Giovedì, 5 Agosto 2021
Generazione 56k

Generazione 56K omaggia Troisi e prende ispirazione dalla FOMO dei Millennials

Il regista, gli sceneggiatori, il cast e i produttori della nuova serie italiana di Netflix raccontano i retroscena del loro prodotto nella conferenza stampa di presentazione della serie

In inglese viene chiamata Fear of Missing Out, e rappresenta la paura che si ha di perdersi qualcosa nella vita, che sia un'esperienza, una serata, un evento, un'opportunità lavorativa, un amore. È uno dei fanomeni psicologici tipici del Millennials ed è il tema da cui, la nuova serie Netflix "Generazione 56K" è nata e si è sviluppata. Con il fine di raccontare la storia di un gruppo di trentenni alle prese con le crisi di identità e quel ricordo di una gioventù analogica ormai svanita, Generazione 56K parte dalla cosiddetta FOMO per indagare la psicologia dei trentenni di oggi figli di un'infanzia a cavallo tra la vita senza tecnologia e quella dominata, invece, da questa. In uscita su Netflix a partire dal 1 luglio, questa serie italiana prodotta da Cattleya in collaborazione con i The Jackal, è stata presentata alla stampa con una conferenza su una terrazza nell'isola di Procida che fa da sfondo alle avventure dei protagonisti della storia Daniel, Matilda e i loro amici. 

La paura di perdersi qualcosa: è la FOMO il punto di partenza di Generazione 56K

A raccontare l'aneddoto della nascita di questa serie è stato l'ideatore, Francesco Ebbasta, che specifica che l'idea di Generazione 56k è nata inizialmente come possibile romanzo che poi si è tramutato in serie tv, ma soprattutto da una frase detta da un suo amico nel giorno delle sue stesse nozze in cui confessò di essere feice ma di aver paura di poter desiderare qualcos'altro. È proprio da questa paura stessa del desiderio di qualcosa di diverso da ciò che si ha che si è sviluppata l'idea di questa serie tv. 

«Questa paura di poter desiderare qualcos'altro mi ha messo il seme che si è trasformato in questo racconto - commenta Francesco Ebbasta -. Quella mostrata nella serie è una generazione a cavallo tra il prima e il dopo internet, dei ragazzi cresciuti con un piede dentro e un piede fuori dalla tencologia. Internet ha stravolto le nostre vite, offrendoci tutte queste infinite possibilità tra cui scegliere e la FOMO (Fear of Missing Out) si è trasformata nell'incapacità di scegliere quello che davvero ci piace in mezzo a tutte queste possibilità. Questo è stat il mio punto di partenza».  

I protagonisti di Generazione 56K provano, nella loro evoluzione all'interno del racconto, a ritrovare la loro parte più semplice e genuina, anche fanciullesca per capire davvero chi sono e chi desiderano essere. Un po' nostalgia e un po' proiezione del futuro per riscoprire nel mare di possibilità quello che ci fa stare bene. 

A fare da sfondo alle avventure dei protagonisti c'è Procida, l'isola scelta appositamente per rappresentare quella realtà provinciale e sempre un po' indietro rispetto alla modernità che, però, permetteva a chi ci viveva di avere sempre uno sguardo su Napoli (metropoli e metafora di innovazione e modernità). Ed è così che quell'isola che ancora oggi è rimasta ferma agli anni '90, si è proposta come la scelta perfetta per tornare indietro nel tempo.

L'omaggio al Postino e Ricomincio da tre di Massimo Troisi 

Generazione 56K vuole essere un omaggio a Massimo Troisi e a due dei suoi prodotti più di impatto nel mondo del cinema italiano: Il Postino e Ricomincio da Tre. Nella serie Netflix c'è stessa atmosfera del Postino che è stata mantenuta dalla palette di colori pastello della fotografia, che nelle sue scene del passato, ricrea un ambiente nostalgico e conserva tutta la classicità delle immagini della commedia all'italiana. A rendere il tutto ancora più suggestivo è il fatto che il direttore della fotografia di Generazione 56K è il figlio del direttore della fotografia del Postino di Troisi, così come le musiche della colonna sonora mantenute anche in alcune scene della serie. 

«Era inevitabile ricadere in un'atmosfera nostalgica - continua Ebbasta - Il mood che volevamo era quello di conservare era proprio quello di un'atmosfera classica, da commedia classica italiana, quelle malinconiche ma belle proprio per questo, e speriamo di esserci riusciti».

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