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Sabato, 29 Gennaio 2022
Sanremo 2022

Abbiamo ascoltato le canzoni di Sanremo: promossi e bocciati

Ballate d'amore, poco rock e tormentoni pronti ad esplodere

Nello studio de I Soliti Ignoti, al Teatro delle Vittorie, a Roma, Amadeus compare in video, collegato dagli studi Rai milanesi di via Mecenate, dove ci sono altri giornalisti che come noi, oggi, ascoltano in anteprima le 25 canzoni di Sanremo 2022. Un libro ciascuno con tutti i testi, da riconsegnare rigorosamente all'uscita. Vietato fare foto a quelle pagine e ovviamente riprese audio-video durante i brani in filodiffusione. Non essendo Fedez tantomeno Gianni Morandi - e rischiando molto più di una squalifica al Festival - lascio il telefono in borsa, modalità aereo, per evitare ogni accidentale spoiler.

Come ogni prima volta che si rispetti c'è ansia da prestazione. In Amadeus, che dovrà convincere per il terzo anno consecutivo di aver fatto le scelte giuste, ma anche in chi scrive, che non vuole prendere cantonate nonostante l'orecchio vergine. Sanremo è una cosa seria e l'atmosfera che si respira tra Roma e Milano - mascherine Ffp2 permettendo - è quella delle grandi occasioni.

Sanremo 2022: cantanti, canzoni, ospiti, date e tutto quello che c'è da sapere

Attuale nel genere dei brani e soprattutto nei protagonisti (non sono pochi i giovanissimi e quelli in quota talent), di questo Festival non si può dire lo stesso rispetto ai temi portati sul palco dell'Ariston. Nessuna canzone sul Covid, niente tematiche Lgbt, assente qualsiasi riflessione introspettiva figlia della pandemia. Le canzoni parlano tutte, o quasi, d'amore, e lo fanno in chiave principalmente pop. Non c'è indie - che lascia più spazio ad apprezzabili pezzi dance -, poco rap, un accenno di rock, per il resto si va dal cantautorato al genere melodico, fino al panorama musicale più recente. In comune la natura spiccatamente radiofonica di quasi ogni canzone, scelta precisa del direttore artistico ex dj che, oltre agli ascolti, punta a piazzare le hit e a far vendere i dischi. Dal Festival della canzone italiana al Festival della radio è un attimo (e, come ha insegnato Vasco, quello è il vero risultato che conta). Pochi brani deboli, la maggior parte belli e di qualità, un paio quelli inoppugnabili, le Canzoni. La sfida, quest'anno, sarà tutta a metà classifica. 

Promossi e bocciati

Achille Lauro, promosso (con riserva). Esce da super ospite e rientra da big. Il re del glam rock italiano torna in gara a Sanremo con una bella canzone che però non aggiunge nulla a quelle dei Festival passati. Anzi, le precedenti erano senza alcun dubbio più originali e provocatorie. Insomma, il 'solito' Lauro, che dovrà stupire con uno dei suoi effetti speciali per provare a scalare la classifica. Un 'quadro'? Già visto (anche quello).

Giusy Ferreri, rimandata. La voce è inconfondibile, il brano stavolta un po' meno. Il ritmo c'è, a tratti a tinte arabeggianti e dal sound popolare, ma il testo è fiacco e la hit sembra lontana. Da riascoltare.

Michele Bravi, promosso. Pezzo complicato e potente, parla di un amore che nasce nonostante la paura e apre la porta alla speranza. L'emozione trapela ad ogni nota e parola. E' uno dei brani più belli in gara. 

Rkomi, promosso. L'idolo dei giovani spiega l'amore con il linguaggio della generazione Z e dà una bella lezione anche agli ascoltatori più adulti. Una ventata di novità di cui le radio non potranno fare a meno.

Irama, rimandato. Mai così melodico, quasi melenso. La canzone è bella, ma il testo al limite del banale l'avvicina più a una poesia scritta sul lavoretto per San Valentino alle elementari. Il sound fa fare un piacevole tuffo negli anni '90, con quel pizzico di autotune che non guasta. La performance potrebbe far cambiare idea in meglio.  

Noemi, promossa. Non è tra le sue canzoni migliori, ma in un testo così lungo (forse troppo) è impossibile non riconoscersi. Un brano sulla difficoltà di esprimere i sentimenti che accende l'empatia anche grazie a un ritmo coinvolgente e crescente di strofa in strofa. 

Massimo Ranieri, promosso. Chi si aspetta un 'Perdere l'amore 2' resterà deluso, ma fino a un certo punto. Il colosso del cast porta un brano sociale - l'unico in gara - ma lo fa con la delicatezza dei sentimenti messi in melodia e cantati come solo lui (bisogna ammetterlo) sa fare. La lettera di un immigrato "di là del mare" è il ritratto perfetto di un'umanità molto più simile e vicina di quanto si creda. Un racconto delicato a cui forse potrà mancare il podio, ma che punta dritto verso il Premio della Critica.

Aka 7even, bocciato. Pezzo piacevole ma già sentito. Una 'canzonetta' per riconquistare un amore perduto, che però si dimentica dopo un giro di Sol. 

