Lunedì, 27 Settembre 2021
Sanremo 2019

Pierdavide Carone, nessun rancore con Baglioni: "Se mi invitasse al Festival direi di sì" | L'INTERVISTA

Il cantautore, escluso dal Festival con "Caramelle", brano presentato con i Dear Jack che parla della lotta alla pedofilia, frena sulla polemica montata nei giorni scorsi

Un "no" che pesa, ma peserebbe a chiunque si vede chiusa davanti una porta importante - la più importante in Italia in ambito musicale - come il Festival di Sanremo, soprattutto quando su quel palco si vuole lanciare un messaggio potente. Il resto è fanta-polemica. Parola di Pierdavide Carone, che sul polverone alzato negli ultimi giorni dopo la notizia della sua esclusione dal secondo Festival firmato Claudio Baglioni frena. 

"Caramelle", il brano presentato con i Dear Jack, è un abbraccio ai bambini vittime di abusi. La lotta alla pedofilia, è questo il tema da sdoganare. Il come - Ariston o meno - non è importante. E le parole del giovane cantautore al telefono sono così vere da non farci pensare a nient'altro, ma soprattutto da farci dimenticare il polverone mediatico, più adatto alle chiacchiere da bar. 

Ciao Pierdavide...
"Ti aspettavo. Quando vuoi iniziamo"

In questi giorni non si parla d'altro che dell'esclusione di "Caramelle" dal Festival di Sanremo. Perché questo "no" secondo te?
"Bella domanda a cui forse non c'è risposta. Non ero lì dentro quando la commissione ha scelto. Io vorrei chiarire che anche le risposte che sono state date a caldo vanno contestualizzate. Cinque ragazzi, me e i Dear Jack, che tengono tanto a una canzone vista l'importanza del tema, ci restano male come ci resterebbe male chiunque. La notizia è saltata fuori prima ancora che ne parlassimo e l'onda emotiva iniziale ci ha fatto essere più caldi. Ci teniamo tanto a questa canzone e ci tenevamo tanto ad andare al Festival perché gli riconosciamo una grande importanza. Emettere giudizi sul perchè ci hanno escluso è irrispettoso nei confronti della commissione e di quegli artisti che sono in gara. Non sarebbe carino nei loro confronti avere la pretesa di sentirci di diritto privati di qualcosa. Io 6 anni fa portai una canzone abbastanza calda a livello tematico, l'amore tra una prostituta e un adolescente è un tabù e in quel caso la presenza di Lucio Dalla penso mi abbia aiutato a sdoganarmi in un contesto così difficile come Sanremo. Questa volta questa opportunità non c'è stata, ma sono felice perché il pezzo sta piacendo alle gente e lo dicono i numeri. Il valore di una qualsiasi forma d'arte credo debba essere dato dal pubblico, né da chi ha creato quella forma d'arte né da chi deve dare dei giudici in base a mille contingenze. E' il pubblico che deve scegliere e sta scegliendo 'Caramelle'. La prima reazione è stata la normale reazione di cinque ragazzi che speravano di fare la cosa più importante sul palco più importante".

Nessun rancore quindi nei confronti di Claudio Baglioni?
"Io non mi sono mai sentito censurato, come è stato detto. Non ho mai detto che il tema pedofilia è stato censurato, anzi, Sanremo è stato sempre il contenitore di argomenti scottanti. E' più facile trattarli lì che fuori. La riflessione che facevo io è legata alle contigenze: porto un tema scottante con un mostro sacro comeLucio Dalla e ho accesso al Festival, provo a fare la stessa cosa 6 anni dopo con i Dear Jack e la stessa possibilità non mi viene data, ma con questo non posso comunque arrivare a conclusioni. 

Baglioni in conferenza stampa ha detto che ti ha mandato un messaggio ma non ha ricevuto risposta...
"Vorrei chiarire anche che non ho cambiato numero. E' questo dal 2010 e con Claudio Baglioni ci siamo sentiti a giugno, prima ancora che il mio manager sentisse questa canzone. Non ho ricevuto alcun messaggio da lui, ma questo non vuol dire che non me l'ha mandato. E' capitato più di qualche volta anche a me, a volte i telefoni fanno questi scherzi. Quindi rispondo a Baglioni dicendo che il messaggio non mi è arrivato e che il mio numero non è cambiato, ma vorrei davvero che queste cose non creassero rancori inutili. Amo Baglioni come artista, abbiamo anche duettato insieme nel 2010. Lui ha fatto una scelta con la commissione e questa scelta mi ha ferito, non mi ha ferito lui. Ci tenevo solo a portare questa canzone al Festival, ma questo va circoscritto. Non ho voglia di fare guerre con nessuno, men che meno con un artista che rispetto". 

