Sabato, 27 Febbraio 2021
L'opinione di Roberta Marchetti

L'opinione di Roberta Marchetti

A cura di Roberta Marchetti

Proietti, D'Orazio e i nuovi 'grandi' che non ci sono

Gigi Proietti

Maledetto 2020. Un mantra che ripetiamo da almeno 8 mesi e che nell'ultima settimana si è ripresentato prepotente davanti alla morte di due grandi artisti. Gigi Proietti e Stefano D'Orazio. Due talenti così diversi eppure così simili, figli di una generazione di mostri sacri destinata all'estinzione. A precederli, sempre quest'anno, il grande Ennio Morricone, poi andando a ritroso Franco Zeffirelli - che ci ha lasciato nel 2019 - Andrea Camilleri, Luciano De Crescenzo, e ancor prima Fabrizio Frizzi, Pino Daniele, fino ad arrivare a Mariangela Melato, Nino Manfredi e Alberto Sordi. Attori, cantanti, conduttori, registi, scrittori, entrati di diritto - e decisamente per merito - nella storia del nostro Paese. I 'grandi', i 'maestri', di cui però nessuno oggi raccoglie il testimone. E non, o almeno non sempre, per mancanza di talento.

La carica degli over '60

Torniamo al 2020, a Gigi Proietti e a Stefano D'Orazio. Un mattatore il primo - fra teatro, cinema e tv - una carriera straordinaria il secondo, che con i Pooh ha scritto molte delle pagine più belle degli ultimi cinquant'anni di storia della musica italiana. Morti a pochi giorni di distanza, il leit motiv che fa da sottofondo è sempre quello degli 'inimitabili' e 'irragiungibili'. Ed è davvero così. Come per i nomi citati sopra, che seppur di settori diversi, hanno una cosa in comune: sono tutti over 60. Una vecchia guardia di cui ancora oggi si ammira lo 'zoccolo duro' ancora in cattedra, ma senza anticipare coccodrilli, sarebbe auspicabile costruirne uno nuovo per far avere alle prossime generazioni i loro 'grandi' e i loro 'maestri'. Il talento non è pensionabile, ma l'arte ha sempre i suoi piccoli geni che bisogna saper riconoscere e permettergli di crescere, perché se è vero che di Gigi Proietti ce n'è uno solo, è vero anche che ci potrebbe essere qualcuno di altrettanto straordinario e in un futuro nemmeno poi così lontano. È il panta rei ("tutto scorre") che nell'arte trova la sua espressione migliore. O meglio, dovrebbe trovare.

La terraferma di chi aspetta

In particolare chi è nato tra la fine degli anni '70 e gli inizi del '90 - come chi scrive - assiste a un preoccupante spartiacque. Davanti si ammirano i 'grandì' che ancora cavalcano l'onda del successo togliendo spazio a una generazione di artisti già formata e in molti casi anche matura - basta pensare a nomi come Elio Germano o Pierfrancesco Favino, oppure cantanti con milioni di dischi venduti sulle spalle, anche all'estero, come Laura Pausini e Tiziano Ferro, che per quanto apprezzati e talentuosi è difficile immaginarli fra venti, trent'anni, venerati come i loro predecessori - e guardando indietro, invece, si assiste quasi inermi all'incontenibile avanzata della Generazione Z, che di fatto incenerisce quasi un secolo di arte con un video su Tik Tok, capace di fruttare quanto l'incasso di una commedia al cinema girata in 3 mesi. Nel mezzo la terraferma di chi con pazienza, passione e sacrificio attende.

La responsabilità di aprire la strada ai 'grandi' di domani, però, non è solo dei 'grandi' di ieri e del loro passo indietro, ma sta nella volontà sociale di tornare ad apprezzarli, ridando all'arte e alla cultura il posto che meritano. Ricordando che siamo noi i principali talent scout. 

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