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Venerdì, 20 Maggio 2022
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Sanremo 2022, piovono critiche su Checco Zalone. Luxuria: "Meglio ridere che deridere"

In molti l'hanno accusato di razzismo e misoginia, tanti altri lo hanno osannato e difeso dalle critiche, tra cui Mario Adinolfi

Da una parte chi lo considera un genio della comicità, dall'altra chi ritiene che non facciano più ridere le battute su donne e minoranze. La partecipazione di Checco Zalone alla seconda serata del Festival di Sanremo ha diviso a metà il pubblico che si è poi punzecchiato a colpi di "non capite l'ironia" e "ma questo non è fare il comico, non ha preso di mira i poteri forti o il popolo medio, ma solo gli emarginati".

Una questione annosa, che in tv spesso si è nascosta dietro al politically correct. Zalone è salito sul palco dell'Ariston ogni volta con uno sketch nuovo prima per condannare l'omofobia con la favola tra calabresi e trans brasiliani poi vestito da cugino di Al Bano Carrisi, Oronzo, per prendere in giro i virologi. Se il secondo ha fatto, più che altro, ridere, il primo è stato un bagno di sangue.

Sanremo 2022: le pagelle della seconda serata

La discussione su Checco Zalone che ha infuocato il web

Così sui social, valvola di sfogo dei Sanremo-fan, sono stati creati meme, pubblicati tweet e molte, moltissime, storie Instagram dove le due fazioni si sono scontrate. Facebook, Twitter, Instagram sono diventati un campo di battaglia. Tra i vari personaggi che hanno aspramente criticato Zalone, ci sono l'Estetista Cinica, Carlotta Vagnoli (cha ricevuto molte offese solo per aver espresso la sua opinione e cioè "non mi è piaciuto e l'ho trovato discriminatorio") ed anche Valdimir Luxuria che ha sottolineato: "Perché parlare di trans sempre abbinandole alla prostituzione? Va benissimo la critica all’ipocrisia dei falsi moralisti ma si può fare di meglio evitando le solite battute sugli attributi sessuali (rima con “azzo”) e il numero di scarpe (48). Meglio ridere che deridere".

Checco Zalone è Oronzo Carrisi

Mario Adinolfi invece descrive Zalone come "l'Alberto Sordi del XXI secolo. Bravo, intelligente, non conformista, coraggioso come un artista deve saper essere". Adinolfi aveva qualcosa da dire anche sul monologo della co-conduttrice della serata, Lorena Cesarini che ha definito "imbarazzante": "Ha dimostrato che certamente è stata chiamata da Amadeus perché è nera, è il solo motivo. In tutta evidenza non è stata chiamata perché brava, spigliata o simpatica. Il pippotto sul razzismo, letto male, fa rimpiangere la Leotta".

"La favola dei calabresi e dei trans brasiliani" contro l'omofobia

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