Lunedì, 27 Settembre 2021
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Caso Polanski, la Polonia riapre la procedura di estradizione contro il regista

Il ministro della giustizia polacco ha annunciato che presenterà appello alla Corte suprema per rovesciare la precedente decisione contraria all'estradizione verso gli Stati Uniti del regista, accusato di violenza sessuale ai danni di una 13enne

La Polonia ha deciso di riaprire la procedura di estradizione verso gli Stati Uniti contro il regista Roman Polanski. 

Il ministro della giustizia Zbigniew Ziobro ha annunciato in radio che presenterà appello alla Corte suprema per rovesciare la precedente decisione della magistratura contraria all'estradizione del regista.

A fine novembre l'estradizione del regista franco-polacco negli Stati Uniti, dove è accusato di aver violentato una minorenne nel 1977, era stata definitivamente respinta dalla giustizia polacca, come dichiarato dalla procura di Cracovia che aveva rinunciato all'appello contro la decisione di un tribunale regionale, favorevole al regista. 

L'analisi delle motivazioni delle decisione del giudici "consente di riconoscere come giustificata la decisione del Tribunale regionale di Cracovia di rifiutare la consegna di Roman Polanski alle autorità americane", diceva una nota la procura. 

Secondo la procedura, toccava proprio al ministro della Giustizia di Varsavia comunicare la decisione del tribunale alle autorità americane, ma il conservatore Zbigniew Ziobro è sempre stato a favore dell'estradizione del regista 82enne. "Non si può proteggere nessuno contro la responsabilità di un atto tanto odioso quanto l'abuso di una minorenne" aveva detto mesi fa Ziobro, giusto poco prima di entrare nel governo conservatore, cattolico e populista del partito Diritto e Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski. 

Il 30 ottobre il tribunale di Cracovia aveva sancito "l'irricevibilità della richiesta di estradizione negli Usa del cittadino polacco e francese Roman Polanski". Leggendo le motivazioni della decisione per oltre due ore, il giudice Dariusz Mazur si era lanciato in una virulenta requisitoria contro la giustizia americana. Secondo il magistrato, i giudici e i procuratori americani hanno "gravemente violato le norme del 'fair trial' (processo equo)" nel caso Polanski. "Se la Polonia avesse accettato la richiesta americana di estradizione, avrebbe violato i diritti di Polanski e insieme la Convenzione europea dei diritti dell'uomo". 

A gennaio gli Stati Uniti avevano inoltrato alla Polonia una richiesta di estradizione per Polanski, che vive in Francia, dopo la sua apparizione pubblica a Varsavia.

IL CASO. Nel 1977, in California, il regista, all'epoca 43enne, era stato perseguito per lo stupro di Samantha Geimer, 13 anni. Dopo 42 giorni di prigione e la liberazione su cauzione, il regista si era dichiarato colpevole di "rapporti sessuali illeciti" con una minore ed era fuggito dagli Usa prima della sentenza, temendo una pena severa. La linea della difesa polacca del registra poggiava sul dimostrare che la richiesta di estradizione non era fondata, sula base dell'accordo stretto a suo tempo tra il regista e la giustizia americana. Secondo i termini dell'accordo, accettato dalla procura e dagli avvocati Usa di Polanski, la pena, sarebbe già stata scontata dal loro cliente, posizione che il tribunale di Cracovia ha accolto. 
Il 22 settembre, in presenza di Polanski, i legali avevano presentato al tribunale nuovi documenti, analisi di esperti e testimonianze raccolte nei precedenti processi usa e svizzero. Il 25 febbraio, nella prima udienza, il regista era stato ascoltato per nove ore.

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