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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Sanremo 2022

Sanremo, il meglio e il peggio della terza serata

Rivelazione Drusilla Foer, toccata e fuga di Saviano, immenso Cremonini. Achille Lauro più che trasgressione una trashata

Il Festival decolla. Serviva un po' di rodaggio, o molto più probabilmente gli ascolti record delle prime due serate, per far prendere quota ad Amadeus che dimostra di saper costruire uno spettacolo luminoso anche senza Fiorello. Padrone di casa perfetto, dirige con maestria e ritmo una puntata lunga ma mai lenta. La comicità comunque non manca grazie a Drusilla Foer, spalla perfetta, è lei, almeno finora, la vera rivelazione di questa edizione. Immenso Cesare Cremonini, Saviano flash (meno male). Tranquillamente evitabili i collegamenti con la nave, che dopo tre serate, si può dire, fanno venire il 'mal di mare' anche ai marinai più esperti. Uno spot fin troppo marcato. Le canzoni, al terzo ascolto, sono tutte belle. L'Ama Ter è vicino al capolavoro.

Amadeus in versione De Filippi dedica 'Grande grande grande' a Mattarella

Momento istituzionale in chiave pop. Amadeus apre la terza serata con un omaggio a Sergio Mattarella, che oggi ha rinnovato il giuramento per il secondo mandato alla Presidenza della Repubblica. Il conduttore gli dedica parole di stima e gratitudine, poi la svolta 'C'è posta per te'. Ama svela un aneddoto personale del Presidente, tra i fortunati, insieme alla moglie Marisa, ad assistere nel '78 all'ultimo concerto di Mina alla Bussola di Viareggio, poi, senza indugio, gli dedica 'Grande grande grande' suonata dall'orchestra di Sanremo. E tutti a immaginare Sergio coi capelli scapigliati dal vento di una sera d'agosto in Versilia. 

Rivelazione Drusilla

Finalmente una coconduttrice. Brillante, divertente, autoironica, completamente a suo agio, Drusilla Foer affianca Amadeus per tutta la serata, prestando il fianco a freddure e gag mai banali, senza far mancare quella giusta dose d'improvvisazione che fa la differenza. Una mattatrice del palcoscenico, tanto da restarci anche da sola senza arretrare di un centimetro. Una signora nel saper prendere la scena, con eleganza e intelligenza, mettendo a tacere le sterili polemiche sollevate sulla sua presenza senza discorsi patetici e scontati ma, ad esempio, travestendosi da Zorro, tanto "en travesti per en travesti". Nessuno spot lgbt (come insinuavano i bigotti dell'ultima ora), ma un bellissimo monologo sull'unicità, interpretato intensamente fino a commuoversi. Sul gran finale, all'1.30 inoltrata, recita e canta, mettendo sul palco tutta la sua teatralità e arrivando quasi ad umiliare le due colleghe che l'hanno preceduta. Sarà difficile fare meglio di lei. Da questo momento trema anche Sabrina Ferilli. 

Cesare Cremonini strega l'Ariston

Il momento musicale di cui si sentiva la mancanza. Dopo il colpaccio Maneskin, ci pensa Cesare Cremonini a fare il super ospite. Ne ha fatta di strada dai Lunapop - rigorosamente sulla 50 Special, che non ha mai rinnegato e che non ha fatto mancare (ballando pure in platea con la moglie di Ama) - e oggi è uno dei cantautori più apprezzati e talentuosi che abbiamo. Un animale da palcoscenico che strega l'Ariston. Incantevole il medley con cui ha ripercorso gli ultimi anni di carriera, intensa l'interpretazione della nuova canzone, la generosità con cui si dona al pubblico di Sanremo è totale. Prima volta da standing ovation.

Bentornato Gianni

Finalmente Gianni Morandi. Si riscatta dalla prima serata e torna il leone che conosciamo. La paura del debutto - che martedì ha fregato anche un gigante come lui - l'ha lasciata sul lungomare di Sanremo, dove va a correre tutte le mattine. Un vulcano di energia, travolgente, interpreta nel migliore dei modi la canzone 'forever young' scritta da Jovanotti e fa ballare l'Ariston. Si prende la standing ovation e scherza con Amadeus sul fantasanremo, poi lancia la pubblicità. Per un paio di minuti il padrone di casa è lui. 

Lezione di mafia del prof. Saviano, 4 in pagella per tutti

Ospite illustre per il momento di maggior spessore della serata e probabilmente di tutta l'edizione. Roberto Saviano sale in cattedra per una lezione della storia più recente e dolorosa del nostro Paese, ricordando il sacrificio di Falcone e Borsellino e il coraggio di Rita Atria, giovane testimone di giustizia che si tolse la vita a 17 anni dopo la Strage di via D'Amelio per paura di essere rimasta sola e senza speranza. Un tema alto, quasi sacrale, sviscerato con padronanza eccezionale che però, appunto, non è da tutti, tanto che dopo pochi minuti ci si perde. Toccata e fuga quella di Saviano (per fortuna pensano in molti), che però fa quasi rimpiangere la mezzora di Benigni col Cantico dei Cantici. Se dietro le quinte ci fosse un registro pioverebbero 4. 

Achille Lauro, più trash che trasgressione

Se martedì sera ha spaccato il mondo cattolico autobattezzandosi sul palco dell'Ariston, stavolta Achille Lauro provocherà l'ira dei produttori delle mutande con la scritta 'Uomo' sull'elastico, che non fanno capolino dal pantalone sbottonato a fine esibizione. Saracinesca abbassata e mano infilata dentro, con lo sguardo malandrino dritto in camera promettendo uno scandalo che non arriva. Nienre 'sorpresa', la mano riesce e via con una bella odorata. La trasgressione è un miraggio, qui c'è solo tanto trash. 

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