Sabato, 12 Giugno 2021

Il cast 'pericoloso' di Sanremo (e il coraggio di Amadeus)

Nella foto Amadeus

A Sanremo di 'Capitano Coraggioso' ce n'era già stato uno. Claudio Baglioni, che ha firmato la direzione artistica del Festival nel 2018 e 2019, è stato il primo a spalancare le porte dell'Ariston ad artisti e generi che di festivaliero, fino ad allora, avevano ben poco, facendo scoprire al grande pubblico nomi decisamente più di nicchia come Enzo Avitabile con Peppe Servillo, oppure Zen Circus ed Ex Otago, per citarne alcuni. Se i cast di Baglioni erano innovativi, però, quello messo in campo quest'anno da Amadeus è a dir poco rivoluzionario. A partire dal numero. 26 Big, due in più rispetto alla passata edizione, già traboccante di musica per i 70 anni della kermesse. Stavolta l'occasione è altrettanto speciale, o meglio, eccezionale. "70 + 1" la definisce Amadeus, segnando con quell'1 la rinascita della musica, ferma da quasi un anno a causa del covid. Dunque, un segnale importante per i cantanti e per tutti i lavoratori del settore, ma anche per il pubblico orfano di concerti sempre più distanti, sia l'ultimo che il prossimo. Sanremo è quindi, per ora, il solo palco possibile, oltre ad essere come sempre il più importante. E si allarga.

Il rischio è quello di appesantire le cinque serate, non lasciando scampo alla durata - già l'anno scorso off limits - e togliendo qualcosa allo show, che di fatto snellisce ogni puntata. Amadeus lo corre senza remore, probabilmente anche grazie alla certezza di poter contare sul geniale e provvidenziale talento dell'amico Fiorello - che sarà di nuovo al suo fianco - ma non è l'unico. Temeraria è anche la scelta del cast, che potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. Quasi la metà dei Campioni sono al loro debutto al Festival, ma con milioni di views sulle spalle e dischi di Platino conquistati a colpi di stream. Insomma, una sorta di Nuove Proposte allargate quest'anno la gara dei Big, portando sul palco dell'Ariston gli idoli delle nuove generazioni che la repulsione a Sanremo ce l'hanno nel dna. Una sfida che ad Amadeus potrebbe costare caro, oppure tutto il contrario, ma vale la pena rischiare perché la posta in giocho è altissima. Molto dipenderà anche dal Dpcm in vigore a marzo, che se continua a tenere chiusi bar, ristoranti e locali notturni, costringe i più giovani a stare a casa, allargando notevolmente la platea televisiva. Così, se lo scorso anno ogni serata ha superato sempre il 50% di share - arrivando al 60% nella finale, con oltre 11 milioni di spettatori - quest'anno il Festival di Amadeus potrebbe davvero sbancare. Oppure affondare. A marzo i calci di rigore.

Il livello della squadra è molto alto, soprattutto dal punto di vista musicale, svincolandosi dalla mannaia degli ascolti. L'indie è lo zoccolo duro della compagine, da Aiello a Coma Cose, Madame, Colapesce e Dimartino, Willie Peyote e le sue contaminazioni hip hop, ma di rottura ci sono anche i cantautori Gio Evan, Fulminacci e il giovanissimo Random. Tra i veterani Francesco Renga, Arisa e Noemi, e per accontantare ancora gli amanti del Festival 'old school', Malika Ayane, Annalisa, Ermal Meta e Max Gazzè. Una strizzata d'occhio al pubblico più irriverente con i Måneskin, ma la sperimentazione fa capolino anche fra i pochi 'senior' del gruppo: Orietta Berti, che riporta all'Ariston la canzone popolare assente da anni, e l'indedito featuring tra gli Extraliscio e Davide Toffolo per un punk da balera. Ma la vera bomba è Fedez, che invece di figurare tra i super ospiti si mette in gioco in coppia con Francesca Michielin e trascina collateralmente a Sanremo Chiara Ferragni, la moglie da 22 milioni di follower. Una rosa ambiziosa (e pericolosa) quella messa in campo dal direttore artistico. O la va o la spacca. Intanto, però, vince il coraggio.

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