Venerdì, 23 Aprile 2021

Report, le oche, i piumini Moncler e il web che si indigna

Duro colpo per il brand di Remo Ruffini. Dopo l'inchiesta del programma della Gabanelli, il titolo cala in borsa e sui social network sono tutti contro l'azienda e invitano al boicottaggio

Che cosa c'è dentro (e dietro) i piumini Moncler?

Lo ha raccontato Milena Gabanelli a "Report", con un'inchiesta di Sabrina Giannini destinata a far discutere.

Punto di partenza del reportage sono le piume d'oca, la materia prima dei piumini come quelli prodotti dalla Moncler. Secondo la Giannini, i piumini che compriamo in negozio non sono "riempiti" solo di soffici e pregiatissime piume d'oca, ma anche dal piumaggio di altri volatili (ad esempio le anatre), di qualità inferiore.

L'Ungheria è il paese leader per l'allevamento delle oche e Sabrina Giannini ha mostrato che cosa avviene in questi allevamenti: le oche vengono spiumate vive, anziché utilizzare la tecnica della pettinatura, prevista dalla normativa europea, che non causa né stress né danni agli animali. Così invece le oche subiscono traumi e ferite (a volte mortali), che vengono ricucite alla buona con ago e filo. Ma non finisce qui. Le piume non sono "tracciabili". Quindi non c'è modo di sapere se quelle finite dentro il nostro piumino sono effettivamente piume d'oca o di altri volatili e tantomeno è possibile sapere se sono state prese tramite pettinatura.

IL CAFFE' DI CORRADINO MINEO: LE OCHE DEL LUSSO

La Moncler ha delocalizzato da anni la produzione ai terzisti dell'est Europa, ha rivelato la Giannini. Le aziende ricevono dalla casa madre stoffe, bottoni, zip, loghi e una volta terminato il capo questo viene venduto nei nostri negozi con prezzi che vanno dai 700 ai 1300 euro, quando in realtà per il prodotto terminato i terzisti ricevono tra i 30 e i 45 euro.

Dopo l'inchiesta di "Report", la pagina facebook della Moncler è stata subissata di commenti e insulti, con inviti al boicottaggio, sotto ogni post pubblicato negli ultimi giorni.

E intanto il titolo è in calo a Piazza Affari, dice la Reuters, "con i trader che citano l'inchiesta del programma 'Report' sulla produzione dei piumini e dei giacconi del famoso brand di lusso". Un broker italiano "cita 'Report' ritenendo che l'inchiesta abbia fatto una pubblicità negativa al marchio esponendo l'azienda al rischio di sensibilizzazione da parte di gruppi animalisti".

La Moncler, che non ha voluto rispondere alle domande di "Report", ha diffuso una nota:

"Moncler utilizza solo piuma di alta qualità, acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal nostro Codice Etico, al punto 6.4. L’associazione del nome Moncler a pratiche illegali e vietate dal nostro Codice Etico, è impropria. I nostri fornitori di piuma sono tutti basati in Italia, Francia e Nord America". 

L'azienda ha poi dato mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi dopo il servizio di "Report", aggiungendo poi un altro comunicato di precisazione nel quale smentisce ogni "legame con le immagini forti mandate in onda riferite a allevatori, fornitori o aziende che operano in maniera impropria e illegale, e che sono state associate in maniera del tutto strumentale a Moncler".

L'azienda ribadisce di produrre sia in Italia (in quantità limitate) sia in Europa, "nei luoghi deputati a sostenere la produzione di ingenti volumi con elevato know-how tecnico che garantisca la migliore qualità riconosciuta a Moncler dai consumatori". Quindi "Moncler non ha mai spostato la produzione come afferma il servizio, visto che da sempre produce anche in Est Europa. In Italia ha mantenuto collaborazioni efficienti con i migliori laboratori".

Infine, "per quanto riguarda i ricarichi, il costo del prodotto viene moltiplicato, come d’uso nel settore lusso, di un coefficiente pari a circa il 2,5 dall’azienda al negoziante, a copertura dei costi indiretti di gestione e distribuzione. Nei vari Paesi la distribuzione applica poi, in base al proprio mercato di riferimento, il ricarico in uso in quel mercato. È evidente quindi che le cifre menzionate nel servizio, che prendono in considerazione solo una piccola parte del costo complessivo del prodotto, sono del tutto inattendibili e fuorvianti". 

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