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Venerdì, 20 Maggio 2022
Sanremo 2014

Sanremo 2014 chiude qui, tra l'elogio della bellezza e la noia

Vince Arisa e il favorito Renga resta fuori dai premi per un edizione che non ha brillato sotto alcun punto di vista e si è lasciata andare nel tedio, nell'autocompiacimento e nella nostalgia

Doveva segnare il trionfo di Francesco Renga, e invece a sorpresa ha vinto Arisa e il riccioluto ex Timoria non è nemmeno entrato nella triade finale.

Questo l’unico brivido di una finale di Sanremo altrimenti prevedibile, sottotono come l’intera edizione 2014. Come ha dichiarato la stessa Littizzetto a Repubblica subito dopo la chiusura, “quest’anno la gara dei cantanti è stata meno bella”. Il difetto maggiore di questo Sanremo sta proprio in questa frase. Musica buona ce n’era (anche se meno dello scorso anno), tra le Nuove Proposte spiccavano elementi davvero interessanti e di novità, ma tutto è stato annacquato e confuso tra monologhi e ospitate che avrebbero dovuto seguire il filo conduttore della “bellezza” ma che in realtà hanno solo rallentato il Festival e relegato la gara e i cantanti a fare da riempitivo.

La tensione, anche creativa, dello scorso anno è sparita, forse Fazio e la Littizzetto credevano di avere già la vittoria in tasca con questo secondo Festival e si sono lasciati andare (anche se è innegabile, come ha detto ancora la Littizzetto, che il clima sociale è cambiato e in giro c’è molto più malessere e rabbia).

La vittoria è andata ad Arisa, data tra sì tra i favoriti, ma comunque dietro a un Francesco Renga che sembrava aver già la vittoria in tasca. Fuori dalla triade i grandi nomi come Ron, Cristiano De Andrè e Antonella Ruggiero, ma anche i giovani dei talent come Noemi e Giusy Ferreri, e fuori anche gli elementi di novità “estrema” come i Perturbazione.

Il secondo posto è per il giovane Renzo Rubino, che dopo il premio della critica per le Nuove Proposte dello scorso anno si conquista nuovamente l’attenzione di tutti. Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots agguantano il terzo posto.

Una classifica tutto sommato equilibrata e che, a parte l’esclusione di Renga, soddisfa un po’ tutti. Arisa è trasversale, piace ai giovani e ai meno giovani, è un nome conosciuto e riconoscibile, la canzone “Controvento” è bella ed è cresciuta di serata in serata. Renzo Rubino è il volto e la voce nuova, è giusto dargli una possibilità e vedremo che cosa farà dopo. Raphael Gualazzi è meno giovane di Rubino e già più conosciuto ma è comunque un segnale di attenzione a un modo di fare musica diverso.

I momenti più emozionanti, ancora una volta, sono arrivati dagli ospiti. Dopo Claudio Baglioni, stavolta è stato il turno di Luciano Ligabue: il rocker di Correggio ha infiammato la platea dell’Ariston con un medley dei suoi successi e con l’anticipazione del nuovo singolo. Interessante e molto intesa poi la presenza del belga Stromae. Maurizio Crozza si è riappacificato con il Festival e si è preso i suoi applausi dopo le contestazioni dell'anno scorso. 

Si è discusso molto sugli ospiti internazionali chiamati per questa edizione. Tolta l’incommentabile e inqualificabile Laetitia Casta, i nomi scelti da Fazio sono stati tutti di primo ordine e hanno portato al Festival una ventata di qualità e professionalità. C’è chi avrebbe preferito nomi più forti e più “nuovi” (tralasciando il mito Cat Stevens, l’irlandese Damine Rice non pubblica un disco da otto anni), che avrebbero sicuramente attirato di più l’attenzione mediatica. È stata fatta una scelta diversa, privilegiando la qualità alla novità dell’ultima ora o al grande nome con il quale far improvvisare qualche gag di dubbio gusto con il conduttore o qualche ospite. Ma è innegabile il valore che questi artisti hanno portato a Sanremo 2014. Di solito, arrivati a questo punto dopo la finale, si discute sempre del rapporto "qualità-prezzo" degli ospiti internazionali, quasi sempre sbilanciato. Se quest'anno nessuno ha tirato in ballo i cachet e la resa sul palco degli ospiti, evidentemente la scelta di Fazio e dei suoi autori si è rivelata positiva. 

E veniamo agli ospiti di casa nostra. Lasciando da parte le presenze-marchetta come quella di Claudio Santamaria e Enrico Brignano, venuti essenzialmente a promuovere i loro progetti televisivi su Rai1, gli altri nomi (pure grandissimi, come Franca Valeri, Renzo Arbore e Gino Paoli) hanno dato il loro contributo di qualità al Festival ma hanno anche alimentato le critiche, e non a torto, sul generale senso di “nostalgia” che ha accompagnato questa edizione che è sembrata un “Festival alla memoria”, ricordando la bella stagione che fu e rendendo impietoso il confronto con l’oggi. 

L'esperienza di Fazio e Littizzetto con il Festival si chiude qui, almeno per il momento. A viale Mazzini già si parla di Sanremo 2015 e il nome di Fiorello torna a circolare

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