Emma, promossa. Amore ma anche disillusione e allo stesso tempo risolutezza in questo brano da un gradito retrogusto blues. Un sound decisamente più maturo rispetto al passato, come il testo, scritto a quattro mani con Davide Petrella. Una bella lotta per i posti più alti in classifica, ma non da podio. 

Highsnob e Hu, promossi. Una bellissima sorpresa questi due giovani artisti che insieme mescolano sapientemente rap e pop. Una storia d'amore che finisce, il dolore e l'affetto che resta raccontati da un sound forte e un testo delicato.

Iva Zanicchi, rimandata. Il suo è il brano più sanremese di questa edizione. Forse troppo. Testo retrò, melodia vintage, una bella lezione di canto all'italiana ma nulla di così degno di nota. Tranne la sua voce, fra le migliori. Una signora della canzone che merita sempre di essere ascoltata.

Dargen D'Amico, promosso. Travolgente pezzo dance destinato a diventare il tormentone del Festival e non solo. Ottimo esordio a Sanremo per il cantautore-rapper che con un brano così si farà apprezzare anche dal pubblico più mainstream.

Sangiovanni, promosso. Un brano coinvolgente, fresco, dal testo semplice. Senza alcun dubbio la prossima hit dopo Malibu. Niente di più a Sanremo, ma niente male fuori.

Yuman, promosso. Vincitore di Sanremo Giovani, porta un pezzo forte che parla di rinascita. Titolo da psicoterapia ('Ora e qui'), note soul, è uno dei brani più originali in gara. Colonna sonora perfetta di una commedia agrodolce e introspettiva da immaginare in testa in quei 3 minuti.

La Rappresentante di Lista, promossi. Più audaci dell'anno scorso, con un brano dance dal testo a tratti criptico ma ficcante, come il ritmo che entra in testa tipo tarlo, soprattutto nel ritornello. Missione risveglio platea a serata inoltrata, già compiuta.

Mahmood e Blanco, promossi (con lode). La vera rivelazione di questa edizione. Se per scaramanzia si evita di darli già come vincitori, sarebbe folle non ammettere già da adesso che almeno uno dei posti sul podio è il loro. Il pezzo è da 'brividi', come il titolo e come le loro voci che si sposano perfettamente. Timbro inconfondibile di entrambi, il rap di Blanco parla con il pop caldo di Mahmood e insieme raccontano la bellezza dell'amore nonostante gli errori e le fragilità, dando vita a una canzone meravigliosa. La più bella canzone del Festival.

Gianni Morandi, promosso. E' tra le canzoni più orecchiabili già dal primo ascolto, ma nessun capolavoro. Morandi canta Jovanotti (autore del testo), che contamina col suo dna tutto il sound del pezzo lasciando un po' di spazio anche a note anni '60. Solo una strofa rende omaggio alla voce dell'interprete, che per il resto del tempo si presta a un tormentone estivo in anticipo. 

Matteo Romano, bocciato. La sagra dell'autotune in una canzone d'amore piuttosto mediocre. Lo 'scotto' della gioventù su un palco così importante a volte si paga.

Le Vibrazioni, promossi (con riserva). Finalmente il rock. Meno duro del solito e più romantico, che incornicia una canzone sull'amore finito e i segni che lascia. Buon pezzo, ma hanno fatto di meglio.

Fabrizio Moro, promosso. Si conferma uno dei migliori cantautori italiani. E uno dei migliori big in gara. La sua canzone è una dichiarazione d'amore semplice ma potente, graffiante come la sua voce, capace di dare sempre un respiro più ampio a sentimenti e parole che potrebbero sembrare trite e ritrite. Mai banale. Un pezzo profondo che punta tranquillamente al podio.

Elisa, promossa. Fuoriclasse. Il brano che porta non è 'Luce', con cui ha vinto nel 2001 (unico anno in cui ha partecipato a Sanremo), ma promette le vette più alte. Un po' per assenza di avversari dello stesso livello, un po' perché la canzone è comunque bella, nonostante non sia tra le sue migliori. E' un brano d'amore per tutti, scevro di carnalità e colmo dei sentimenti più profondi e puri. Difficile da cantare per i comuni mortali, un'ode fatta da lei, dea della vocalità.

Ditonellapiaga e Donatella Rettore, promosse. Che bomba. Un originale dance punk dalle venature anni '70 che non lascia comunque passare in secondo piano un testo ricercato e stravagante. Un'altra hit è servita.

Giovanni Truppi, promosso. Una canzone d'amore fuori dal comune, come il suo cantautorato che si dimostra raffinato e più unico che raro. Di tradizionale c'è solo il tema del pezzo, il resto è sperimentazione ben riuscita. Una perla, forse non di facile comprensione.

Tananai, promosso. L'altro giovanissimo in gara porta un brano di tutto rispetto. Una storia di sesso che si trasforma in sentimento. Testo e sound sono pane quotidiano per i più giovani, ma coinvolgono anche gli over '30.

Ana Mena, bocciata. A metà fra il neomelodico latino e quello partenopeo, nel mezzo viene fuori una canzone più da balera moderna che da Festival di Sanremo. Non manca neanche la fisarmonica. Il risultato è quasi grottesco, da rimpiangere senza se e senza ma Elettra Lamborghini.

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