Mercoledì, 19 Maggio 2021

Sanremo, le pagelle della terza serata: promossi e bocciati

Maratona musicale di spessore a discapito di uno show sbrigativo. Delusione Achille Lauro, Vittoria Ceretti non pervenuta. Trionfo Ermal Meta, lezione di rock dei Maneskin con Manuel Agnelli, l'urlo di Aiello ormai più famoso di quello di Munch

Ermal Meta, foto @Ansa

Serata (interminabile) dedicata alle canzoni d'autore e vinta da Ermal Meta. Doveroso l'inizio 'Baudiano' con Fiorello e Amadeus che cantano l'indimenticabile sigla 'Perché Sanremo è Sanremo', timbro di fabbrica del Festival che non si capisce perché sia stata chiusa negli archivi per essere ripescata nei momenti revival. Da brividi l'omaggio dei Negramaro a Lucio Dalla con '4 marzo 1943', ma la band salentina arriva dritta al cuore cantando 'Meraviglioso', anticipata da un toccante monologo di Giuliano Sangiorgi sulla bellezza e il valore della vita. 

Cinque lunghe ore di musica che Amadeus e Fiorello sono riusciti a dirigere con maestria senza far mancare lo spettacolo, sacrificato rispetto alle prime due serate ma comunque con i suoi momenti di varietà e le gag tra amici a cui i conduttori hanno abituato il pubblico. Non sono mancati nemmeno gli scivoloni, con un problema tecnico durante l'esibizione di Fasma e Nesli, ma anche qui ci ha pensato Ama a gestire con puntualità l'imprevisto. Due signori del palcoscenico, tra i pochi mattatori della tv italiana. 

Un pugno nello stomaco il monologo di Antonella Ferrari, che ha raccontato la sua nuova vita dopo la scoperta di essere malata di sclerosi multipla. Una lezione su come è possibile vincere la paura, fatta da un'attrice che è un'attrice e non la sua malattia. Ce n'era bisogno, forse anche per qualche minuto in più.

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