In tuo supporto è arrivato il tweet del ministro Fontana, nemmeno lui si spiega l'esclusione del tuo brano. Questa è una presa di posizione importante, certamente istituzionale...
"Questa è una presa di posizione istituzionale importante che spero possa spostare il focus del discorso sul tema della canzone. Dico questo perché vorrei che la canzone accendesse la luce su un tema tabù come la pedofilia e non sull'esclusione da Sanremo. Ho scoperto una cosa nuova, che mai mi sarei aspettato, cioè il contatto diretto con le vittime. Ogni giorno diverse persone che hanno vissuto storie come quelle di Marco e Marika mi scrivono in privato sui social per raccontare. Per loro questa canzone è un segnale, si sentono meno soli e io sto scoprendo solo ora dai loro racconti che è difficile parlarne, anche in famiglia. E' difficile essere creduti. Non siamo psicologi e non tutti possono fare tutto, ma se questa canzone può far sentire la voce di queste persone, ben venga il Governo ma ben venga chiunque abbia voglia di far sì che questi ragazzi si sentano meno soli e rappresentati dalle istituzioni. Noi ci stiamo mettendo il cuore".

Nello scambio di tweet fra te e il ministro Fontana è stato lanciato l'hashtag @caramellenellescuole. Bolle un nuovo progetto in pentola?
"Per ora di progetti non ce ne sono. Oggi viviamo nell'epoca in cui molto nasce dai sociale e probabilmente il ministro Fontana ha voluto far sentire la sua vicinanza su Twitter. Io ho lanciato l'hashtag di getto, su un'onda emotiva, perché si parlava di istruzione, ma per il momento nessun progetto concreto e se ci sarà non nascerà su Twitter. Io per quello che posso, se ci sarà voglia di fare qualcosa in questo senso, mi metto completamente a disposizione".

Il brano tratta una tematica molto delicata e purtroppo attuale. Questa tua scelta nasce da qualche esperienza che hai vissuto da vicino?
"Fortunatamente non ho avuto esperienze né dirette né indirette di abusi sessuali da parte di pedofili. Ho sempre un canovaccio tematico a cui mi aggrappo quando inizio a scrivere una canzone, in questo caso non è successo. Stavo canticchiando mentalmente il tema di un bambino di 10 anni, infatti all'inizio del brano questo bambino sembra felice. Più andavo avanti e più questo temino si trasformava in una confessione e al ritornello ho scoperto anche io per la prima volta che questo bambino attraverso il tema stava raccontando di un abuso. Sono rimasto scioccato, ci ho messo anche un po' per riprendere in mano la canzone, ho quasi rifiutato quella sensazione che mi stava dando scriverla. La scelta l'ho fatta dopo nel pubblicarla e cantarla, ma avevo questo brano in mano che mi prendeva allo stomaco e non potevo non farlo. Il mio manager mi ha detto che dovevo sentirmela io. La cosa era in concomitanza con la collaborazione con i Dear Jack, allora ho pensato di fargliela sentire. Deve essere stato uno shock anche per loro ma ci hanno messo poco ad assumersi la responsabilità di quello che gli stavo chiedendo e sono grato per la loro presenza. Sentivo il bisogno di non essere solo in questa cosa, sapevo che le conseguenze potevano essere forti. Una band è un nucleo, il fatto di essere io con altre quattro entità che formano un gruppo, crea una condivisione meravigliosa, forse l'unica nota positiva di un tema doloroso".

Se Baglioni dovesse invitarti a Sanremo come ospite?
"Sì, ci andrei ma solo per un motivo. Perché la canzone ha un tema così importante, che sta arrivando alle persone coinvolte dalla storia di Marco e Marika, che qualsiasi spazio ci venga dato per accendere una luce è ben accetto. A noi non interessa la gara. Il tema della pedofilia non è una gara, è un motivo di dibattito e quindi se Baglioni dovesse avere piacere nell'invitarci noi abbiamo il dovere di dire di sì, proprio nel rispetto della canzone e di tutte le persone. A nessun invito dico no".

Concludiamo con il ricordo del tuo Sanremo bello, quello del 2012 accanto a Lucio Dalla...
"Quello è un ricordo meraviglioso. Lucio per me non è stato solo lo straordinario artista che conosciamo tutti, ma un uomo straordinario che si è messo a disposizione di un ragazzo di 23 anni. La gratificazione di un mostro sacro della musica italiana per me oggi è un motivo di grande vanto, sono quelle occasioni irripetibili nella vita. La sua vicinanza è stata importante, mi ha fatto capire che forse avrei potuto fare qualcosa in più nella musica che cantare semplicemente delle canzoni pop. 'Nanì' con Lucio Dalla ha cambiato il mio modo di fare le cose. Quando dico che 'Caramelle' è arrivata da sola intendo questo: probabilmente la presenza di Lucio mi ha dato un coraggio nuovo, anche nell'affrontare temi del genere".

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