora. Il nostro non ha intenzione di ritirarsi. Nella sua testa girano ancora idee per nuovi programmi, nuovi talenti da scovare e sostenere.

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