Martedì, 26 Ottobre 2021
Sanremo 2014

Nella quarta serata di Sanremo "tutto il resto è noia"

Il Festival non si risolleverà, ormai manca solo la finale. Meno male che ci sono gli ospiti musicali, le vere emozioni arrivano da loro. Il rapper Rocco Hunt vince tra le Nuove Proposte

La speranza di riuscire a vedere un Festival decente ormai, a un passo dalla finale, si è proprio volatilizzata. Nato male, cresciuto peggio, questo Sanremo 2014 resta un’occasione mancata (dal punto di vista della conduzione, che non è riuscita a bissare se stessa nel piccolo miracolo dell’edizione 2013, alla scelta delle canzoni in generale, alla classifica delle Nuove Proposte).

Fazio ama la nostalgia ed è bravo a somministrarla in tv con grazia e intelligente ma questa volta la cosa gli è sfuggita di mano ed è uscito fuori quasi un "Festival alla memoria".

Tra i tanti omaggi di questo Sanremo, è stato chiesto a Fazio come mai non ne sia stato inserito anche uno per Franco Califano. Ci hanno pensato quelli della Gialappa’s Band, che hanno chiesto ai Big sul palco di pronunciare la frase: “Tutto il resto è noia”. Noemi, Kekko dei Modà (sul palco per il duetto con Renga), Paola Turci e Giuliano Palma hanno dato il loro contributo, pronunciando ciascuno un pezzo della frase. “Tutto il resto è noia”, cantava il Califfo preso dal tedio esistenziale, e non c’è miglior definizione per questo Sanremo se non il verso della canzone di Califano.

Anche la serata Sanremo Club, quella dedicata all’incontro tra la tradizione canora del Festival e quella cantautorale, non ha rivelato particolari momenti significativi. Ottima la scelta delle canzoni, meno la resa da parte dei Big e degli ospiti con i quali si sono accompagnati. Alcuni momenti molto riusciti, soprattutto quando è entrata in scena l’emozione come nel caso dell’omaggio di Ron a Lucio Dalla con “Cara” e quello di Cristiano De Andrè a suo padre con “Verranno a chiederti del nostro amore”. Le altre interpretazioni sono tutte dimenticabilissime e in alcuni casi deludenti, come l’occasione sprecata di Raphael Gualazzi alle prese con “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno.

Veniamo agli ospiti. Dopo anni di ospitate incomprensibili, marchettoni esagerati e momenti imbarazzanti, se c’è una cosa che questo Festival ha “azzeccato” è la scelta degli ospiti musicali. Cat Stevens, Damien Rice, Claudio Baglioni, Rufus Wainwright e stasera Gino Paoli e lo scozzese Paolo Nutini. Momenti alti, di indubbio pathos e di grandissima professionalità. Gino Paoli ha ricordato, nella sua maniera asciutta e quasi scontrosa, i suoi amici della “scuola genovese” come Tenco e l’ingiustamente dimenticato Umberto Bindi, accompagnato al piano da Stefano Bollani. Standing ovation anche per lui e uno dei segni più che questo Festival potrà contare. Paolo Nutini ha esordito ricordato Lucio Dalla e cantando un assaggio di “Caruso”, per poi svelare il singolo dal suo nuovo album in uscita “Scream (Fuck my life up”).

La gara delle Nuove Proposte è stata spostata al centro della serata, dando finalmente il giusto risalto al gruppo di artisti che ha portato più novità a questo Sanremo. Vince Rocco Hunt, forse immeritatamente. Ad un nuovo ascolto, la canzone di Diodato era nettamente superiore alle altre. “Colpa” del televoto? Zibba si prende il premio della critica per le nuove proposte intitolato a Mia Martini e quello della sala stampa. Lucio Dalla. Niente per Diodato e The Niro, che pure molto avrebbero meritato. Il premio per il miglior arrangiamento è andato a Renzo Rubino per “Per sempre e poi basta”, la canzone esclusa dal televoto a favore di “Ora”. 

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