Martedì, 11 Maggio 2021
La recensione

The Handmaid's Tale 4x01: quando la vittima diventa carnefice. La recensione del primo episodio

Si intitola "Pigs" e introduce il nuovo capitolo della serie con Elisabeth Moss mettendo in scena il limite estremo a cui il senso di vendetta può spingere

Quanto è giustificabile il male se spinto da un fine ultimo che è il bene? Il primo episodio della quarta stagione di The Handmaid's Tale ci spinge a riflettere proprio su questo interrogativo ed è un pugno nello stomaco. Fino a che punto si può spingere la vendetta? E nel momento in cui il male viene fatto a fin di bene chi ha ragione e chi torto? L'episodio 4x01 di The Handmaid's Tale si intitola "Pigs" e si apre sul sottofondo musicale di Aretha Franklin (stessa cantante con la quale si conclude l'episodio) e il suo grande successo I Say A Little Prayer mentre scorrono le immagini di June, ferita e in fin di vita mentre viene trasportata e medicata dalle sue compagne ancelle in fuga con lei. Quello che stupisce di questo episodio è che apparentemente mantiene un tono dimesso, quasi descrittivo e per un primo episodio di stagione (dopo quasi due anni dalla precedente) non poteva essere altrimenti ma, come sempre, The Handmaid's Tale nasconde il suo asso nella manica per tirarlo fuori nel momento più opportuno. Ed è così che, mentre sembra che non sta accadendo niente e siamo alle prese con scene di vita quotidiana nel casolare di campagna dove si sono rifugiate le ancelle in fuga da Gilead, accade ciò che di più brutto non poteva accadere: June si trasforma in Aunt Lydia e sfrutta tutta la sua abilità di manipolatrice per spingere una ragazzina (la giovanissima moglie del comandante che le ospita a casa sua) a uccidere con le sue stesse mani un uomo a colpi di coltellate. Dà molto fastidio questa scena, soprattutto per chi conosce bene il  personaggio di June, l'eroina indiscussa della storia che in questo caso si trasforma da vittima in vera e propria carnefice, spingendo la giovane e psicologicamente debole Esther a diventare un'assassina, lavandosene quasi le mani ed è davvero brutto da guardare. Ancora più brutto, poi, è vedere che il tutto viene mosso da quel senso di vendetta che sembra averla accecata e da quel forte spirito di maternità che, purtroppo, in un mondo come quello di Gilead diventa un'arma a doppio taglio. Il male, così, si impossessa del bene e lo travolge al punto di non far capire più cosa è giusto da cosa è sbagliato.

Un episodio che oltrepassa la soglia del delicato equilibrio tra giusto e sbagliato

Che questa serie fosse di natura provocatoria lo si è sempre saputo ma la provocazione in questo episodio è talmente forte perché viene dalle mani di colei da cui ci aspettiamo tutt'altro. Quella donna così forte e ribelle da cui ci aspettiamo sempre la cosa giusta, la temerarietà, la forza e il coraggio di far valere i propri diritti diventa vile, cattiva e perfino disumana. Ma The Handmaid's Tale non ha paura di mostrare anche il lato più basso della debolezza umana e, così, anche il più brutto dei comportamenti diventa "apprezzabile" e meritevole di compassione perché vero. Come si può condannare una donna a cui è stato tolto tutto e che sta cercando solo di ritrovare la sua libertà? Come si può condannare una persona che non avendo più le sue figlie cerca di fare la mamma con l'unica persona con cui può farlo? Purtroppo la si deve condannare anche se, sotto sotto, la si compatisce perché se ne comprendono le ragioni. Ma qui sorge uno spunto riflessivo molto delicato: come possiamo compatire June che uccide un essere umano e non la stessa aunt Lydia o Fred Waterford che comunque stanno inseguendo quello che per loro è il bene? Quale morale ha più valore tra due visioni opposte del mondo? 

Janine e la sua visione fanciullesca ma esemplare della vita

Tra gli altri personaggi tornano i Waterford, ormai entrambi condannati e sul piede di guerra l'uno contro l'altro, vediamo anche Aunt Lydia in processo perché si è fatta "fregare" proprio da una sua ancella, Nick che con la sua nuova posizione sociale di commander non sa più chi vuole essere e quale scopo inseguire e Janine, forse uno dei personaggi più belli in assoluto perché nella sua purezza e genuinità sembra non perdere mai la voglia di continuare a fare del bene e forse, la stessa June, ormai troppo incattivita, dovrebbe prendere esempio da lei, da quella ragazza forse un po' sempliciotta che vede il mondo sempre con un'ottica positiva, quasi fanciullesca, che si affeziona a tutti, perfino ai maiali che alleva ma che si sta dimostrando molto meglio di lei. E speriamo che nei prossimi episodi sarà così altrimenti la protagonista di questa serie non farà altro che cadere ancora più giù nel baratro oscuro e accecante della vendetta. 

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